PAPA FRANCESCO AI PRETI A BOLOGNA

PAROLE DEL SANTO PADRE – Cattedrale di San Pietro (Bologna) – Domenica, 1° ottobre 2017
La fraternità nella vita dei preti è una esigenza evangelica.


La diocesanità.
Noi non possiamo giudicare la vita di un presbitero diocesano senza domandarci come vive la diocesanità. E la diocesanità è una esperienza di appartenenza: tu appartieni a un corpo che è la diocesi. Questo significa che tu non sei un “libero”, come nel calcio, non sei un libero – nel calcio amatoriale c’è il libero –. No, non sei un “libero”. Sei un uomo che appartiene a un corpo, che è la diocesi, alla spiritualità e alla diocesanità di quel corpo; e così è anche il consiglio presbiterale, il corpo presbiterale. Credo che questo lo dimentichiamo tante volte, perché senza coltivare questo spirito di diocesanità diventiamo troppo “singoli”, troppo soli con il pericolo di diventare anche infecondi o con qualche… – diciamolo delicatamente – nervosismo, un po’ innervositi per non dire nevrotici, e così un po’ “zitelloni”. E’ il prete solo, che non ha quel rapporto con il corpo presbiterale. “Vae soli!”, dicevano i Padri del deserto (cfr Ecclesiaste 4,10 Vulg.), “guai a chi è solo”, perché finirà male.
Il clericalismo
Ma inoltre c’è il popolo di Dio, che non entra nel collegio presbiterale, ma entra nella Chiesa diocesana. E vivere la diocesanità è anche viverla col popolo di Dio. Il sacerdote deve domandarsi: com’è il mio rapporto col popolo santo di Dio? E lì c’è un brutto difetto, un brutto difetto da combattere: il clericalismo. Cari sacerdoti, noi siamo pastori, pastori di popolo, e non chierici di Stato… Il nostro clericalismo è molto forte, molto forte; e ci vuole una conversione grande, continua per essere pastori. Abbiamo finito di leggere – non so se anche nella Liturgia italiana, perché io continuo con il Breviario argentino – il De pastoribus [di sant’Agostino] nell’Ufficio delle Letture, e lì si vede chiaramente che Agostino ci fa vedere com’è un pastore, ma non uno clericale, un pastore di popolo, che non vuol dire un populista, no, pastore di popolo, cioè vicino al popolo perché è stato inviato lì a far crescere il popolo, a insegnare al popolo, a santificare il popolo, ad aiutare il popolo a trovare Gesù Cristo. Invece, il pastore che è troppo clericale assomiglia a quei farisei, a quei dottori della legge, a quei sadducei del tempo di Gesù: soltanto la mia teologia, il mio pensiero, quello che si deve fare, quello che non si deve fare, chiuso lì, e il popolo è là; mai interloquire con la realtà di un popolo…
La sinodalità
Il pastore deve avere un rapporto – e questa è sinodalità – un triplice rapporto con il popolo di Dio: stare davanti, per far vedere la strada, diciamo il pastore catechista, il pastore che insegna la strada; in mezzo, per conoscerli: vicinanza, il pastore è vicino, in mezzo al popolo di Dio; e anche dietro, per aiutare quelli che rimangono in ritardo e anche a volte per lasciare al popolo di vedere – perché sa, “annusa” bene popolo –, per vedere quale strada scegliere: le pecorelle hanno il fiuto per sapere dove ci sono i pascoli buoni. Ma non solo dietro, no. Muoversi nelle tre [posizioni]: davanti, in mezzo e dietro. Un bravo pastore deve fare questo movimento.
Il carrierismo.
Ci sono due “pesti” forti: questa è una. Gli arrampicatori, che cercano di farsi strada e sempre hanno le unghie sporche, perché vogliono andare su. Un arrampicatore è capace di creare tante discordie nel seno di un corpo presbiterale. Pensa alla carriera: “Adesso finisco in questa parrocchia e mi daranno un’altra più grande…”. E’ interessante: l’arrampicatore, quando finisce in una e il vescovo gliene dà un’altra non tanto “alta”, più “bassa”, si offende. Si offende! “Ma no: a me tocca quella!”. Non ti tocca niente, a te tocca soltanto il servizio. Le cose dobbiamo dirle così, chiaramente. Gli arrampicatori fanno tanto male all’unione comunitaria del presbiterio, tanto male, perché sono in comunità ma fanno così per andare avanti loro.
Il chiacchiericcio
L’altro vizio frequente è il chiacchiericcio. “Ma quello…” – “Hai visto questo…” – “Si dice di questo…” – “Si dice di questo…”. E la fama del fratello prete viene sporcata, finisce sporcata, la fama si rovina. Distruggere la fama degli altri. Il chiacchiericcio è un vizio, un vizio “di clausura”, diciamo noi. Quando c’è un presbiterio dove ci sono tanti uomini con l’anima chiusa, c’è il chiacchiericcio, sparlare degli altri. “Ti ringrazio, Signore, perché non sono come gli altri, e neppure come quel pubblicano” (cfr Lc 18,11), “grazie a Dio che non sono come quello!”. Questa è la musica del chiacchiericcio, anche del chiacchiericcio clericale. L’arrampicamento e il chiacchiericcio sono due vizi propri del clericalismo.

ASCENSIONE DEL SIGNORE CHE RIMANE CON NOI

prime comunioni in cattedrale NuoroNelle nostre comunità parrocchili è tempo delle Prime Comunioni. La gioia di vivere l’esperienza cristiana con Gesù Eucaristia coinvolge tanti ragazzi, le loro famiglie, i parroci con le loro comunità.

“Io sono con voi – afferma Gesù – sempre. Siate miei testimoni annunciando il Vangelo”.

AUGURI DI UNA SANTA E SERENA PASQUA

Giungano a tutti i visitatori del nostro Sito  gli Auguri di una Santa e serena Pasqua.

"S'Incontru" della Vergine Maria col Cristo Risorto nella piazza di San Gavino Martire a Gavoi NU il giorno di Pasqua 2017.

“S’Incontru” della Vergine Maria col Cristo Risorto nella piazza di San Gavino Martire a Gavoi NU il giorno di Pasqua 2017.

PASSIONE MORTE E RISURREZIOME

Viviamo il Triduo Pasquale con intensità e con fede.

La Redazione del Sito AUGURA una Santa e serena PASQUA a tutti i visitatori.

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PAPA FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CORSO DELLA PENITENZERIA

17 marzo 2017

Papa Francesco in confessionale - 2 marzo 2017

Papa Francesco in confessionale a disposizione dei preti

Come si diventa buon confessore?

Vorrei indicare, al riguardo, tre aspetti.

  1. Il “buon confessore” è, innanzitutto, un vero amico di Gesù Buon Pastore. Senza questa amicizia, sarà ben difficile maturare quella paternità, così necessaria nel ministero della Riconciliazione. Essere amici di Gesù significa innanzitutto coltivare la preghiera. Sia una preghiera personale con il Signore, chiedendo incessantemente il dono della carità pastorale; sia una preghiera specifica per l’esercizio del compito di confessori e per i fedeli, fratelli e sorelle che si avvicinano a noi alla ricerca della misericordia di Dio.
  2. Il buon confessore è, in secondo luogo, un uomo dello Spirito, un uomo del discernimento. Quanto male viene alla Chiesa dalla mancanza di discernimento! Quanto male viene alle anime da un agire che non affonda le proprie radici nell’ascolto umile dello Spirito Santo e della volontà di Dio. Il confessore non fa la propria volontà e non insegna una dottrina propria. Egli è chiamato a fare sempre e solo la volontà di Dio, in piena comunione con la Chiesa, della quale è ministro, cioè servo… Laddove il confessore si rendesse conto della presenza di veri e propri disturbi spirituali – che possono anche essere in larga parte psichici, e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane –, non dovrà esitare a fare riferimento a coloro che, nella diocesi, sono incaricati di questo delicato e necessario ministero, vale a dire gli esorcisti. Ma questi devono essere scelti con molta cura e molta prudenza.
  3. Infine, il confessionale è anche un vero e proprio luogo di evangelizzazione. Non c’è, infatti, evangelizzazione più autentica che l’incontro con il Dio della misericordia, con il Dio che è Misericordia. Incontrare la misericordia significa incontrare il vero volto di Dio, così come il Signore Gesù ce lo ha rivelato. Il confessionale è allora luogo di evangelizzazione e quindi di formazione. Nel pur breve dialogo che intesse con il penitente, il confessore è chiamato a discernere che cosa sia più utile e che cosa sia addirittura necessario al cammino spirituale di quel fratello o di quella sorella; talvolta si renderà necessario ri-annunciare le più elementari verità di fede, il nucleo incandescente, il kerigma, senza il quale la stessa esperienza dell’amore di Dio e della sua misericordia rimarrebbe come muta. Il confessore, infatti, è chiamato quotidianamente e recarsi nelle “periferie del male e del peccato” – questa è una brutta periferia! – e la sua opera rappresenta un’autentica priorità pastorale. Confessare è priorità pastorale. Per favore, che non ci siano quei cartelli: “Si confessa soltanto lunedì, mercoledì dalla tal ora alla tal ora”. Si confessa ogni volta che te lo chiedono. E se tu stai lì [nel confessionale] pregando, stai con il confessionale aperto, che è il cuore di Dio aperto.

 

3 marzo 2017 – Ai parroci di Roma

A sorpresa papa Francesco prima di tenere la sua meditazione odierna ha scelto di confessare alcuni parroci e sacerdoti, rivoluzionando la “scaletta” dell’incontro di inizio Quaresima con i parroci di Roma, nel giovedì che segue il Mercoledì delle Ceneri, nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Papa Francesco ha fatto ricorso a un’immagine sportiva molto tecnica per far capire quanto debba essere salda la fede in Gesù: «Quando parlo di punti fermi o di fare perno, l’immagine che ho presente è quella del giocatore di basket o pallacanestro, che inchioda il piede come “perno” a terra e compie movimenti per proteggere la palla, o per trovare uno spazio per passarla, o per prendere la rincorsa e andare a canestro». «Per noi quel piede inchiodato al suolo, intorno al quale facciamo perno, è la croce di Cristo», ha spiegato il Papa ai parroci della sua diocesi.

Secondo Papa Francesco, «la fede, il progresso e la crescita nella fede, si fonda sempre sulla Croce». Perché, ha ricordato con le parole di San Paolo ai corinzi, «è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione» di «Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani».

«Tenendo dunque, come dice la Lettera agli Ebrei, fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento, noi – ha scandito il Papa – ci muoviamo e ci esercitiamo nella memoria – ricordando la moltitudine di testimoni e corriamo con speranza «nella corsa che ci sta davanti», discernendo le tentazioni contro la fede, senza stancarci né perderci d’animo».

CRISI DI VOCAZIONI RELIGIOSE

IL PAPA ALLA PLENARA DELLA CONGRAGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA

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La «cultura del provvisorio» il relativismo e la «dittatura del denaro» allontanano i giovani dalla vita consacrata. Bisogna stare loro vicini e «contagiarli con la gioia del Vangelo». Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti alla plenaria della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il 28 gennaio 2017, dedicata al tema «Fedeltà e perseveranza: intreccio di responsabilità». E ha indicato le cause della crisi di vocazione, proponendo anche una via che possa invertire la tendenza, anzi «l’emorragia».

«In questo momento – ha detto Bergoglio – la fedeltà è messa alla prova; le statistiche che avete esaminato lo dimostrano. Siamo di fronte ad una “emorragia” che indebolisce la vita consacrata e la vita stessa della Chiesa». Questi abbandoni «ci preoccupano». È vero che alcuni lasciano «per un atto di coerenza», riconoscendo di non avere mai avuto la vocazione; ma «altri con il passare del tempo vengono meno alla fedeltà, molte volte solo pochi anni dopo la professione perpetua».

Che cosa è accaduto? «Viviamo immersi nella cosiddetta cultura del frammento, del provvisorio – ha spiegato il Papa – che può condurre a vivere “à la carte” e ad essere schiavi delle mode. Questa cultura induce il bisogno di avere sempre delle “porte laterali” aperte su altre possibilità, alimenta il consumismo e dimentica la bellezza della vita semplice e austera, provocando molte volte un grande vuoto esistenziale».PAPA E I PRETI

Il dono della vocazione presbiterale

Il 7 dicembre 2016  Nella Solennità dell’Immacolata Concezione, la Congregazione per il Clero promulga la nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, uno strumento per la formazione dei presbiteri.

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E’ stato promulgato il nuovo documento, nella solennità dell’Immacolata Concezione del 2016, dalla Congregazione per il clero dal titolo “Il dono della vocazione presbiterale”. Il testo con la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis aggiorna le regole indicate nel 1985 dalla Santa Sede sulla formazione dei presbiteri e riprende le linee guida dell’Esortazione apostolica del 1992 Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II. Un documento – ha sottolineato il cardinale prefetto Beniamino Stella – che vuole essere uno strumento efficace per la «formazione integrale» del sacerdote. Ampio spazio viene dato alla vita del seminarista che precede l’ordinazione presbiterale, avendo fra le stelle polari virtù come l’«essere leali, per nulla rigidi, mai ipocriti» e con il «senso del bello». Inoltre viene indicata un criterio per i candidati agli ordini sacri: «La mancanza di una personalità ben strutturata ed equilibrata rappresenta un serio e oggettivo impedimento per il prosieguo della formazione». Le capacità di sperimentare la «vita comune», di affidarsi a un buon direttore spirituale come la pratica ordinaria dei Sacramenti sono – secondo la Ratio – sono necessarie nel percorso di discernimento.

Ampio spazio viene dato alla centralità della dimensione affettiva dei futuri sacerdoti, alla formazione filosofica (strategica si legge anche per il «dialogo con chi non crede») e teologica (senza tralasciare questioni come la salute psichica e fisica). Si tratta di elementi per offrire «buoni preti» aperti al mondo e capaci di «intessere relazioni personali» ma anche in grado di accettare armonicamente la «sfida del celibato».

«Per essere un buon prete – ha ribadito al momento della presentazione il cardinale Stella – oltre ad avere superato tutti gli esami, occorre una comprovata maturazione umana, spirituale e pastorale».

Di grande interesse – nel documento composto da più di 90 pagine – è l’attenzione data alle vocazioni adulte (non vengono dimenticati i casi di chiamate al sacerdozio sbocciate tra indigeni o migranti) e ai Seminari (maggiori e minori dove viene evidenziata, tra l’altro, la questione della «castità giovanile») e all’accompagnamento nel «cammino di discernimento» da parte degli esperti in materie psicologiche.

Un intero paragrafo si sofferma sulla questione delle «persone con tendenze omosessuali» e conferma, citandola ampiamente, l’«istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali» emanata da Benedetto XVI il 4 novembre 2005. Un richiamo, quest’ultimo, in linea con il magistero, – è la precisazione della Ratio – dove pur nel rispetto delle storie particolari si invita a non ammettere nei Seminari coloro «che praticano l’omosessualità» o «con tendenze omosessuali profondamente radicate». I futuri preti sono chiamati ad amare la Chiesa nel solco della tradizione e, come direbbe papa Francesco, ad essere «discepoli innamorati del Signore».

PAPA FRANCESCO AI NUOVI VESCOVI

 

Siate Vescovi capaci di accompagnare

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Cari Fratelli, buongiorno! Siete quasi alla fine di queste feconde giornate trascorse a Roma per approfondire la ricchezza del mistero al quale Dio vi ha chiamati come Vescovi della Chiesa. Saluto con gratitudine la Congregazione dei Vescovi e la Congregazione per le Chiese Orientali. Saluto il Cardinale Ouellet e lo ringrazio per le sue cortesi parole, fraterne parole. Nelle persone del Cardinale Ouellet e del Cardinale Sandri vorrei ringraziare per il generoso lavoro svolto per la nomina dei Vescovi e per l’impegno della preparazione di questa settimana. Sono lieto di accogliervi e di poter condividere con voi alcuni pensieri che vengono al cuore del Successore di Pietro quando vedo davanti a me coloro che sono stati “pescati” dal cuore di Dio per guidare il suo Popolo Santo.

  1. Il brivido di essere stati amati in anticipo

Sì! Dio vi precede nella sua amorevole conoscenza! Egli vi ha “pescato” con l’amo della sua sorprendente misericordia. Le sue reti sono andate misteriosamente stringendosi e non avete potuto fare a meno di lasciarvi catturare. So bene che ancora un brivido vi pervade al ricordo della sua chiamata arrivata attraverso la voce della Chiesa, Sua Sposa. Non siete i primi ad essere percorsi da tale brivido.

Lo è stato anche Mosè, che si credeva solo nel deserto e si scoprì invece rintracciato e attirato da Dio che gli affidò il proprio Nome, non per lui, ma per il suo popolo (cfr Es 3). Gli affida il Nome per il popolo, non dimenticare questo. E continua a salire a Dio il grido di dolore della sua gente, e sappiate che questa volta è il vostro nome che il Padre ha voluto pronunciare, perché voi pronunciate il suo Nome al popolo.

Lo è stato anche Natanaele, che, visto quando era ancora “sotto il fico” (Gv1,48), con stupore si ritrova custode della visione dei cieli che definitivamente si aprono. Ecco, la vita di tanti è ancora priva di questo varco che dà accesso all’alto, e voi siete stati visti da lontano per guidare verso la meta. Non accontentatevi di meno! Non fermatevi a metà strada!

Lo è stata anche la Samaritana, “conosciuta” dal Maestro al pozzo del villaggio, che poi chiama i compaesani all’incontro di Colui che possiede l’Acqua Viva (cfr Gv 4,16-19). È importante essere consapevoli che nelle vostre Chiese non c’è bisogno di cercare “da un mare all’altro” perché la Parola di cui la gente ha fame e sete può trovarla sulle vostre labbra (cfr Am8,11-13).

Percorsi da tale brivido sono stati anche gli Apostoli quando, svelati “i pensieri dei loro cuori”, con fatica hanno scoperto l’accesso alla segreta via di Dio, che abita nei piccoli e si nasconde a chi basta a sé stesso (cfr Lc 9,46-48). Non vergognatevi delle volte in cui pure voi siete stati sfiorati da tale lontananza dai pensieri di Dio. Anzi, abbandonate la pretesa dell’autosufficienza per affidarvi come bambini a Colui che ai piccoli rivela il suo Regno.

Perfino i farisei sono stati scossi da tale brivido, quando spesso sono stati smascherati dal Signore che conosceva i loro pensieri, così pretenziosi da voler misurare il potere di Dio con la ristrettezza del proprio sguardo e così blasfemi da mormorare contro la sovrana libertà del suo amore salvifico (Mt12,24-25). Dio vi scampi dal rendere vano tale brivido, dall’addomesticarlo e svuotarlo della sua potenza “destabilizzante”. Lasciatevi “destabilizzare”: questo è buono, per un vescovo. Leggi altro ›

Ultim’ora

1 novembre 2017

CONVEGNO NAZIONALE UAC A LORETO

I direttori diocesani e i soci che desiderano partecipare al prossimo Convegno nazionale UAC che si terrà a Loreto dal 27 al 29 novembre prossimo (trovate le notizie tecniche nella pagina centrale) sono pregati di inviare la propria adesione quanto prima o per posta scrivendo a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè, 11 – 00165 ROMA RM o per via E-mail. 

Santuario di Loreto

Il Convegno è un momento importante in vista anche di un rilancio dell’associazione  in modo da coinvolgere altri Ministri ordinati che credono nel progetto dell’UAC per i prossimi anni in favore del clero italiano.

 

 

 

 

 

 

 

26-27 settembre 2017
Consiglio nazionale UAC a Parma

Il Consiglio insieme ai Seminaristi di Parma dopo la concelebrazione nella cappella del Seminario – 26 settembre 2017.

Il Presidente, insieme a don Stefano Rosati che ci ospita, taglia la torta commemorativa dell’UAC. Grazie per la dolce accoglienza.

Il Consiglio nazionale UAC si è riunito il 26 – 27 settembre 2017 nel Seminario Maggiore e nella Badia di Torrechiara a Parma.
Presenti: S.E. Mons. Luigi Mansi, don Nino Carta, diac. Mauro Tommasi, don Franco Borsari, don Gian Paolo Cassano, don Stefano Rosati, don Ninè Valdini, don Massimo Goni, don Clemente Petrillo, don Luigino Scarponi, don Albino Sanna.
Adesioni 2017. Il Consiglio esamina la situazione delle adesioni e prende atto che vi è una continuità e una stabilità. Vi è anche un interesse da parte dei preti giovani.
Assemblea internazionale UAC. L’Assemblea si terrà dal 13 al 17 novembre prossimo e, essendo il Presidente nazionale impossibilitato a prenderne parte delega don Stefano Rosati a rappresentarlo, sarà presente anche qualche altro componente del Consiglio nazionale.
Convegno nazionale del 27 – 29 novembre. Si definisce in dettaglio tutto il programma.
Lavori di ristrutturazione della Sede nazionale. Si prendono in esame anche due preventivi per i lavori di ristrutturazione nella Sede nazionale e si decide di affidare a un tecnico di fiducia che esamini i preventivi, veda la Sede, indichi i lavori urgenti da fare. Oltre che dare il proprio parere è opportuno che segua i lavori nei dettagli e abbia i contatti con l’impresa.
Notiziario UAC. Il n. 3 luglio-settembre 2017 viene imbastito nei dettagli e si spera che possa essere pronto per la fine di ottobre.
Questionario UAC 2017.  Fino a questo momento sono arrivate una ventina di risposte da parte degli iscritti e dei Direttori diocesani. Si invitano quindi i Direttori diocesani che si facciano tramite per sollecitare la risposta al Questionario 2017 entro il 30 ottobre prossimo inviando le risposte scritte alla segreteria nazionale. Queste risposte saranno esaminate e sintetizzate da un Consigliere nazionale e quindi saranno oggetto dei Cenacoli che faremo nel pomeriggio del 28 novembre a Loreto durante il prossimo Convegno.

Un grazie sentito a don Stefano Rosati, ai Superiori e ai Seminaristi di Parma per la squisita accoglienza e la fraterna condivisione, insieme a tutto il personale religioso e laico compresi quelli della Badia di Torrechiara.

Il prossimo Consiglio si terrà il 27 novembre alle ore 12,00 a Loreto.
Il Segretario
Don Albino Sanna

 

8 settembre 2017

CONSIGLIO NAZIONALE UAC

Il 26 e il 27 settembre prossimi, si terrà il Consiglio nazionale UAC al quale oltre i Consiglieri partecipano anche i Responsabili regionali.

Tra gli altri argomenti si tratterà e si definirà nei dettagli il prossimo Convegno nazionale, al quale sono invitati tutti i soci a iniziare dai Direttori diocesani, che si terrà il 27-29 novembre 2017 a Loreto, ospiti della Casa del Pellegrino nella piazza del Santuario. Le iscrizioni sono aperte inviando il proprio nominativo alla segreteria UAC via T. Valfrè 11 – 00165 ROMA RM o per E-mail (preferibilmente) o per posta ordinaria. 

Nel mese di ottobre chiuderanno le adesioni UAC del 2017. Coloro che ancora non avessero rinnovato l’adesione sono pregati di inviare la loro adesione tramite ccp 47453006 intestato a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè 11 – 00165 ROMA RM. Grazie!

Unione Apostolica del Clero

 

8 agosto 2017

Ci ha lasciati per entrare nella Casa del Padre don Giuseppe BRUNI, direttore diocesano dell’UAC di Arezzo. Preghiamo per lui e siamo riconoscenti per quanto ha donato nella sua vita presbiterale e per il generoso servizio all’UAC.

2 luglio 2017

BUONE VACANZE

 E BUONA LETTURA

DI “LIEVITO DI FRATERNITA”

 


Questo volume è il frutto di un lavoro collegiale, che tra il 2014 e il 2016 ha coinvolto i Pastori delle Chiese che sono in Italia attorno al tema del Rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Si tratta di un agile strumento pastorale con proposte qualificate e percorsi di comunione necessari a realizzarle, spunti per continuare il confronto, il discernimento e l’elaborazione di processi di riforma. Tra i titoli: primato della dimensione comunitaria, diocesanità e carità pastorale, fraternità presbiterale, cura della vita interiore, sequela, responsabilità amministrative ed economiche, gioia evangelizzatrice e prima formazione.

 

 

 

 

Letture Consigliate

– Lettera del Presidente d. Luigi Mansi ai Direttori diocesani, nella pagine del Presidente

– Il saluto del nuovo presidente UAC d. Luigi Mansi, nella pagina centrale

– La relazione del triennio di d. Vittorio Peri, nella pagina centrale

Il presbiterio di d. Vittorio Peri, in “Riflessioni ed esperienze“.

Vivere insieme: un sogno o un’opportunità di d. Massimo Goni, in “Dialogare per crescere“.

Quanto è buono e dolce che i fratelli vivano insieme di d. Giancarlo Lanforti, in “Dialogare per crescere

Riflessioni ed Esperienze