| Buona Pentecoste 2012 |
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Secondo seminario sulla spiritualità diocesana
Vi partecipano ex officio i membri del Consiglio nazionale e del Centro studi, i delegati regionali e, su invito, una trentina di esperti e una decina di giornalisti. A presto la pubblicazione del programma.
XXIII Convegno nazionale
Il tema, che conclude quello generale - Fedeltà di Cristo, fedeltà dei ministri ordinati in una Chiesa che è mistero, comunione e missione - è così formulato: La missione della Chiesa in un mondo che cambia.
A presto la pubblicazione del programma.
150° di fondazione UAC: 1862-2012
150° di fondazione UAC: 1862-2012
II fondatore: l'abbé Victor Lebeurier
Chi desidera partecipare, insieme alla Presidenza Nazionale, alla celebrazione del 150° di Fondazione (Parigi, 25-28 agosto), è invitato a contattare il Presidente UAC: 075815135.
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Quesito per il prossimo numero di UAC Notizie
Viene ancora richiesta nelle parrocchie? Come e quando viene proposta? Con quali risultati?
Risposte e lettere ricevute
su UAC Notizie 2012/1
Come una statua di sale...
La vita di un parroco è paragonabile a una statua di sale: si scioglie senza paura nel "suo" mare per poter diventare parte viva del suo popolo.
Il ministero del prete è totalizzante come qualsiasi storia di amore autentica. Che presieda la liturgia o che sia l'animatore e formatore dei suoi catechisti; che guidi la Caritas o che proponga una meditazione agli operatori pastorali; che eserciti il prezioso servizio della visita alle famiglie nelle loro case per la benedizione annuale o agli ammalati per la confessione e comunione periodica; che si renda disponibile per la confessione e la direzione spirituale o che sia l'animatore del corso di preparazione al matrimonio... egli appartiene a Gesù, ed è Gesù che fa di lui un dono al suo popolo.
Il modo con cui egli vive questi momenti determina o meno il bisogno di quella formazione permanente che spinge a cercare. Un prete che si lascia conquistare, da una parte, dalla passione e dalla tenerezza di Gesù per gli uomini e, dall'altra, dalle domande di senso della sua gente, avrà sempre dentro di sé quel fuoco ardente che non gli da pace: cercherà, approfondirà, si confronterà, ascolterà, condividerà, leggerà. Sarà insomma attento e "curioso", perché innamorato.
In seminario ha imparato ad organizzare il suo studio. Normalmente ha una discreta biblioteca. Le riviste noi si contano. L'aggiornamento è proposto a tutti i livelli. Ma è il fuoco della passione che viene alimentato dalla relazione personale, intima e profonda con Gesù e da una vera appartenenza a Lui che rende il suo ministero alleato del suo bisogno di continuare a cercare. È l'amore che lo fa, lo rende, lo edifica come prete sapiente...E la prima forma della sapienza del prete, quella che ne manifesta tutta l'intelligenza è la certezza che solo alla fine mi stringerà a sé e mi dirà "servo buono e fedele".
L'amore trova sempre il tempo, e se sembra che il tempo manchi, stranamente - come succede a tutti gli innamorati - l'amore sa moltiplicarlo.
Ma non dobbiamo restare "soli"! Dice Qoèlet: "Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. Infatti, se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi" (cf 4,9 ss.). E questo può capitare a tutti.
La vita sacerdotale è un cammino che i preti devono fare insieme. E proprio nella comunione ci sono anche le condizioni per un sostegno fraterno e reciproco alla formazione.
Mons. Luca Bonari, parroco di Asciano (Siena)
O formazione permanente, o frustrazione permanente
Risulta abbastanza evidente che la grande maggioranza dei preti è eccessivamente oberata dal lavoro pastorale, anche se non raramente ci sono "tempi morti" o perdite di tempo in cose inutili, perfino sbagliate. Ne consegue una riduzione di impegno nell'ambito spirituale, culturale-teologico e in quello dell'efficacia pastorale che richiede preparazione specifica e qualificata.
A mio avviso ciò accade per la scarsa incisività della formazione permanente intesa come conversione permanente. Infatti il gusto e la voglia di "coltivarsi" dipende dalla forte convinzione personale (mentalità), dalla passione affettiva (cuore) e da coerenti comportamenti (azioni) che coinvolgono tutto l'uomo: spirito, anima e corpo in un rinnovamento continuo. Ciò è ben più che il semplice aggiornamento e fa crescere tutta la persona in senso evangelico. Questo comporta un continuo educarsi alla vita buona del Vangelo, necessario bachground di ogni azione pastorale. Qualcuno ha scritto: "O formazione permanente o frustrazione permanente".
È urgente mettere in campo esperienze prolungate, periodiche e ben strutturate per aiutare i sacerdoti a fare delle vere e proprie revisioni di vita e una riprogettazione della giornata-tipo in cui le priorità vengano rispettate.
Mons. Domenico Cancian,
vescovo di Città dí Castello
Aggiornamento: la faccia culturale dell'allenamento sportivo
Il non trovar mai il tempo per un sano e intelligente aggiornamento personale è un rischio e anche una tentazione! C'è sempre una sbrigativa auto giustificazione, con la quale si mette a tacere la coscienza, quasi che l'aggiornamento non rientri nei doveri e non serva anche per una significativa distensione dell'animo.
Ma è davvero necessario l'aggiornamento per il prete in cura d'anime?
Mi servo di una parola latina e dell'aggettivo che ne deriva. Il latino studium e studiosus dice la cura con cui la persona si applica ad un'attività con passione d'amore: comprende i significati di occupazione e impegno, gusto e assiduità, zelo e serietà, interesse e desiderio...
Se l'oggetto dell'attività è la "cura delle anime", ossia la cura di fratelli e sorelle in mezzo ai quali il Signore ci ha posto, questa comporta ogni premura e sollecitudine per conoscere/amare il mistero dell'uomo, cioè il suo vissuto nelle pieghe più nascoste; e per conoscere/amare il mistero di Dio che già opera nelle pieghe dello spirito dell'uomo.
Aggiornarsi è come per l'atleta mantenersi in allenamento. O come per il paziente obbedire alla dieta che gli viene prescritta. Per il ministro della grazia di Cristo, significa appassionarsi a tutto ciò che è vantaggioso per conoscere e servire, nella cura dei fratelli e della comunità, l'uomo e Dio nell'uomo. Comporta perciò di ritagliare anche tempo per leggere qualche libro - di teologia o di devozione ma non solo - o vedere qualche buon film culturalmente significativo, selezionare con intelligenza canali TV e siti internet, coltivare una lettura sistematica di articoli di una rivista pastorale o di attualità ecclesiale o teologica in abbonamento.
Anche lo scrittore, il poeta, il musicista e l'artista possiedono dei codici linguistici e interpretativi utili per scrutare a fondo nelle pieghe antropologiche dell'animo umano, per discernere nella complessità delle relazioni umane sociali e, dunque, per cogliere significati attuali nella Parola rivelata e nel magistero stesso della Chiesa. Purché accanto a tutto questo non manchi al prete l'alimento in primis della preghiera - personale e liturgica - nutrimento inseparabile per un servizio pastorale più profondo e, con la grazia di Dio, più fecondo di frutti.
Perché è sempre reale il rischio di un attivismo, magari anche liturgico ma fine a se stesso, col quale si raggiungono tante persone o comunità, ma non si arriva al cuore.
Don Franco Costa
vicario episcopale per la catechesi e la scuola, Padova
Un giovane novantenne
"Sono un aderente all'UAC di antica data della diocesi di Camerino-San Severino Marche. Appena terminate la lettura e le sottolineature degli Atti del convegno nazionale, ho pensato di scrivervi anzitutto per complimentarmi di come è stato presentato l'argomento attorno al quale, fin dalla metà del secolo scorso (mi sto avvicinando ai 90!) andavamo riflettendo nelle riunioni diocesane e regionali. Certe affermazioni dei due relatori del convegno, pubblicate sugli Atti, non cí erano familiari cinquanta/sessant'anni fa.
Ringrazio per la velocità dell'aggiornarsi dell'UAC negli ultimi anni e delle relazioni pubblicate sulla rivista e negli Atti, perché segnano davvero tappe significative sull'essere stesso di noi preti diocesani. Auguro un buon cammino nell'indicare la strada e nell'incoraggiare tanti sacerdoti. Non conta la distanza per sentirci uniti e darci una mano".
d. Quinto Domizi
Cantare ... sotto i ferri!
È stata un'operazione chirurgica completamente diversa dalle altre, perché programmata da tempo e...aspettata con trepidazione. La santa messa della sera precedente è stata quasi un grido-invocazione al Signore, da parte della comunità parrocchiale, perché tutto andasse bene.
16 gennaio. Nella sala operatoria, serenissimo, seguo il lavoro dei medici e degli infermieri. Nel silenzio, accenno a un lieve canto. "Cosa fa?", mi chiede una dottoressa. "Ho voglia di cantare", — rispondo — "È tanto difficile capire, Gesù, il tuo dolore. Che nessuna goccia di queste sofferenze si perda. Usala tu per 'innaffiare' con questo sangue ciò che più hai a cuore per i sacerdoti, la mia parrocchia, l'UAC intera". Stupore generale.
Grazie agli amici del Consiglio Nazionale e di tutta l'UAC per le preghiere e l'affetto. 3>at
"Nulla è piccolo se fatto per amore".
d. Nino Carta, delegato regionale della Sardegna
La spiritualità del clero diocesano
'Ai miei vescovi del dopo concilio ho sempre chiesto quale fosse la specificità della nostra vita spirituale, ma non ho mai avuto risposta. Mi aiuta ora il teologo Massimo Naro che, nella relazione al recente convegno dell'UAC, afferma: 'Il concetto di specificità della/delle spiritualità è sempre rimasto molto problematico.
Nel caso del presbitero diocesano questo concetto di specificità ha dato luogo a una problematica ormai da tempo troppo controversa e dibattuta tra coloro che l'affermano e coloro che la negano. Difatti nel post-concilio, la specificità della spiritualità presbiterale da molti è stata messa in forse'.
Questo, a posteriori, mi fa capire molte cose: il silenzio dei miei vescovi; i direttori spirituali del seminario che pare guidassero ad "altre" fonti per rinforzare la spiritualità dei chierici e dei preti giovani; la sensazione, avuta per lungo tempo, di essere un diverso, rifiutando di attingere ad "altre" fonti; il sentire che il prete diocesano è anzitutto per la Chiesa universale; le porte aperte ai fidei donum e a coloro che dal territorio si ritiravano in convento.
La parrocchia è diventata minoritaria nel generare vocazioni anche perché i preti delle parrocchie, non conoscendo il carattere specifico della loro spiritualità, non potevano trasmetterla".
d. Angelo Chiappa
Due (concrete) proposte
Alcuni direttori diocesani ci chiedono sussidi per i loro cenacoli mensili. Premesso che le richieste sono più che gradite, in quanto segni di vitalità associativa - l'abbiamo detto e ripetuto: una qualsiasi aggregazione i cui soci non s'incontrano ha una vita pressoché ... larvale — riteniamo utile indicare qualche argomento che riguarda da vicino la nostra vita spirituale, al di là dei programmi pastorali specifici di ciascuna diocesi.
Alcuni argomenti li abbiamo indicati a pag. 23 del precedente numero. Qui sotto, altri due.
La struttura organizzativa dei singoli cenacoli è naturalmente lasciata alla creatività di ciascuno. Tre punti non dovrebbero però mancare, oltre all'Ora media iniziale: una rapida presentazione dell'argomento, un libero e ampio dialogo (regolato!), un adeguato tempo di preghiera silenziosa.
1. L'accompagnamento spirituale — c'è chi lo chiama direzione spirituale - è di sicuro un argomento di grande rilievo per la nostra azione pastorale. Si ha però l'impressione che se ne parli poco. Perché allora non farlo in uno dei prossimi cenacoli mensili o bimestrali, magari a partire dalla lettura dell'articolo di p. 10?
2. La visita ai malati: è un obbligo o una grazia? Che posto ha nell'azione educativa dei fedeli e nella prassi personale? La testimonianza scritta da TorresinCaldirola sul n. 3/12 di Settimana offre molti spunti di riflessione.
Tre inviti
* a segnare nell'agenda le date del nostro convegno nazionale nel 150° di fondazione dell'UAC.
* (rivolto ai direttori diocesani): a inviare in Segreteria le schede aggiornate degli associati.
puoi scaricare gli Atti del Convegno di Camposampiero in
Convegno
Per entrare nell'
Unione Apostolica del Clero
è necessario rivolgersi al direttore diocesano
o anche alla Segreteria nazionale
| Quota annuale UAC | + Presbyteri | |
| Ordinario | € 25,00 | € 60,00 |
| Sostenitore | € 35,00 | € 60,00 |
| Benemerito | € 50,00 | € 75,00 |
| CCP | 47453006 | |
| intestato a | Unione Apostolica del Clero | |
| Via Teodoro Valfré, 11 | ||
| 00165 ROMA |

















