Archivio Ultim’ora

15 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“NELL’AMORE VICENDEVOLE SPERIMENTIAMO LA VICINANZA CON DIO” :
Sperimentare Dio….camminare nella vita inebriati dai sorsi saporiti e profumati della fonte che ci mettono in cuore il desiderio grande di una vicinanza di Dio sempre più profonda e continua.
Dopo averci creato e guardato con i suoi occhi di innamorato, “e vide che tutto era molto buono”, Dio ha impresso nel cuore dell’uomo, sua opera d’arte, una insaziabile attrazione al Suo amore creatore.
Sant’Agostino lo ha sperimentato bene perché per anni ha cercato questa fonte d’amore e, dice lui, “troppo tardi ti ho incontrato e ti ho amato”, ma “il mio cuore non ha trovato pace finché non ha riposato in te”.
La vicinanza con Dio è, tantissime volte inconsapevolmente, la forza irresistibile che spinge ognuno a cercare, a cercare…e per questo tante volte anche a sbagliare. Ma è sete insaziabile finché non incontra l’esperienza di Dio Amore.
E questo vale per ogni uomo. Si possono dare di Dio tante definizioni e tanti nomi, ma soltanto in
Dio-Amore ogni sentimento religioso scopre in pienezza il senso della vita e della storia.
E il cammino per questo incontro totale e trasformante, non può non essere Gesù, Parola e splendore del Padre che ci ha dato la grazia di conoscere Dio come veramente è: Amore.
Il desiderio di Dio allora assume contenuti anche umani, perché Gesù è uomo come noi e cosi ci può parlare di Padre, di Madre, di fratelli, di famiglia….di amore concreto tra noi.
Per questo l’amore vicendevole è la scoperta continua di un Dio vicino, di un Dio famiglia, di Dio amore.
Noi cristiani abbiamo la grazia della Comunione più incredibile e più profonda con Dio che è l’Eucaristia….un Dio che si è fatto pane e ci invita a mangiarlo….
Chi mai avrebbe solo pensato a una cosa come questa? È veramente l’amore degli amori.
Ma lo stesso Gesù, lo stesso Dio, possiamo averlo sempre, ogni momento del giorno vicino a noi, tra di noi, quando ci amiamo vicendevolmente.
Le parole di Gesù sono scultoree: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome Io sono un mezzo a loro” (Matteo 18,20).
Gesù in mezzo è quindi il paradiso d’amore che continua tra noi il paradiso dell”Eucaristia.
Non ci basta un Dio di un solo momento al giorno: la nostra sete divina ha bisogno di Lui sempre.
Ed eccoci accontentati.
Così una comunità piccola o grande che sia, diventa il tabernacolo più lussuoso e splendido del mondo perché incastonato nell’amore reciproco… Immaginate allora: tutta la giornata siamo capaci per l’amore tra noi di “contenere” Dio.
Attenzione però, perché può essere anche il contrario. Se perdiamo l’amore tra noi e l’uomo vecchio della rabbia, del rancore, del non voler perdonare ecc….si annidano in noi; noi stessi stiamo mandando via dal tabernacolo della comunità, l’amore, Gesù, Dio. E possiamo diventare tabernacolo vuoti.
Perché l’unica chiave di questo tabernacolo è sempre e solo l’amore vicendevole…..
Amandoci allora vicendevolmente è Eucaristia che non termina mai….
Che responsabilità!
Don Nino
15.5.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. VOLONTARI GIOVANI
Ieri andando in città per questioni burocratiche ho incontrato un gruppetto di giovani che, armati di un carrello della spesa da supermercato, distribuivano generi alimentari agli anziani della via. Li ho visto come ‘un plotone d’assalto’ sprezzante il pericolo, che affrontava il ‘nemico’. In questo caso il ‘nemico’ è la solitudine, il senso di abbandono, l’angoscia di anziani che, chiusi in casa, ascoltano solo i ‘bollettini di guerra con l’elenco dei morti’ ( e i prossimi chi saranno?!). I giovani hanno risposto ‘si’ all’ appello della Caritas che chiedeva ‘forze nuove’ per andare in giro a fare distribuzione. E’ bellissimo incrociare queste scene e lasciarsi vincere dal loro coraggio, dal loro entusiasmo, dalla loro creatività. E’ possibile ‘fare del bene’ in sicurezza e arrivare nei vicoli più bui! Insegnateci ad essere ‘volontari della carità col cuore giovane’.

 

14 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. EQUIPES
Un altro segno, per me grande, di questo periodo è dato dalle ‘foto simbolo’ della lotta al coronavirus. Secondo me foto simbolo sono quei gruppi di persone che costituiscono le equipes sanitarie delle unità ospedaliere, reparti, terapie intensive. Chi sono? A stento si distinguono i volti dietro le maschere protettive, a stento cogliamo i diversi ruoli tra medici e infermieri… ed è impossibile distinguere le singolarità. Sono un gruppo e che lavora insieme! Quello che trapela dalle foto è l’unione e la passione o la determinazione collettiva di ‘combattere la buona battaglia’ per salvare ad ogni costo qualcuno. Bello è anche quando , alla dimissione del paziente, il gruppo applaude. Eravamo abituati a esaltare il singolo , con le sue eccellenze personali, spesso relative ai tratti estetici e poco più, una prospettiva individualistica. Ora cogliamo il valore della squadra unita e appassionata per un ideale e un servizio, prima ancora che per un lavoro.

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Nino Carta Osidda

“COSTRUIRE RAPPORTI POSITIVI CON TUTTI” :
I rapporti sono l’anima della nostra socialità, del nostro poter vivere insieme.
Siamo gli unici nell’universo a poter avere rapporti intelligenti, con la possibilità di costruirli, di correggerli, di farli crescere cercando di armonizzare in essi sempre più non solo l’umano ma anche il divino che è in noi.
E il divino dei nostri rapporti solo può essere costruito e può crescere quando vediamo le persone e le cose con gli occhi di Dio, il quale dopo aver creato, come incantato della sua opera, si è fermato e, come descrive magistralmente la Bibbia: “Vide che tutto era buono”.
La bontà, la bellezza, la positività, Dio la ha plasmata in tutti gli esseri come anima di ogni rapporto tra loro.
È il sogno quasi incantato dei due primi uomini, senza male né malizia, con gli occhi e il cuore rapiti dal bello e dal positivo (vedevano solo quello…) dell’altro e non solo, ma di tutto il creato.
Poi, qualcosa si è rotto e l’incanto è sparito. E l’onda del negativo ha iniziato a inondare la storia, ma non perché le cose siano cambiate ma perché è cambiato il loro cuore, il loro sguardo e quindi il loro rapporto non più di rispetto e di dono, ma di possesso e quindi di schiavitù.
Ecco la tragedia che per secoli ha permeato la storia dell’umanità finché Dio stesso non è venuto di persona e si è fatto “negatività crocifissa” perché questa fosse sconfitta e la positività, l’ottimismo, la solarità, la speranza e la gioia del poter stare insieme nella innocenza ritrovata fossero il seme del nuovo mondo e della nuova umanità.
E noi cristiani siamo stati immersi nelle acque battesimali proprio per ritrovare questa positività divina ed essere così i missionari dei nuovi rapporti divini tra gli uomini e tra gli esseri.
Tante volte sembra che la negatività prenda di nuovo il sopravvento e quindi ci viene un senso di sconforto, ma la nostra fede ci dice che nulla può fermare il cammino di questa onda di cielo che riannoda fili, cuori, persone, popoli, culture, nemici…e inonda la storia, soprattutto dove e quando i “no” sembrano più forti dei “si”.
Ecco la nostra vocazione e la nostra provocazione: costruire rapporti positivi e possibilità di incontro in tutti i modi.
Chi anche oggi guarda il mondo solo con gli occhi della negatività e quindi della critica a tutti i costi continua a generare negatività e divisione.
Invece: come è presenza stupenda di positività e di speranza la chiesa di Francesco, “Penelope” moderna e saggia che ricucisce, riannoda, accoglie, apre le braccia e sa cogliere ogni segno di comunione e di buona volontà…..quasi gridandolo al mondo, anche con certi silenzi trazianti ad alcuni dei quali anche noi abbiamo partecipato emozionati ed in lacrime…..
Niente può vincere l’amore perché siamo fatti per il cielo. Ma ognuno deve prendere coscienza della sua “chiamata a costruire rapporti” dove vive, crocifigendo ogni segnale di negatività.
Ricordate alcuni passi del cammino della pace?
Eccoli: in noi stessi, in famiglia, intorno a noi, in ogni differenza, nel creato, in coloro che hanno necessità, in tutto e in tutti per poter costruire rapporti positivi.
E quindi un mondo nuovo, la fraternità universale.
Non fermiamoci mai, ma ricominciamo sempre nel nostro piccolo mondo, nei nostri rapporti di ogni giorno.
Crediamoci: l’onda della positività è inarrestabile!
Don Nino
14.5.2020

 

13 maggio 2020 MADONNA DI FATIMA

Nino Carta Osidda

“ESSERE LIBERI DA OGNI ATTACCAMENTO” :
Oggi il passaparola ci porta a meditare e a vivere un altro cardine dell’esperienza spirituale di ognuno di noi.
Essere liberi è l’anelito profondo di ogni uomo. Avere la possibilità di organizzare la propria vita come desidera scegliendo il proprio lavoro, i propri amori, i propri amici, una famiglia dove poter amare ed essere riamato, una comunità dove sentirsi stimato e mettersi a servizio. …sono alcune delle sensazioni molto belle che la parola libertà suscita in ciascuno di noi.
Poi, ognuno vive ed esprime la sua libertà secondo il suo modo di essere, secondo la sua personalità; e subito si accorge che accanto alla sua o alle sue libertà ce ne sono tante altre. Altri sogni; altri modi di vedere il mondo, le persone e così al contatto con gli altri la “libertà-io” matura per poter convivere con le altre e scopre sempre di più la “libertà-noi.”
È cosi che il nostro sogno di libertà può tante volte scontrarsi col sogno di libertà degli altri e questo comporta senso di responsabilità e di maturità.
Crescendo, scopriamo ancora che la libertà personale non è un fine da raggiungere ma un mezzo per maturare quella libertà di popolo che rende possibile la bellezza delle libertà in armonia.
E questo tante volte può chiedere il sacrificio di qualche mia piccola libertà personale per poter crescere insieme nella libertà grande della fraternità e della comunione.
Per esempio io sono libero di fumare; però per rispetto e amore verso gli altri non fumo in luogo pubblico….. È un non, che diventa si per amore ai fratelli. Ed è il momento stupendo quando capiamo che perdendo una piccola libertà (pensate a tutte le piccole o grandi libertà perdute in questo tempo di pandemia….), ne sto però acquistando un’altra più grande, più profonda che è il passaggio dalla libertà dell’io alla libertà del noi.
Ma c’è ancora un passo ancora più profondo e stupendo che Dio chiede a chi vuole camminare seriamente nel santo viaggio. Ed è il rapporto della nostra libertà con Dio stesso.
Mi pare che già qualche altra volta ho accennato (certamente in Brasile..) all’esperienza di quando ho capito questo e come tutto è cambiato nella mia vita.
Scoprire che, la vera libertà nel mio rapporto con Dio non è poter scegliere io, ma ridonando a Dio la mia libertà come dono, lasciare che sia sempre Lui a scegliere al mio posto.
“La libertà è far scegliere Te…”: era il ritornello della mia canzone che narrava nel canto questo momento decisivo della mia vita.
Perché ridonandogliela, ci liberiamo da ogni attaccamento e scopriamo che ciò che Lui sceglie per noi non solo è il bene, ma è il meglio che poteva essere scelto per noi.
Perché..Lui ci ama immensamente!
È la libertà delle libertà che umanamente sembra una “non libertà”, perché io non scelgo più lasciando che sia Dio a scegliere al mio posto. Per scoprire a poco a poco che questa è la scelta vera, una scelta in pienezza, la divina libertà.
Oggi (piccolo consiglio) cerca di scoprire qualcosa che potresti lasciar scegliere a Dio e sentiti libero da tutto e da tutti…..
Coraggio…..un passettino!
Don Nino
13.5.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. INFERMIERI
ieri era la giornata mondiale dell’ infermiere. Dobbiamo gratitudine a tutti coloro che hanno messo professionalità, senso del dovere e credo anche qualcosa in più che possiamo definire: passione, altruismo, generosità, fede, carità. A me rimane nella memoria la risposta data all’appegglo del governo che chiedeva disponiblità ad andare ‘nelle zone di guerra’ nel ‘tempo più duro della pandemia’. Le risposte furono tantissime, più del necessario, anche da parte di persone di regioni lontane, pensionate, straniere. In questo periodo mi pare abbia prevalso ‘il cuore’ rispetto alle logiche stringenti dei contratti e delle retribuzioni. Ci ha investito un benefico vento di aria fresca , fatto di generosità, disponibilità….eroicità in alcuni casi. Grazie ancora a tutta la categoria. PS Bello il gesto che devono fare di prepararsi al servizio, vestendosi le tute protettive l’uno con l’altro. Insieme.

 

12 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. STA VINCENDO LA SOLIDARIETA’.
Questa è una mia convinzione personale: non sta vincendo la scienza ma la solidarità tra di noi. In questi giorni stiamo riassaporando la possibilità di trovarci e di aver superato una fase critica dell’epidemia. Non voglio ora fare affermazioni assolute ed escludenti, ma delle osservazioni di particolari che non vorrei andassero trascurati. Mi sto chiedendo: cosa ci ha portato a superare la fase critica? La scienza, con tutto il suo valore, non ha ancora trovato i rimedi tipo vaccino o medicine ( e li attendiamo con ansia). Ora però la pandemia è stata affrontata con un bellissimo spirito di squadra. Tutti abbiamo colto la gravità e tutti ci siamo messi in ‘quarantena’. E’ la solidarietà reciproca che ci ha salvato. Io personalmente ho coltivato questa convinzione anche a partire dalle mie convinzioni religiose in Cristo che ci ha fatto sua famiglia. Tutti voi siete per me familiari. Vorrei che questa convinzione e attuazione non la dimenticassimo, per superare altre sfide umane e planetarie. La solidarietà prima ( e non senza) della scienza e dell’ economia.

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Nino Carta Osidda

“MANTENIAMO VIVO L’AMORE TRA NOI” :
Intanto la prima e fondamentale esperienza di un amore che vogliamo seriamente coltivare è il fatto che le persone abbiamo in comune un unico interesseb grande travolgente.
Dice Sant’Exupery: “Amare è guardare insieme nella stessa direzione….”. Ossia credere ciecamente che quello che ci unisce è molto più grande di quello che ci potrebbe dividere.
Questo è fondamentale.
Avere una scelta di fondo nella vita é come sempre dicono in Brasile, “meio caminho andado”.
Poi ci sono tantissimi accorgimenti che nascondono in se un amore che si vuol rinnovare e che non vede l’ora di scoprire nuovi modi di esprimere il quanto si ama.
È chiaro che quando ci troviamo con persone sempre solari, sorridenti, pronte a servire concretamente, è molto più facile mantenere l’amore sempre su.
Ne ho fatto l’esperienza.
In qualche comunità qualcuno aveva il dono innato della solarità; così al suo arrivo sembrava scoppiare all’improvviso la primavera, la gioia.
E anche l’arrivo di difficoltà e di sofferenze, per la loro presenza, avevano un gusto nuovo, diverso, che non lasciava mai spegnere la luce della speranza e della serenità per poter ricominciare.
Ma non tutti possiamo essere così. C’è anche gente silenziosa che ama in silenzio ma è altamente positiva, perché ha il dono di essere al posto giusto al momento giusto.
L’amore bisogna coltivarlo. E nell’amore vero pian piano importano sempre meno le cose anche se importanti, perché è l’anima che prende il suo posto con le sfumature di divino al posto delle delicatezze umane.
Quella tenerezza delicata sempre attenta ad abbracciare il corpo, i corpi e le anime, perché si alimenta di silenzioso perdono, di cura, ti prontezza nel servire, di presenza, soprattutto di presenza. È la chiave d’oro per dimenticare il passato e ricominciare.
L’amore cresce in una coppia ma anche in una comunità, quando investiamo nella goccia della nostra vita che è nell’attimo presente, per farlo diventare un concentrato divino di perdono, di luce, di colore, di incontri, di sorrisi, di abbracci, di preghiere.
È guardando il cielo da quella goccia, da quel millimetro d’anima, possiamo scoprire che ogni nostra convivenza è come la luna: se non cresce…..inevitabilmente diminuisce e scompare.
Mantenere vivo l’amore tra noi è l’assurdo di “riuscire a perderlo sapendolo, proprio per amore”….. perché è li che lo stiamo veramente incontrando. È lì che è vivo. Anche quando non sembra…..aspettate un po’… C’è.
Allora coraggio:
Oggi…..contemplate quel millimetro di goccia….
Don Nino
12.5.2020

 

11 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“CREDERE NELLA FORZA DELLA PAROLA DI DIO” :
Se notate bene, il passaparola di oggi riprende le due parole chiave degli ultimi due passaparola:
“Nutrirsi della Parola di Dio” e “l’amore scambievole ci rende forti..”.
Ecco oggi insieme le due parole chiavi: “Forza e Parola.”
Ed è vero che la forza di ogni cammino di fede è proprio la Parola.
“Sulla tua Parola… gettero’ le reti”. Come a dire, non riesco a capire molto di quello che mi chiedi, ma se me lo chiedi Tu, io le reti le butto e le buttero’ sempre anche contro ogni logica umana, perché credo in te, solo in te, Signore”.
E sempre lo stesso Pietro:
“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”.
Il cammino tormentato della fede di Pietro è il cammino di fede di ognuno di noi, che ogni tanto ha delle amnesie, delle stasi, dei momenti di fermata un po’ confusa, ma che tra le lacrime del pentimento subito ridiventa “estasi” coraggiosa, nuovo inizio, nuova luce, fede incrollabile che lo porterà fino al martirio.
È sempre con quella luce: “Sulla tua Parola”.
Come qualche anno più avanti dirà anche Paolo: “Scio cui credidi”…..”So, conosco Colui nel quale ho posto la mia fiducia….”
Personalmente, un passaparola questo che mi ricorda e mi da più forza e coraggio per vivere la Parola di vita che Chiara Lubich mi aveva dato come luce per la mia missione in Brasile già nel 1977: “Non avrò paura del Vangelo, perché esso è la forza di Dio”.
Ed è luce e forza che nei momenti più difficili mi prende per mano e mi conduce. Luce e forza che ogni giorno mi riporta alla gioia dell’esperienza del ricominciare sempre ad essere dono nonostante tutto.
Non so se conoscete questa frase che ha in sé una vera profondità divina: “Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona”.
Ecco, questo è credere nella forza della Parola, la quale essendo amore, è sempre luce e dono che si rinnova.
Questo è, deve essere, il nostro “vivere”.
Oggi allora non contentiamoci di “sopravvivere”, ma coraggio, “viviamo” ogni momento in pienezza, sulle orme della forza della Parola…
Don Nino
11.5.2020

 

10 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“L’AMORE SCAMBIEVOLE CI RENDE FORTI”:
La forza che ci viene dall’amore è impressionante. Che cosa è che non riesce a inventare? Si dice che vince anche la morte: è non è forse vero?
Quanto amore che rimane indelebile nel ricordo delle persone che ne sono state segnate per sempre, per tutta la vita.
Mi sono fermato un po’ a riandare come in una carrellata a tanti, innumerevoli atti d’amore compiuti in gioventù dopo essere stato folgorato dall’esperienza trasformante dell’amore di Gesù in mezzo a noi.
Che entusiasmo, che ardore, che forza..!
Ve ne racconto una.
Nei tempi di giovane prete verso il 1970, circondato da giovani e ragazzi sempre intorno all’oratorio dell’epoca che io dirigevo, con tanti campi di interesse come lo sport, la musica, la cultura e anche attività per la lotta contro le disuguaglianze sociali………
Un giorno ero andato con due giovani a celebrare la messa nel Santuario San Paolo di Monti dove avevo già lavorato quasi due anni come viceparroco.
Eravamo ad agosto e ritornando, tra Ala’ dei Sardi e Budduso’ mi ricordo che abbiamo incontriato un uomo a piedi sul ciglio della strada sudato e stanco…. Alzò il braccio, ci fermiano e ci chiese un passaggio per avvicinarlo il più possibile a Nuoro, città abbastanza lontano e con le strade di quei tempi poi….
Mi fermo con la mia 600, gli dico che noi ritornavamo a Ozieri….
Ma, ecco una luce….Uno sguardo ai ragazzi e…..via verso Nuoro..
L’abbiamo portato proprio a casa sua.
Nel viaggio parlavamo della bellezza del volerci bene come fratelli e l’uomo non credeva ai suoi occhi……
Siete diversi…gli altri giovani avrebbero parlato solo di ragazze…e voi di Gesù….”che sta viaggiando con noi”
Ricordo che c’era una forza tale tra noi che saremmo andato anche in capo al mondo.
Arrivati sotto casa sua ha chiamato la moglie e i due figli, tutti stupiti; ci hanno invitato a entrare a casa….hanno preparato una piccola cena…
Siamo rientrati a Ozieri verso l’una del mattino.
Si, la forza di Gesù era con noi….Come non pensare a Emmaus?
Al ritorno per noi era chiara una cosa: “Non era come se Gesù fosse tra noi, ma era tra noi ….senza il “come”.
Lui Gesù era presente si ed era Lui la forza dell’amare e la gioia di fare 100 chilometri in più per amare.
Perché quando Lui è presente abbiamo la forza e la gioia di andare anche in capo al mondo per amore.
Quando tra noi c’è l’amore scambievole nasce tra noi una forza che mai avremmo pensato e così anche una gioia indescrivibile.
Tanti anni sono passati, ma quel viaggio nato dall’amore scambievole è rimasto indelebile nel ricordi e nel cuore.
Le esperienze d’amore non invecchiano mai!
Ma se l’entusiasmo giovanile porta a queste piccole “pazzie d’amore”, anche oggi in altri modi possiamo farlo. Basta avere insieme persone con le quali amarsi scambievolmente pronti a dare la vita gli uni per gli altri.
Così scopriamo sempre di più la forza del Forte, di Gesù tra noi…..Ed è una forza che non ha età, non ha stanchezza, non ha tramonto.
Le modalità poi saranno diverse dipendendo dalle situazioni, ma anche oggi noi tutti possiamo fare questa esperienza….
Perché se le nostre forze diminuiscono per mille motivi; la forza del Forte, no…..Dipende solo dall’amore…..
Anche a 80 anni!
Don Nino
10.5.2020

9 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO. MARIA MADRE MISSIONARIA
In questo periodo una domanda possiamo farcela anche relativamente a chi e cosa è stata per noi, Maria di Nazareth, la madre di Gesù. Fin dall’inizio della pandemia e delle ristrettezze ho avuto sollecitazioni per pregare la Madonna e anche perché il suo Santuario fosse aperto all’incontro con la gente e alla preghiera. Diverse sono le testimonianze di chi è andato, magari dopo tanti anni di assenza dalle chiese. Maria la troviamo che mostra il suo Figlio, perché è il suo onore e in nostro bene. L’amicizia con Gesù è una relazione fondamentale per il nostro cuore. Spesso vediamo che Gesù verso di noi compie qualcosa… un gesto, un dono, una benedizione. Si impara anche da quelle semplici immagini. Ma soprattutto godiamo dei doni di grazia che la Madre di Gesù vuole continuare a farci, fedele al mandato ricevuto: ‘Donna ecco tuo figlio’, ‘ Figlio ecco tua madre’.

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Nino Carta Osidda

“NUTRIRCI ATTIMO PER ATTIMO DELLA PAROLA DI DIO”:
“Dio che nei tempi antichi aveva parlato molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo del profeta, ultimamente ha parlato a noi per mezzo del suo Figlio…”.
È la fantasia di Dio nel voler dialogare con noi sue creature e nel trasmetterci il suo amore e la sua vita.
Ed il canale divino è sempre il Figlio, la seconda persona della Santissima Trinità che è la sua Parola, il suo comunicarsi ed esprimersi al mondo.
I diversi modi di manifestarsi ci portano in Dio, nel suo Essere, nel suo Fare, nel suo Dire.
Nel suo Essere come Amore e solo amore; nel suo Fare perché il mondo e l’uomo siamo intrisi d’amore; nel suo Dire, nell’annuncio dell’Amore fatto carne che è morto e risorto per amore.
La Parola allora ci guida per farci capire questo nutrimento divino che ci viene donato attimo per attimo e quasi trapiantato in noi nella dinamica dell’essere, del fare e del dire, vero cammino di divinizzazione che è un continuo e-ducare, togliere dal nostro intimo questo essere a Sua immagine per poterlo “vivere”, per foterlo “fare” e per poterlo “dire”….
E così, in ogni attimo presente della storia;
per questo la Parola è nutrimento continuo. È come se in questo momento Dio dicesse la sua Parola solo per me.
Come ci insegna Mosè nel Deuteronomio: “La Parola è la nostra vita”.
La Parola ascoltata, meditata e vissuta diventa intima e profonda preghiera e luce del cammino.
Ma diventa ancora più splendente e coinvolgente quando tra fratelli ci si comunica come dono ciò che essa ha operato in noi….. Il vai e il vieni dei frutti dela Parola ci da la possibilità di un nutrirci reciproco di essa attimo per attimo.
Ed è così che nasce la comunità.
Ecco perché ogni tanto anche attraverso il passaparola vi invito a fare dono agli altri, anche via Whatsapp, delle esperienze vissute…vero pane che ci spezziamo gli uni gli altri come fratelli.
Anche oggi.
Non solo la Parola scritta, regolarmente punto di partenza al mattino, ma tutta la vita che ne sgorga e che deve diventare Parola che nutre.
Anche le briciole che cadono dal tavolo?….
Si anch’esse sono importanti.
Nutriamocene e mettiamole in comunione.
È nutrimento che va e nutrimento che viene….
attimo per attimo!
Don Nino
9.5.2020

 

8 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“VOLERE IL BENE DELL’ALTRO” :
Certo che ormai mi ero affezionato alla parola pace. Ma in fondo quale bene più grande possiamo augurare agli altri del dono della pace?
È questo il saluto di Gesù agli apostoli nel Cenacolo: “La pace sia con voi”. Ed è questo il saluto che ogni prete dona nella celebrazione della santa messa, che in questi tempi di distanziamento sociale, rimane il vero e l’unico segno della pace.
Volere il bene degli altri è volere che essi abbiano la pace nel cuore, in famiglia, col prossimo, col differente, con l’ambiente, con tutto il mondo.
Però oggi, in modo molto fino e sapiente, il passaparola sottolinea non il voler bene, ma il volere “IL” bene.
Il voler bene molte volte può confondersi con un “ho bisogno di te, mi manchi, ti voglio per me, sei il mio amore..” e così via.
Il volere “IL” bene invece è come la purificazione dell’espressione voler bene, perché sottolinea che il centro del voler bene non sono io ma è l’altro.
Così per esempio tra marito e moglie dichiararsi l’amore vuol dire: “Voglio la tua felicità, perché io sarò felice solo quando tu sei felice”.
Volere “Il” bene allora è morire, scomparire come nella dinamica divina dell’amore trinitario.
“Io Padre, solo esisto per te Figlio”. E poi la risposta, incanto ed eco eterna: “Io Figlio, esisto solo per te Padre”. Ed ecco immancabile, il profumo e la delicatezza del Terzo, tutto soffio d’amore, che non può non essere l’abbraccio eterno fra i due; l’atmosfera infinita dello Spirito Santo.
Potremmo dire che il voler bene è ancora un amore nella sfera dell’eros; volere “IL” bene invece è solo Agape.
È per questo che volere “IL” bene in vita è per noi sempre un continuo divenire, un continuo dirlo, scriverlo, pregarlo, anche sforzarci di viverlo, ma senza mai riuscirci in pienezza.
Diciamo la verità; tu che sei mamma e dopo l’ennesima monelleria di tuo(a) figlio(a) (gli) le hai dato una bella sculacciata. Forse gli hai voluto bene molto di più con la sculacciata, perché, anche con sofferenza, l’hai fatto per “IL” suo bene.
Anche il nostro rapporto con la Chiesa è così. Ci vuole bene veramente perché dimostra sempre di volere “IL” nostro bene.
Per esempio in questa storia di messe subito o di ancora no, aspettiamo.. ecc…..ho sentito qualche lamento…
“Ma questi vescovi…”. “Ma dovrebbero far rispettare di più la libertà di culto…”. E un po’ così…..
Poi,….ascolti, mediti, preghi….credi… e ti accorgi come la Chiesa è veramente Madre e Maestra; accarezza ma anche insegna. Vuole veramente “IL” nostro bene come una mamma e come una vera maestra.
E così è un po’ in tutta la nostra vita, dialettica continua tra il volere bene e volere “il” bene.
È proprio questo è il famoso santo viaggio di cui ogni tanto parliamo con entusiasmo, ma anche con fatica…..
In questi giorni nei quali il passaparola ci accompagna come accarezzandoci di pace e di bene abbiamo tante opportunità di vivere questa esperienza.
Di pace in pace….di bene in bene…per “IL” bene!
Ed oggi?
Don Nino
8.5.202

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO: QUALE RAPPORTO CON NOI STESSI?
Le situazioni di questo periodo, dicono molti osservatori, hanno messo in risato aspetti dell’ umano, che avevamo dimenticato o non volevamo considerare: quali la nostra vulnerabilità, impotenza, fragilità, mortalità. Temi difficili da affrontare, ma preziosi per riflettere sul senso dell’ umano e sul grande mistero della vita, come ci è stata donata da Dio. Offro uno spunto di interpretazione da V. Andreoli. “Sento forte il desiderio di svelare la mia fragilità, di mostrarla a tutti coloro che incontro, che mi vedono, come fosse la mia principale identificazione di uomo, di uomo in questo mondo. Un tempo mi insegnavano a nascondere le debolezze, a non fare emergere i difetti, che avrebbero impedito di far risaltare i pregi e di farmi stimare. Adesso voglio parlare della mia fragilità, non mascherarla, convinto che sia una forza che mi aiuta a vivere” ( L’ uomo di vetro, incipit). “La fragilità descrive semplicemente l’uomo che ha bisogno dell’altro e così, la fragilità dell’uno insieme a quella dell’altro o degli altri è la condizione necessaria per vivere… attraverso quel legame diventa più facile vivere. Moltitudine di fragilità singole che unite porterebbero all’espressione più alta della vita umana, sia pure sempre nella fragilità “(Beato solitudine).

 

7 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO: QUALE RAPPORTO CON DIO?
Questo periodo ha messo in luce il grande valore che è la preghiera contemplativa. E’ l’atto di chi, con animo credente, si mette davanti a Dio come a un amico e inizia a dialogare e a lasciarsi coinvolgere da quel Tu infinito, assoluto, eterno. Il nostro mondo era pieno di troppa fretta e distrazioni e invece ora il silenzio, un positivo ‘non far niente’ , la memoria riflessiva profonda, ha favorito l’atto contemplativo e ci ha aiutato a scoprire un Dio più vero e vivo. La luce che ne deriva porta anche significato e risposte alla vita che si scontra con la morte. Nella contemplazione io vedo e preparo l’oggi in vista dell’ Aldilà che già intravedo nella fede. Oltre la religione ci sono anche molte psicologie positive moderne che attestano il valore di questa attitudine. Dovremmo ritagliarci spazi e possibilità per continuare questa forma di preghiera.

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Nino Carta Osidda

“Dire Si alla pace: aiutiamo a costruire un mondo di pace” :
È pace che non finisce mai! Il passaparola in questi giorni ci ha invaso cuore, mente e anima con l’invito alla pace, ad aiutare a costruire un mondo di pace.
Ed in questo momento sento vibrare dentro di me le voci melodiose e le parole profetiche del Gen Rosso che una trentina di anni fa cantava come espressione viva e sorridente della pace contaggiante della unità tra loro:
“Semina la pace e tu vedrai che la tua speranza rivivra’; spine tra le mani piangerai ma un mondo nuovo nascerà.
Si nascerà il mondo della pace, di guerra non si parlerà mai più. La pace è un dono che la vita ci darà, un sogno che si avverera’ ”
Non è certo una novità pensare alla pace come un sogno, un desiderio, una utopia, un qualcosa da realizzare piuttosto che assaporare.
Ce lo hanno gridato a voce alta proprio con le stesse parole San Giovanni Paolo II e Nelson Mandela: “La pace è un sogno, ma può diventare realtà”.
Anche noi dobbiamo dire Si a questo sogno del mondo unito nella pace.
Notate che nel passaparola il Si è con l’esse maiuscolo, proprio perché non è sufficiente parlare di pace, ma dobbiamo crederci con tutto il nostro essere.
Per questo il Si alla pace nel mondo deve essere un Si alla pace dentro di noi; un Si alla pace nella nostra famiglia; un Si alla pace con il nostro prossimo; un Si alla pace con ogni diversità; un Si alla pace con l’ambiente e con la natura; un Si alla pace con tutti quelli che hanno bisogno….
La pace è come l’amore: o tutto o nulla. Come non si ama a pezzetti, così non esiste nella nostra vita una pace a pezzetti.
Con il nostro Si in tutte le espressioni della nostra vita che il passaparola ci ha proposto, possiamo dire veramente che stiamo aiutando a costruire un mondo di pace.
Come proposito personale per oggi, io mi ripeterò ogni tanto soprattutto in qualche momento di difficoltà “Semina la pace e poi vedrai…”.
E nel pomeriggio uno dei tre rosari nel parco avrà come giaculatoria al posto dell’Ave Maria proprio questa invocazione:
“Gesù aiutami a seminare pace”.
Maria, regina della pace, sarà felicissima.
Don Nino
7.5.2020

 

6 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“FARE PACE CON LA SOCIETÀ: SOSTENIAMO I PIÙ BISOGNOSI” :
E l’orizzonte della pace va……
Il passaparola è proprio la proposta di una continuo camminare che mai avrà confini.
È un cammino che dal cuore, passando per la famiglia e per l’incontro con il prossimo, mette in risalto la bellezza e la ricchezza delle diversita e ci invita al rispetto dell’ambiente dove viviamo, per farlo respirare e vivere; fino ad arrivare alla società, al modo di organizzarsi dell’uomo con tutta la sua inventiva (dono di Dio) ma anche le sue contraddizioni.
Ed è qui che la parola pace è indissolubile dalla parola giustizia. E non certamente una giustizia solo tecnica e distributiva, ma una giustizia che prima di essere solo un dare cose a chi ne ha bisogno, è un modo di essere, di pensare e di vivere.
San Giovanni Paolo II ci insegnava che “la pace richiede queste condizioni essenziali: verità, amore, libertà e giustizia”. Sono queste 4 virtù che ci danno la possibilità di accogliere la pace come dono di Dio alle creature, ma anche come dono che ci facciamo noi stessi gli uni agli altri.
La verità, per poter leggere con amore e sincerità la storia, dove è sempre più forte la realtà di migliaia di ricchi sempre più ricchi, alle spalle di miliardi di poveri sempre più poveri.
La giustizia da così alla verità la possibilità di leggere i meccanismi iniqui dei sistemi socio-politici, cristallizzati in ideologie dove i totem sono la libertà a tutti i costi e una uguaglianza innaturale che non tiene conto delle persone, delle culture, dei cammini religiosi.
Senza illuminare e insaporire la verità sia della libertà come della uguaglianza con l’anima della fraternità, continueremo per secoli lottando per la mia ideologia e per il potere che ne consegue, senza guardare all’uomo e alla società concreta.
Solo se in questi meccanismi tante volte perversi immettiamo l’olio della fraternità che ci fa famiglia, possiamo aspirare ad una vera libertà ed ad un vera uguaglianza che generano in continuazione la pace.
Questo poi si esprime giustamente in atti di carità, nell’aiuto ai bisognosi, in tutte quelle esperienze emozionanti e stupende di tanti che abbiamo potuto vedere e contemplare con occhi lucidi in questi tempi di pandemia.
Ma che, se non stiamo attenti, possono restare albori di primavera che si seccano con il caldo forte dell’estate, se l’acqua cristallina dell’essere fratelli non li innaffia in continuazione.
L’assistenzialismo è destinato a morire se mancano cuori nuovi.
Pace e giustizia: sempre avremo questa dialettica. Ma ogni esperienza storica ci deve aiutare a prendere coscienza e una visione non politica, ma “Politica” della storia, che fa del “sostenere i bisognosi” una nuova coscienza della giustizia e quindi di una vera pace.
In questa conversione del cuore anche il pacco Caritas diventa un forte grido politico, come anche spendere un po’ di tempo con i fiori e l’ambiente o nell’ascoltare l’altro scoprendone la sua bellezza.
Nella pace vera il più piccolo atto d’amore si sposa con il più grande atto di eroismo e i più grandi ideali.
La chiave è un cuore nuovo, un amore sempre nuovo.
Don Nino
6.5.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO: QUALE VITA IN FAMIGLIA?
Riporto una riflessione di papa Francesco: «Dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino, famigliari, amici. Capire che nelle piccole cose c’è il nostro tesoro. Ci sono gesti minimi, che a volte si perdono nell’anonimato della quotidianità, gesti di tenerezza, di affetto, di compassione, che tuttavia sono decisivi, importanti. Ad esempio, un piatto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata… Sono gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia senso e che vi sia comunione e comunicazione fra noi» Si accettano contributi

 

5 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“FARE PACE CON L’AMBIENTE: PORTIAMO LA PACE CON GESTI CONCRETI” :
È il quinto passaparola di seguito che ci invita a “fare pace”….e la pace di oggi è uma delle grandi sfide dei nostri tempi.
Parlare d’ambiente ormai è diventato pane quotidiano, come ascoltare il grido di dolore della natura e i suoi gemiti in tutto il mondo.
Beh… però “gesti concreti” da parte nostra non è che se ne siano visti tanti.
A me da un po’ di tempo, da quando Dio mi ha portato a vivere qui nel parco di Osidda, l’ambiente sta parlando sempre di più e sta aprendo l’anima e il cuore ad altre prospettive e dimensioni della vita.
Oggi, 5 maggio, celebriamo la festa patronale in onore di Sant’Angelo martire. È il mio vicino di casa, entro a casa sua dalla porta di servizio e mentre lo prego lo sto riscoprendo sempre di più come persona, missionario, religioso carmelitano, martire e dottore della chiesa.
Fu martirizzato nel 1220 a Licata in Sicilia, mentre predicava condannando profeticamente lo stato di peccato di un certo Berengario, signorotto dei tempi, che conviveva con la sorella dalla quale aveva avuto due figli.
La sorella si converti, lo lasciò e lui per vendetta proprio in chiesa nell’ora della predica gli si è avventato contro e lo ha colpito al cuore con la spada.
Angelo è morto dopo 4 giorni perdonando il suo assassino.
Oggi sono 800 anni, è inizia l’anno giubilare che voleva essere pieno di pellegrinaggi e di manifestazioni, purtroppo rinviate per l’epidemia che stiamo vivendo.
Ma il triduo di preparazione, i vespri solenni di ieri e la messa di oggi alle 17.30 con la presenza del nostro Vescovo Corrado, teletrasmessi in streaming, anche se a porte chiuse e con poche persone sono stati e sono veri momenti di Dio.
Quando stamattina ho visto il passaparola ho sentito una gioia immensa e mi è sembrato come la “rivincita” di Angelo che ha scelto di vivere nel parco di questo piccolo paese.
Tante volte vi ho accennato quanta gioia mi sta donando il fatto di essere venuto anch’io ad abitare qui a fianco a Lui, tra il verde, i fiori, gli uccelli, pecore e vacche, canti, profumi, aria che allarga i polmoni…..
E proprio nella sua festa Angelo ha voluto che il passaparola parlasse di ambiente.
Mi sembra che ogni piccolo gesto della giornata come fare un po’ di giardinaggio, aiutando fiori e piante a crescere armoniosamente, faccia parte della liturgia orante ed eucaristica….cui anche la natura e l’ambiente partecipano felici.
Innaffiare, togliere fiori e foglie secche sta diventando un vero rito…e un grazie, una vera “Eucarys” naturale da ridonare a Dio nell’ostia e nel calice.
Se è vero che l’ambiente ce lo facciamo noi, è anche vero che è l’ambiente che lentamente ci forma, ci da i tempi, intenerisce il cuore e ci incanta. E ci fa capire che non possiamo comandare la natura e la madre terra, se non obbedendo ad essa, ai suoi ritmi, ai suoi tempi, ai suoi amori.
Per questo San Francesco la chiama sorella e madre….
Starle così vicino ogni giorno riempie solitudini e paure e mi fa riscoprire sempre di più il dono di fratello Angelo, vicino di casa, in questo focolare così originale.
E pare che qualcuno si sia accorto di questo. L’anno scorso una coppia di uccellini hanno fatto il nido nel davanzale del finestrino di uno dei bagni….
Sapete che quest’anno sono ritornati? Il nido è già pronto e dando uno sguardo molto discreto ho notato che sono già arrivate le uova.
Mi ha dato una grande gioia. Si, si sentono veramente a casa…
Cosi lascio ogni giorno loro qualche chicco di riso vicino al nido..
Liturgia cosmica, liturgia della festa patronale….cosi lontane e così vicine.
Fare pace con l’ambiente e scoprire che la terra madre ci copre di pace….
In questa pace do il benvenuto al Vescovo Corrado……
Stasera saremo poche persone, ma ci sarà tutto l’ambiente che celebrerà con noi.
Grazie Angelo, fratello mio, e auguri!
Don Nino
5.5 2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO: QUALE ECONOMIA?
Il tema economico è al centro dei ‘cambiamenti’ imposti dal coronavirus. Un’occasione per reimpostarla? Propongo la riflessione di un docente della Università Cattolica, Emanuele Parsi. “Spero in un Rinascimento, (e non una Restaurazione) che scommette sulla capacità di costruire un’interdipendenza più solida perché fondata sulla protezione del suo fattore più vulnerabile: quello umano. Molto dipenderà dalla nostra capacità di cogliere l’opportunità offerta dalla pandemia per aggredire gli aspetti strutturali dell’assetto politico ed economico che devono essere modificati: come è accaduto dopo la Grande depressione degli anni Trenta, dopo la Seconda guerra mondiale e dopo la crisi degli anni Settanta (in quest’ultimo caso nella direzione opposta alle due precedenti). L’ipotesi è che proprio la magnitudine con cui la pandemia sta colpendo gli Stati Uniti provochi non solo un decisivo ricambio della leadership (a novembre) ma un vero e proprio riorientamento delle politiche e dei principi che le ispirano: in una direzione più progressista, inclusiva e solidale. Paradossalmente, la dissipazione del potere americano sarebbe limitata dalla capacità di formulare un “New Deal per il XXI secolo”, in grado di suscitare la convergenza delle democrazie occidentali e l’uscita dal paradigma neoliberale. Questa sarebbe la sola via per riconciliare politica ed economia, democrazia e mercato, libertà e solidarietà così da rendere le nostre società più eque e quindi più solide, proteggendole da futuri shock esterni e da eventuali disordini sociali di vasta portata. Di fatto, sarebbe il solo scenario compatibile con la rivitalizzazione delle democrazie e con una radicale trasformazione della Ue più in linea con lo spirito dei Padri fondatori, ovvero quello di un innovativo e maestoso progetto innanzitutto politico.” Si accettano contributi vostri.

 

4 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO: IL RAPPORTO COL CREATO
Il 22 aprile si è celebrata la ‘ 50° Giornata della Terra’ e papa Francesco ha definito questo particolare momento: ‘ un’occasione per rinnovare l’ impegno ad amare la nostra casa comune e a prenderci cura , in essa, dei membri più fragili. Soltanto insieme e facendoci carico dei più deboli possiamo vincere le sfide globali’. La terra è ancora amica dell’ uomo? Crediamo di si: lo dimostrano i tanti ‘orti’ che la gente si è messa a fare in casa o nel giardino; lo dimostrano gli animaletti che ci hanno fatto compagnia in casa o sono stati pretesto per uscire un po’ fuori… E che dire delle meravigliose giornate primaverili che ci hanno allietato i giorni e la preghiera in questo periodo? La natura però ci chiama a responsabilità, ci scuote nella coscienza, forse ci metterà ancora alla prova (siccità?) perché essa è ferita dai nostri modelli di vita che definiamo ‘di sfruttamento’ o dell’ ‘usa e getta’. Modelli da rivedere e come? Cosa stiamo imparando in questo periodo circa il rapporto da avere con la natura? Si accettano contributi costruttivi e propostivi.

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Nino Carta Osidda

“FARE PACE DOVE CI TROVIAMO: ACCOGLIAMO OGNUNO CON LA PROPRIA DIVERSITÀ” :
Che passaparola interessanti in questi ultimi giorni: pace dentro di noi, pace in famiglia, pace con il prossimo e oggi “pace dove ci troviamo”….
É un invito concretissimo a camminare nella pace inventando cammini di pace che non terminano mai, perché il loro limite è solo il cielo. Per questo è un camminare che nasce nella pace, passa per la pace, si alimenta di pace e di pace in pace arriva alla “Pace” con la P grande…che è proprio la pace trinitaria.
Per questo, fare pace è sempre un uscire da noi, un vero amore a cammino per essere profumo di gioia, di speranza e di comunione dovunque ci troviamo.
Perché fare pace è sempre novità, scoperta, orizzonti che non terminano mai: ne raggiungiamo uno ed eccone un nuovo che ci incanta.
La proposta di oggi di fare la pace e poi quella di costruirla nella “diversità” vivendo ogni incontro con lo stupore di un bambino.
Pace senza diversità non esiste, non è vera pace, è pace di cimitero.
Perché diversità è rispetto, conquista, colore, cultura, scoperta, accoglienza, tensione, superazione, cammino. È un arricchirsi continuo di umanità.
Pace è al tempo stesso impegno e dono, lacrime e sorrisi, sangue e Grazia.
Come ci insegna Francesco nel suo magistero: “Ogni volta che le persone si ascoltano l’un l’altra con umiltà e a cuore aperto, i valori condivisi e le loro aspirazioni diventano sempre più luce. E la diversità non è più una minaccia, ma vera grazia, bellezza e pace”.
Vera sapienza allora è saper stare e saper convivere con le differenze, senza volerle eliminare.
Altrimenti il mondo sarebbe una melodia incolore e non armonia come Dio lo ha pensato creandolo….
Nel coro della storia tutti siamo invitati e abbiamo il diritto di cantare con le nostre voci, con le nostre melodie e anche con le nostre stonature….che si compongono nella bellezza e nella grandiosità di miliardi di voci che diventano non solo un’ ecosistema di suoni e canti, ma varietà di colori, di sfumature, di popoli, di continenti, di mari, di fauna e di flora, e soprattutto di razze, di storie e di popoli.
È nella diversità che il mondo si regge; è di diversità che vive, si riproduce, si abbellisce e cresce.
La diversità è vita e tentare di sposarla continuamente con la pace è una nuova pedana di lancio verso altre conquiste, verso una pace sempre in divenire.
E questo…. “dovunque ci troviamo”…
Oggi inizia la seconda fase della quarantena. Con la prudenza che il momento ci chiede, è indiscutibile però che può diventare opportunità di incontrarsi, di riscoprirsi, di accogliersi e di colorare dei colori della pace chiunque incontriamo e qualsiasi luogo dove ci troviamo.
E così sarà sempre più diversità e sempre più pace, luce sempre nuova per l’umanità.
Non mi stanco di dirlo: un vero “Paradiso a cammino”.
Che santo viaggio!
Don Nino
4.5.2020

 

3 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DIALOGHIAMO: RIFLETTERE ORA
Il Dio di Gesù Cristo, il Dio del Risorto, il Dio dello Spirito Consolatore è sempre un Dio storico e mai fermo nel passato. Egli abita la storia e il nostro tempo e ci parla. Cosa ci dice in questo periodo? Abitare il tempo del COVID 19 è anche il lasciarsi interrogare nella nostra mente e fare dei ragionamenti. Cosi chiederò a voi, nei prossimi giorni, di condividere riflessioni su alcuni temi, uno alla volta: il rapporto con la natura, il rapporto con l’economia, il rapporto con noi stessi, il rapporto familiare, il rapporto con gli altri, il rapporto con Dio. Cosa ci porta a scoprire questo tempo così particolare e nuovo? Scrivi qui sotto le tue riflessioni con spirito propositivo e non polemico. Potrebbe essere la voce dello Spirito per noi.

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Nino Carta Osidda

“FARE LA PACE CON IL MIO PROSSIMO: LA PACE CI FA FRATELLI” :
Era impossibile che nella sua sapienza il passaparola non ci invitasse ad scoprire orizzonti nuovi, più ampi, camminando dal cuore in pace alla pace nella famiglia di ieri alla pace di oggi con il prossimo.
E qui i fiori da cogliere nei campi della vita sono innumerevoli.
Anche perché ci è chiesto, alla vigilia di una quarantena-inverno che proprio da domani inizia ad diventare una quarantena-primavera con la possibilità, è chiaro prudente e saggia, di riconquistare degli spazi, del verde, dell’azzurro e alcuni dei fratelli. Così, sentendoci meno soli con incontri solo virtuali, per iniziare a poter incontrare parenti e persone care… anche se un po’ a distanza.
Sapete il primo pensiero che mi è venuto in mente con questa notizia?
“E adesso Nino?… ringraziando la possibilità di incontri e di ascolti, ti ricordi se per caso c’è qualcuno che ha qualcosa contro di te?”.
Già. Posto che sinceramente, non mi sembra che io abbia qualcosa contro qualcuno, il pensiero però mi ha spinto a riprendere in mano per qualche istante, Matteo 5, 23-24:
“Se stai per deporre sull’altare la tua offerta e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all’altare e va prima a riconciliarti con tuo fratello; dopo verrai a offrire il tuo dono”.
Si, fare pace col prossimo è andare aldilà del “ho ragione io”, perché il Vangelo è chiaro: ha ragione è di chi ama di più…
Senza riconciliazione “non possumus”, non possiamo vivere. Dentro di noi ci sarà sempre guerra, perché la riconciliazione è l’anima della pace.
Una riconciliazione che vive di passi, di sfumature e anche di brontolii…”ma chi me lo fa fare..la colpa è sua”; ma che alla fine deve – e ripeto deve – sbocciare nel chiedere scusa anche se la “ragione” potesse essere dalla nostra parte.
Perché chiedere scusa non vuol dire che abbiamo sbagliato, ma che il desiderio di pace è più forte del nostro orgoglio e che la vita e la pace si costruiscono (vi ricordate?) più con i “si” che con i “se”.
Perché solo con i “si” possiamo riabbracciare, piangere, sorridere ed emozionarci insieme.
Sono momenti fondamentali del nostro “paradiso a cammino”, unica e vera vocazione di noi cristiani.
Cammino fatto di piccoli passi e di piccoli atti d’amore.
Come nell’esperienza inviatami ieri da una signora di Roma che non ho la grazia di conoscere personalmente.
Eccola:
“Caro Don Nino, ho passato una nottata insonne. Un litigio forse anche banale con mio marito e ho perso il sonno. Ho pregato tanto fino al momento che il sonno è arrivato. Stamattina mi sono svegliata ancora urtata e non ho nemmeno salutato e dato il buongiorno. Poi miracolosamente è arrivato il tuo meraviglioso passa parola e il mio cuore si è immediatamente rasserenato. Mi sono avvicinata a mio marito e gli ho dato un bacio e ho chiesto scusa. L’amore ci rende migliori. Grazie a te che sei sognatore e ogni giorno mi riempi di gioia. Dio ti benedica.”
Allora:
vogliamo “fare pace con il prossimo?”…
Ecco l’augurio di oggi e…di sempre:
Essere paradiso a…. cammino.
Buon santo viaggio!
Don Nino
3.5.2020

 

2 maggio 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. DOVE SEI DIO?
Torno alla domanda dei giorni scorsi, che poi è una domanda che dovremmo farci sempre. Non è la domanda del dubbioso o dell’ateo, ma del cercatore, del pellegrino, dell’innamorato che più volte abbiamo definito essere la vera figura del credente. La visione teocentrica della vita e di un nuovo umanesimo, ci porta a cercare Dio presente e operante nella vita dell’uomo, accanto a lui e desideroso della sua liberazione e salvezza. ‘Dove sei Dio? ‘ è quindi una domanda permanente che ci deve coinvolgere. Una prima constatazione è questa: Dio ci chiede di ‘stare’ qui e ora e di cogliere la domanda di vita piena. Non vogliamo solo sopravvivere o vivere in mondi paralleli (virtuali o solo spirituali). Abitiamo totalmente il tempo del coronavirus.

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Nino Carta Osidda

“COSTRUIRE LA PACE IN FAMIGLIA : FARE UN ATTO D ‘ AMORE”:
Un piccolo grande passo dal passaporto di ieri al passaporto di oggi, dal costruire la pace dentro di noi, costruendo la pace in famiglia.
Si tratta di un passaggio fondamentale. Dal cuore al cuore, dall’amore all’amore
Non so se conoscete le parole di San Giovanni Paolo II: “La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede i due miracoli più belli che ha fatto : donare la vita e donare l’amore”.
Vita e amore per generare vita in continuazione.
Famiglia e amore per condividere dolori e gioie, discussioni e richieste di perdono, nervosismi e carezze, tristezza e gioie, preghiera e preghiere.
Perché la famiglia è un vero “paradiso in arrivo”; possiamo dire…. un’anticipazione del paradiso, ancora umano chiaro, ma già con il gusto del cielo.
Un’anticipazione che si costruisce passo dopo passo e che ci porta dal normale ma anche profondissimo legame di sangue, ad una trama spirituale in cui il rispetto, la tenerezza, il perdono continuo perdono, per l’azione dello Spirito Santo trasformano l’amore-eri in amore – agape, in vita divina
Così il passaporto di oggi non potrebbe finire senza invitare a moltiplicare atti d’amore.
Bellissima immagine: atto e atti d’amore, perché la famiglia già per la sua esistenza è e deve essere un continuo atto d’amore.
Poi, durante il giorno, splende di piccoli atti d’amore, spesso nascosti, invisibili ma veri, sofferti e quindi divini.
Quando per motivi di lavoro o per altri motivi di più, abbiamo bisogno di uscire di casa per molte ore, sono convinto che, chi lascerà il terreno sacro della casa sono i piedi; il cuore, mai.
Concludendo, ecco un suggerimento. Perché non mettere in comunione l’atto d’amore che suonerà di più la tua vita oggi? Chi vuole può farlo inviando l’esperienza al mio whatsapp privato.
Chi lo sa: può essere luce per molti.
Finendo di scrivere, ecco, mi sono fermato un po ‘, ho guardato il passaporto e sono rimasto stupito. ” Ma quello che ho scritto non è una cosa da sognatore?”.
Credo di sì.
Ma parlando della famiglia perché non sognare e non sognare in grande?
Dopotutto Dio è la famiglia.
Pe Nino
2.5.2020

 

1 maggio 2020

Nino Carta Osidda

“FARE PACE CON ME STESSO: LA FRATERNITÀ UNIVERSALE COMINCIA DA ME” :
Questo passaparola per come ci è presentato dispenserebbe ogni commento.
La bellezza e la profondità che ci offre le vedo in questo sposalizio tra il personale e l’universale, tra il cuore e la fraternità, tra inizi dentro di noi che non terminano mai perché diventano continua proposta di vita per la storia.
Mi sono chiesto varie volte quando è che mi sento in pace dentro; e sempre la risposta dell’esperienza mi dice che sento pace dentro quando sono libero dagli attaccamenti; quando sono consapevole che niente e nessuno mi appartengono, ma che sono io che appartengo agli altri.
E invece non sono in pace, quando tradisco la mia vocazione di essere dono, senza aspettare con ansia e delusione che gli altri siano dono per me.
Così sono in pace quando saluto chi non mi saluta, quando sorrido a chi non mi sorride, quando aiuto a chi mai mi ha aiutato; quando perdono sapendo che non sarò perdonato.
Essere in pace con noi stessi è vivere sempre “in uscita”, vivere in un continuo “esse ad” in un andare verso l’altro, consapevoli che è proprio l’altro la mia realizzazione e il mio cielo.
Andare verso gli altri, essendo tutto “si” come Gesù in croce, perché tutti i “no” di coloro che incontro siano illuminati dall’amore.
Direbbe Papa Francesco, accogliere gli altri non perché i miei “se” hanno risposta, ma perché i miei “si” vanno aldilà dei “se”. Vive dei “se” chi vive mormorando dentro:
“Gli sorrido se mi sorride, lo aiuto se mi aiuta, lo perdono se mi perdona”…….
No! Vivere nei “se” è terribile. Essi seminano solo guerra dentro di noi.
I “si” no; essi seminano la vera pace.
Immaginate 7 miliardi e mezzo di uomini che vivono di “si” e non di “se”: ma è chiaro che la fraternità universale sarebbe già una realtà.
Ma, restringiamo un po’ la visione: immaginate che tutto il nostro paese vivesse di “si”, che il “si” fosse la dinamica della vita della nostra comunità e delle nostre famiglie. Non sarebbe questa una vera fraternità, un vero Eden, un oasi di pace anche nella tragedia che stiamo vivendo?
Chissà che non sia proprio questo l’insegnamento di questa terribile esperienza del corona virus.
Le malattie e le pandemie vengono e vanno via a poco a poco, ma il vivere per l’altro, l’essere solidale e il sentirsi fratello di tutti, questo non potrà mai passare: questo deve essere sempre l’aria che respiriamo, il filo d’oro che unisce cuori e storia.
Perché è qui che si sposano e trovano armonia il dentro di noi e il fuori di noi, il nostro cuore e l’umanità.
E questo è il nostro dover essere; questo è l’Eden, questo è il paradiso perduto.
Allora, coraggio:
“si”, ma senza “se”?
Don Nino
1.5.2020

30 aprile 2020

Nino Carta Osidda

“ESSERE VIGILANTE NEL MOMENTO PRESENTE” :
Il commento più bello e attuale a questo passaparola mi pare ce lo ha fatto Papa Francesco nella messa a Santa Marta di avant’ieri: “In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo e a tutti noi la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni”.
Parole di un padre che io come figlio mi permetto di sottolineare dando alle due virtù prudenza e obbedienza il nome… vigilanza.
Ormai siamo tutti in ansia e non vediamo l’ora di vederci un po’ più liberi, di partecipare, di abbracciare, di incontrare gli amici e la comunità… Però l’esperienza ci dice che il prezzo della libertà è una continua vigilanza.
È per questo che vigilare deve essere un nostro dovere continuo non solo per noi, ma per tutti. Proprio perché vigilare è fondamentalmente un atto d’amore e quindi di rispetto verso tutti quelli che incontro o che potrei incontrare.
L’amore, o è concreto nel momento presente o non è vero amore.
Sentite cosa scrive il Vangelo apocrifo di Tommaso in una frase attribuita a Gesù: “Ama tuo fratello come la tua anima e vigila su di lui come la pupilla dei tuoi occhi”.
Se l’invito alla vigilanza risuona in noi solo come una legge o un obbligo diventa terribile perché ci fa sentire schiavi.
Ma se è un amare concretamente gli altri è un vero grido di libertà.
Anche ieri sono uscito come ogni pomeriggio, ben imbaccuccato perché il venticello era freschetto e un po’ fastidioso, nel parco davanti a casa per camminare e dire il rosario….
Ero proprio in ordine secondo le regole di questi giorni.
Ero vigilante si, anche se per quasi un’ora non ho incontrato nessuno.
Ma proprio al rientro ecco un pastore col suo camioncino; ha rallentato un po’ e vedendo il rosario tra le mie mani grida: “Don Ni’, mi può dire una Ave Maria che ne ho molto bisogno?”. “Chiaro, gli rispondo, diciamola adesso stesso insieme”. Dopo averla recitata a voce alta, gli ho dato anche la benedizione….
Eravamo a un tre, quattro metri di distanza…. Il suo grazie, vibrante come la sua gioventù, mi ha invaso il cuore e l’anima.
Ecco, la vigilanza non impedisce di amare nel momento presente, anzi può diventare preghiera e grazia.
L’invito allora che sento che fa a me oggi il passaparola, è quello di trasformare le regole in amore…..
E quando sono oggetto del nostro amore, Dio pensa al resto……
Coraggio….
Don Nino
30.4.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di mons. GUALTIERO BASSETTI. VERA CRISI E’…
Quella che oggi stiamo vivendo è certamente un’ora di crisi; “crisi” nel senso profondo della parola, dal greco “giudizio”: un’occasione cioè per operare un giudizio sulla realtà e sulla nostra vita, e per compiere delle scelte. È anche un’ora “apocalittica”, ma nel senso biblico del termine: non cioè “distruzione”, ma “rivelazione”. In quest’ora della storia, il Signore ci rivela per quel che veramente siamo, per quello in cui realmente crediamo. Mi auguro che questa “crisi” e questa “apocalisse” si trasformino in un’opportunità che ci aiuti a confidare meno nelle nostre forze, ad abbandonarci all’aiuto che viene dal Signore, e ad essere più solidali gli uni verso gli altri. Spero che ne nasca quella compassione universale radicata nella Misericordia di Dio che ci renda più umani, nella convinzione che l’ultima parola della vita non è né la sofferenza, né il dolore, né la morte, ma l’amore, la bontà e la Resurrezione.

 

29 aprile 2020 – Santa Caterina da Siena Patrona d’Italia

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di mons. GUALTIERO BASSETTI. DOVE SEI? /2
Di riflesso, alla luce di questa domanda sull’uomo, nasce una nuova domanda su Dio. Non tanto quella già ricordata: «Dov’è Dio?». Ma piuttosto: chi è Dio? In quale Dio crediamo, prima ancora di chiederci dove egli sia? Di chi stiamo parlando? Di Dio o del vitello d’oro?
Nel cammino nel deserto, la grande tentazione di Israele è infatti quella di costruirsi un dio su misura, il vitello d’oro (cf. Es 32). Non si tratta di un altro Dio, ma di quello stesso Yhwh che ci ha fatti uscire dall’Egitto, che però adesso vogliamo raffigurarci come a noi pare meglio. Con l’oro, appunto. Qualcosa che ci siamo acquistati, per cui abbiamo sudato. Un dio-idolo a nostro uso e consumo, che risponda alle nostre esigenze. Ebbene, quel dio non esiste, ce lo siamo appunto creati. E lo accusiamo poi di aver mandato la pandemia.
Non dimentichiamo che il cammino dell’esodo culmina nelle dieci parole ricevute al Sinai (cf. Es 20,1-17); e la prima di queste parole non ci dice tanto dov’è Dio, quanto piuttosto chi Egli sia: «Io sono il Signore tuo Dio che ha fatto uscire te dalla terra d’Egitto, dalla casa delle schiavitù. Non avrai dèi stranieri davanti al mio volto» (Es20,1-2). Il Dio biblico è un Dio che libera e che salva, che non tollera il male. È un Dio che scommette sulla libertà dell’essere umano e che vuole che sia l’umanità stessa a realizzare il suo progetto nel mondo.

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Nino Carta Osidda

“FARE CIÒ CHE È GRADITO A DIO” :
All’amore non può che essere gradito l’amore. A Dio-Amore non può non essere gradita una vita, una giornata, un’ora vissuta nell’amore.
Poi, le modalità cambiano e bisogna anche adattarle alle circostanze, alle persone, ma il denominatore comune di tutto quello che penso, che sogno, che cerco di realizzare, perché sia gradito a Dio, non può non essere l’amore.
Immaginate un grande campo di fiori di tutti i tipi, uno per ogni ora della nostra giornata…. È chiaro, alcuni sono un po’ avvizziti, altri già appassiti, altri stanno sbocciando e altri ancora sono nella pienezza della loro bellezza e del loro profumo.
È ciò che Dio ci mette davanti al nostro cuore perché ogni ora possiamo donargliene uno dimostrando così quanto è grande il nostro amore.
Non sto dicendo che ogni ora mi fermo e faccio l’offerta, ma posso farla la mattina perché il nostro modo di agire poi durante il giorno, sia un atto continuo d’amore che con la vita ripete: “Per te, Gesù”.
Questo è possibile quando tutto ciò che pensiamo, vogliamo e anche…sbagliamo, perché subito possiamo correggerci e ricominciare, lo facciamo perché è volontà di Dio su di noi. Così facciamo ciò che avrebbe fatto Gesù se fosse stato al nostro posto….
E tante volte ciò che chiede, non è che sia così gradito al nostro umano…. perché è come cogliere un fiore tra le spine, nei diruppi, tra le pietre; quindi difficile da raggiungere…. Ma penso che questo è il fiore più bello che possiamo offrire e con certezza il più gradito.
Qui dobbiamo aiutarci sempre con la preghiera. A me piace questa: “Signore, non come voglio io, ma come vuoi tu..”.
Mi piace questa invocazione, perché mi immette subito nell’animo della Madonna quando dell’annuncio dell’Angelo, al suo “Fiat”, …si faccia….
Se avete notato, in tante pitture che rappresentano questo momento di Maria, l’artista ha dipinto un fiore accanto a lei… È il si, profumato di dubbi, chissà di dolori, ma offerto alla Sua volontà.
“Fare ciò che è gradito a Dio”: concretamente cosa potrebbe dire a me oggi questo passaparola?
Forse la frase detta ieri da Papa Francesco quando ci ha invitato tutti ad essere docili e obbedienti alle autorità potrebbe averci spiazzato un po’….
Fede, fratelli, fede…
Ecco il nostro Fiat…. Può darsi che per il nostro modo di pensare la situazione sia un calice, diciamo, “amarognolo”.
Ma ricordiamo il Vangelo quando dice:
“Chi ascolta voi ascolta me”.
Penso che oggi potrebbe essere un fiore molto gradito a Dio. E chissà come sarà fecondo!
Allora, ascoltiamo….
Don Nino
29.4.2020

 

28 APRILE 2020

Nino Carta Osidda

“ESSERE FEDELI NELLE PICCOLE COSE” :
Il pensiero sulle piccole cose è un mantra che ritorna ogni tanto nei passaparola. E oggi, dopo un po’ di meditazione il primo pensiero che mi è venuto in cuore è quello del vecchio maestro di spirito che mi ha accompagnato per tanto tempo con molta saggezza durante i tempi della formazione, e che mi diceva: “Nino, fa sempre attenzione alle piccole cose, perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi”.
La vita quotidiana è fatta di piccole cose, di piccole felicità, di piccole attenzioni, di piccoli fiori sparsi qua e la nella giornata. Non è fatta solo di grandi cose, come sono per me celebrare la messa, i matrimoni o funerali, pregare i salmi ed il rosario…Chiaro, queste che ho elencato sono azioni grandissime in sé perché piene della grazia di Dio e di questi tempi ancora più sentite perché tante ci mancano per ovvie ragioni.
Ma penso che invece di stare a lamentarci e a protestare per questa mancanza, forse Dio lo permette perché noi possiamo scoprire ancora una volta le opportunità che ci danno ogni momento le piccole cose….e ricordarci così che ciò che fa grande tutto è l’amore.
Proprio ieri mattina ho lasciato lo studio per sgancrire un po’ le gambe fuori casa e dopo essermi inebriato dell’aria fresca e riposante che veniva dal parco di fronte, ho iniziato a prendermi cura delle piante e dei fiori davanti a casa. In questi tempi sono belle, come tutto da noi è bello in primavera, ma ce ne sono alcune che sembrano esplodere di colori, di giovinezza e di bellezza.
Una mezz’ora per togliere foglie e fiori già un po’ appassiti, per smuovere un po’ la terra, per dar loro da bere, per accarezzarle quasi una per una.
E ancora per lasciarmi stupire dalle nuove tenere foglioline che stanno spuntando, dalle piante di rose ormai turgide di vita nei boccioli che già respirano maggio; come anche nella bellezza variegata di un vaso che con la sua composizione di tre tipi di fiori così ben armonizzati che sembra cantare alla “perfezione”….del tre.
Quando sono rientrato in casa con la schiena che faceva male (frutto dell’età non certo così giovane…) sentivo dentro una pace e una serenità che hanno stupito anche me, e che subito mi hanno spinto ad aiutare Candia a preparare il pranzo in cucina come per riscoprire ancora altre piccole-grandi cose da amare.
Si, la grandezza vera consiste nell’essere grande nell’amore e nella tenerezza indipendentemente dalle cose, perché l’amore, è lui che da spessore e grandiosità ad ogni cosa.
E poi, con emozione ci accorgiamo come esse ci ridanno il gusto per la vita….Basta un piccolo atto d’amore, un sorriso, una carezza, uno sguardo pieno di tenerezza….e mai rimangono senza risposta.
Il “grande”….tante volte non ha tempo di farci caso, non ci da molta importanza.
Il piccolo no, sempre risponde all’amore.
Chissà, forse è anche una questione di anni. Da giovani normalmente si pensa in grande. Si sogna, ed è giusto e bello sognare in grande!
Poi quando iniziamo ad essere “grandicelli” siamo quasi obbligati ad avere più attenzione alle cose piccole.
Da giovane mai avrei pensato che un giorno mi sarei trattenuto a “perdere tempo” mettendo in ordine il letto…Nooo… io avevo tanti lavori ecclesiali e pastorali da organizzare e da realizzare, non avevo tempo…questo era qualcosa per mia sorella…..
Oggi… il rifare con cura il letto è una vera delizia per iniziare con goduria la giornata……
Si, è bene ripetercele ancora una volta queste parole di una saggezza infinita: “Nulla è piccolo se fatto per amore”.
Don Nino
28.4.2020

 

27 APRILE 2020

Nino Carta Osidda

“TRASMETTERE LA FEDE CON LA NOSTRA TESTIMONIANZA” :
Trasmettere la fede è tentare di donare agli altri il dono più grande che Dio ci abbia fatto dopo la vita, proprio la fede. Perché è il dono che qualifica la nostra stessa vita umana, aprendola ad una vita maggiore, che non passa , alla stessa vita di Dio.
Ed essendo la vita di Dio vita d’amore, non possiamo viverla senza cercare di donarla e testimoniarla, sapendo che testimoniare la fede in Cristo è donare la vita per amore. La fede nel Gesù Risorto è aver scoperto che solo chi da la vita per amore può immettere nella storia quel lievito divino che durante i secoli sta trasformando il tessuto dei rapporti tra gli uomini.
Gesù non è venuto nel mondo per insegnarci che Dio esiste….questo l’uomo lo ha sempre saputo; ma a rivelarci che Dio è Amore e che amare è dare la vita. Questo è testimoniare il Cristo.
Esistono tanti uomini di buona volontà che credono in un mondo giusto, di pace e di fraternità, ma non hanno il dono di credere al messaggio di Gesù, che solo dando la vita per amore si può costruire un mondo nuovo.
La morte in croce non è stato un incidente di percorso ma un progetto d’amore, l’unico per testimoniare come si costruisce il paradiso.
Ecco perché il martirio per noi cristiani è sempre il momento più alto del cammino della chiesa, perché non siamo diventati cristiani per conquistarci il cielo (anche per questo speriamo…), ma ciò che ci qualifica è la missione di far diventare cielo la terra, quindi la vita, la storia, il creato, tutta l’umanità.
Per questo quando siamo stati battezzati siamo diventati missionari, testimoni dell’annuncio del Vangelo: dare la vita per amore.
Allora, come accennavo qualche tempo fa, le crisi di fede sono un falso problema; il vero problema è il non donare e il non donarsi per amore, restando attaccati a idee, a progetti, a ideologie che dividendo, ammazzano l’amore e anche la fede.
Fede è credere nell’altro ed essere pronto a dare la vita per lui; come Dio ha fatto con noi.
È riuscire a pregare davanti all’altro come preghiamo davanti a Dio stesso:
“Signore, di te mi fido; in te confido; a te mi affido”.
Questo è testimoniare, questo è l’unico modo che Gesù ci ha insegnato per trasmettere la fede: credere nell’uomo fino alla follia.
Chissà, queste riflessioni ci aiutano anche a penetrare sempre di più nel mistero di Dio: “Non siamo noi ad esistere per Dio, ma è Dio che vive per noi”. Così come non può essere l’altro a vivere per noi, ma noi a vivere per gli altri.
Altrimenti, che amore sarebbe?
Don Nino
27.4.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di mons. GUALTIERO BASSETTI. Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?
Nel libro dell’Esodo si legge che, nel momento in cui Israele deve partire dall’Egitto, il Signore non lo conduce per la strada più corta, ma per quella più lunga (Es 3,17): perché non nasca nel popolo la tentazione di tornare indietro, alla schiavitù d’Egitto. Il deserto appare così fin dall’inizio come uno spazio, e insieme come un tempo di prova.
Tra tutti gli episodi narrati in Es 15-17 risalta in modo drammatico la protesta degli israeliti a Massa e Meriba («prova» e «tentazione»), a causa della mancanza d’acqua; l’episodio si conclude con una domanda radicale: «Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?» (Es 17,7). Il deserto sembra a Israele solo un vuoto spaventoso, che pare voler inghiottire il popolo che in tale solitudine ha iniziato a camminare: questo Dio così misterioso è davvero in mezzo a noi, oppure no? Oppure questo deserto è una maledizione della quale possiamo incolpare solo un cieco destino?
Israele chiama Dio in processo, quasi che sia Egli il colpevole della sua situazione. Mettere alla prova Dio significa voler fissare a Dio delle scadenze, imporgli i propri schemi, volere in realtà prenderne il posto. Significa stravolgere il senso stesso dell’esodo: Dio ha portato il popolo alla libertà, ma il popolo arriva ad accusarlo di essere lui il colpevole delle sue sofferenze: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto nel deserto per morire di sete?» (17,3).
«Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?». Questa non è la domanda di un ateo, ma il dubbio di un credente che non ha ancora pienamente compreso che il Dio di Israele è un Dio liberatore. E tuttavia la domanda rimane, con tutta la sua forza provocatoria e scandalosa. In questo momento di deserto che stiamo vivendo, la comunità cristiana deve saper abitare questa domanda, condividerla con tanti esseri umani che oggi rispondono «no, il Signore non è affatto in mezzo a noi, anzi, non c’è proprio alcun Signore in cielo».
La comunità cristiana deve saper camminare insieme con loro, anche di fronte a questo tipo di risposte. Ma per farlo è necessario un supplemento di umanità che non sempre noi cristiani riusciamo ad avere. (lettera 23 aprile 2020)

 

26 aprile 2020

Nino Carta Osidda

“LA PAROLA DI DIO ILLUMINE I NOSTRI PENSIERI E AZIONI” :
“Dio disse: ‘sia la luce! ‘ E la luce fu”.
Da sempre Parola e luce sono inscindibili.
Una bella giornata di luce ci mette allegria e voglia di fare, mentre le giornate buie sono quelle più tristi e malinconiche.
Per noi cristiani la luce poi è segno di rinascita e di risurrezione dopo il buio della morte e del peccato. Il mistero pasquale che abbiamo celebrato quindici giorni fa ha nel canto dell’Exultet il suo momento più alto ed emozionante. In esso il connubio tra luce e Parola è inscindibile e illumina ogni passo non solo della liturgia ma della vita.
Di luce si vestono i nostri pensieri quando li viviamo nella Parola e della stessa luce si illuminano i nostri passi quando contempliamo lo splendore del creato, realtà alla quale la Parola dona il gusto e il sapore del divino.
La Parola illumina di amore il creato ed il creato risponde con la luce di luminosa armonia….Tutto canta e parla di Dio!
Ecco perché quando abbiamo la grazia di contemplare la natura o anche un delizioso bozzetto familiare o una comunità orante e sorridente, sperimentiamo come una luce nuova che illumina i nostri pensieri e le nostre azioni.
Bene canta il salmo 119: “Lampada ai miei passi è la tua Parola, luce nel mio cammino”.
Ogni cammino di fede è iniziato da una esperienza di luce tante volte insperata….
Per questo è fondamentale una frequentazione quotidiana e orante della Parola come illuminazione per i nostri pensieri e le nostre azioni.
Siamo nati dalla luce, per vivere di luce e nella luce. E la parola è risposta a questo nostro desiderio.
Anche perché poi la vita della Parola-luce non può non sfociare nella vita della Parola-amore.
Una delle notizie che più mi hanno emozionato in questi tempi tenebrosi di corona virus è il sentire come nell’ospedale di Brescia, una delle zone più colpite anche dalle morti, quest’anno nonostante il virus dilagante, sono nati 80 bambini in più dello stesso periodo dell’anno scorso.
Gli occhi dei bambini sono vera luce della Parola di Dio che annunzia la vita che trionfa sulla morte e aiutano ad illuminare e incoraggiare i nostri pensieri e le nostre azioni.
Parola e vita….unite dalla luce. La parola, luce della vita e la vita, luce sempre nuova della Parola.
Anche oggi siamo chiamati a inebriarci di luce.
L’emozionante esperienza dei discepoli di Emmaus farà ardere anche il nostro cuore e la nostra mente per ritrovare il cammino di un ritorno gioioso alla luce della comunità.
E di luce non ci stancheremo mai di saziarci.
Don Nino
26.4.2020

 

25 aprile 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di mons. GUALTIERO BASSETTI. Una Chiesa che attraversa il deserto
A un tratto ci siamo trovati nel deserto, esattamente come è accaduto al popolo di Israele. Quante volte, nel mondo cristiano, ci siamo riempiti la bocca di questa parola, il deserto: «facciamo un momento di deserto!» Cioè prendiamoci uno spazio, un tempo di preghiera e solitudine. Ma si trattava di un deserto che avevamo scelto noi e che, alla fine, ci dava anche un po’ di gratificazione. Oggi, invece, ci troviamo in un deserto che non abbiamo scelto, che ci appare pieno di pericoli mortali e del quale non si vede ancora la fine. E la Chiesa condivide con l’intera umanità questa improvvisa condizione di deserto globalizzato. Come riuscire a viverla? Questo è il punto su cui può venirci in aiuto la parola di Dio: che cosa ci può dire la Scrittura in relazione al deserto? E al deserto dei nostri giorni? (lettera 23 aprile 2020 /1)

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Nino Carta Osidda

“OGGI FARÒ IL PRIMO PASSO PER AMARE IL FRATELLO” :
Oggi, non si può scappare…
La parola oggi, ci mette subito nell’amore, in Dio. Perché in Dio tutto è oggi; non solo, ma tutto è adesso, tutto è momento presente; perché la vita divina è un continuo primo passo nel momento presente.
Di fatto il primo passo è la dinamica dell’amare per primo senza preoccuparsi degli altri passi…. perché ogni passo è già pienezza.
Per questo si è felici di salire il primo gradino di una scala anche se non ne vediamo la fine.
E la vita diventa così un camminare continuo verso l’amore ma, per amore e insieme all’amore.
La liturgia della messa di domani ci propone come Vangelo i discepoli di
Emmaus…. Purtroppo a noi mancheranno ancora la bellezza delle nostre
comunità riunite, ma anche con le poche persone con le quali avremo la grazia di vivere il dominicum, potremo scoprire che la liturgia della Parola e del Pane viene preparata da un’altra liturgia, quella della strada.
Il cammino dei due discepoli da Gerusalemme a Emmaus, con quelle due ore di cammino, a me sembra sempre una continua scoperta del primo passo.
Nella liturgia della strada scopriamo che é sempre Gesù che ci cerca e che per questo fa il primo passo vestito di umanità. Ogni metro di quella strada polverosa diventa un continuo amore e entusiasmo da primo passo.
Che bello Gesù, il Dio del primo passo!
Il primo passo è la volontà di uscire da se stessi, di mettersi in gioco, di non stancarsi di andare dietro la speranza, sapendo che morta una ne nasce un’altra.
Perché il segreto del primo passo, perché non finisca mai, è quello di farlo per amore.
Se l’amore è umano, passeggero, dopo un primo passo che non ci è andato bene, ci blocchiamo.
Se invece il primo passo è stato fatto per amore, ossia per Gesù e con Gesù, ogni altro passo diventerà sempre primo passo per amore.
Con i discepoli di Emmaus Gesù si fa viandante non per correggere i loro passi, ma per camminare con loro. Così si fa passo loro.
Ogni cammino va bene, purché si cammini.
Ecco la liturgia della strada dove ogni passo diventa primo passo per amore, perché a Gesù basta il passo del momento.
E se i due discepoli camminavano fermi ai passi delle loro delusioni e tristezze, rinfacciandosi e rimpallandosi parole tristi e senza speranza, con
Gesu-amore non è così. Camminare con Lui non è guardare verso l’altro per convincerlo di qualcosa o di una ideologia, ma essere liberarati dal complesso del secondo passo e scoprire che camminare felici è fare di ogni passo un primo passo.
La liturgia della strada è l’ebbreza di fare tutti insieme il primo passo l’uno verso l’altro e scoprire che la vita per essere felicità basta viverla nella spiritualità del primo passo per amore.
I discepoli poi scoprono anche che i primi passi vissuti cosi sono contagiosi, perché un passo chiama l’altro nella stessa dinamica dell’amore.
Per questo la loro liturgia della strada si è intrisa della luce della Parola e dei profumi del pane e il conseguente loro ritorno verso la comunità di Gerusalemme è un correre, è una vera gara a chi fa in continuazione il primo passo, a chi ama per primo.
Non è stupendo allora l’ideale del nostro oggi? Un oggi fatto di primi passi per amore.
E di primi passi che già profumano di paradiso.
Don Nino
25.4.2020

 

24 aprile 2020

Nino Carta Osidda

“NEL SERVIRE L’ALTRO SPERIMENTARE L’AMORE DI DIO” :
Mi piace fermarmi sul verbo “sperimentare” che lega in modo stupendo e vitale le parole servire e amore.
Perché la vita non è un problema da pensare, da riflettere o da risolvere (anche…) ma è soprattutto un servizio-amore da sperimentare.
Il servire e l’amore danno un sapore e una sapienza differenti alla nostra vita, ma questo diventa vero solo quando ne facciamo l’esperienza concreta. Proprio perché la vita bisogna viverla e non bloccarla al pensiero e alla ragione.
Quanti disastri ha fatto all’umanità la frase del filosofo Cartesio “Cogito ergo sum” (penso per questo esisto), perché un pensare senza esperienza d’amore crea mostri, come i tanti di questi ultimi secoli della nostra storia.
Invece “l’esisto perché amo” che Gesù ci ha insegnato, ma soprattutto mostrato lavando i piedi ai discepoli, questo si, ha cambiato il mondo…
Così in noi, l’esperienza dell’amore di Dio che si fa servo per amore è un continuo inventare, un correre rischi, un viaggiare nell’ignoto e per questo anche sbagliare. Ma sarà l’esperienza stessa dell’amore misericordioso che ci farà gustare l’ebbrezza del poter ricominciare.
Perché l’esperienza si fa, non si compra. E il nostro fare umano è anche possibilità di sbagliare, e
ogni sbaglio resta nell’esperienza della vita come cicatrice…Ma non è forse nelle cicatrici che gli apostoli hanno riconosciuto il Risorto?
Dice il saggio:
“Esperienza è semplicemente il nome che diamo ai nostri errori”.
È la vita che diventa collante tra l’amore verso l’altro e l’amore verso Dio.
Facendone l’esperienza scopriamo che è un unico amore, un’unica vita, la vita di Dio incarnata nella nostra storia.
La sera quando mi ritiro nel silenzio profondo della mia casa-eremo come la chiama il Vescovo, qualcosa in mezzo tra monastero, convento e casa parrocchiale, ripensando al giorno che si sta concludendo, non manca mai uno spazio orante per una preghiera semplice ma che racchiude in se tutto il cammino del giorno nello sforzo di servire facendo esperienza dell’amore di Dio.
“Signore, di te mi fido, in te confido, a te mi affido”.
Mi sembra un rosario di perle che lega il “di te mi fido” del mattino all’ “in te confido” del giorno e all’ “a Te mi affido” della notte.
Il confidare in Lui è la luce che trasforma ogni momento in un filo d’oro che lega il servire all’amare perché diventi esperienza concreta.
Quando ripeto questa preghiera è come mettere in bocca una deliziosa caramella, al primo sintomo che si sta abbassando la glicemia; tutto si riequilibra.
Così come con questa preghierina: “Signore, di te mi fido; in te confido; a te mi affido”
Ultima cosa…questo “mi affido” ultimo, tante volte lo cambio in “vi affido”…..
Così ci siete tutti…
E la preghiera ancora una volta diventa un “servire l’altro” e una nuova possibilità per me di sperimentare l’amore di Dio.
Don Nino
24.4.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. SE VIEN DA DIO… Il saggio criterio usato da Gamaliele per considerare il fatto nuovo dei discepoli di Gesù con il loro annuncio del Risorto è il famoso detto: ‘se vien da Dio restarà, se è cosa di uomini finirà’ (cfr At 5,38-39). Non prendiamo questa frase per giustificare ogni nostro errore, imprudenza o peggio malvagità. Il mistero del male resta e dobbiamo combatterlo senza giustificazioni. E’ però importante riconoscere la forza di ciò che resta e ha la forza del tempo. Millenarie sono le religioni rispetto ai potentati politico-economico-militari che si sono succeduti nella storia. Vorrà pur dire qualcosa?! Anche nelle nostre comunità restano le cose che sono più condivise e collaborative e meno quelle frutto di un’imposizione ‘dall’alto’ o dello sforzo di un singolo. Cerchiamo le vie attraverso le quali Dio opera: una via è l’essere Chiesa e l’agire insieme.

 

23 aprile 2020

Nino Carta Osidda

“ESSERE TESTIMONI DELLA VERITÀ” :
Quando una persona conosce veramente Gesù e fa l’esperienza vitale della Risurrezione, non può non annunciarlo e testimoniarlo, perché è l’unica verità che da sapore e risposta di totalità alla nostra esistenza.
Così scopriamo che la verità non è un concetto o una idea, ma una persona viva. “Io sono la via, la verità e la vita”.
E nel testimone, come in Gesù, verità e vita coincidono e così vivere è testimoniare la verità che è Gesù stesso.
La testimonianza poi ha tante forme, tante modalità, tante sfumature, tutte importanti; più importanti forse quelle che rimangono nascoste.
Chiaro che la testimonianza più autentica e più efficace è il non contraddire con il nostro comportamento e con la nostra vita quanto predicato con la bocca, con le parole: è la coerenza che ci fa “veri”.
Perché, ed è un altra esperienza ancora più profonda del testimone, scopriamo che non siamo noi che abbiamo incontrato Gesù, ma è Gesù che da sempre ci ha cercato e ci ha incontrato. Così che è un incontro che ha la gioia e il sapore del cielo.
Nei nostri tempi poi, e ce lo ricorda papa Francesco, la testimonianza deve avere soprattutto il volto della misericordia e della tenerezza di Dio che “scuote il rassegnato, rianima lo sfiduciato, fa sorridere chi piange e non di stanca mai di riaccendere il fuoco della speranza”.
Tante volte mi chiedo come posso essere testimone con il mio volto chiuso e triste che si isola, che non cerca, non guarda, non accoglie, non abbraccia, non sorride.
E ancora, non piange con chi sta piangendo, non cammina umilmente col passo di chi ha difficoltà a camminare, si contenta di fare elemosina senza condividere qualcosa del necessario a cui teniamo moltissimo, non si fa “ateo” con chi è ateo e amore dove non c’è amore…..
Adesso, che ormai certi lavori non posso più farli sia per l’età come per la salute, sto scoprendo la grandezza del “perdere” due ore al giorno cercando dare tutto me stesso nei passaparola.
Sapete che io vivo questa esperienza come volontà di Dio è come possibilità di essere testimonianza, allo stesso modo dei lavori e della creatività con la gioventù dei miei primi anni di prete; di tutti i lavori e servizi di pastorale e di parroco sia in missione come al mio ritorno; di tutti gli zecchini d’oro, dei dischi e delle canzoni…ecc…
Poi, guardate un po’ cosa mi è venuto in cuore stamattina: la maggior parte delle migliaia che seguono con fedeltà questi messaggi hanno tutti una certa età.
E manco a farlo apposta, una delle scoperte più terrificanti di questa pandemia del corona virus è stata proprio la solitudine di tanti anziani.
Si, ogni tempo ha la sua testimonianza, la sua profezia e i suoi segni dei tempi.
Oggi per caso, conosci nella tua famiglia, nel tuo paese o nella tua comunità, qualche anziano che ha bisogno della tua testimonianza?
Coraggio, approfitane subito….
Don Nino
23.4.2020

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. LA GRAZIA DELLA CONVERSIONE. Gli apostoli annunciano che Gesù Crocifisso e Risorto è venuto a portare la ‘grazia della conversione’ e di questo loro sono testimoni (cfr At 5,31-32). Noi cristiani vogliamo essere ancora, con l’assistenza dello Spirito santo, testimoni di tutto ciò. Quale conversione ci chiede il Risorto? Oggi la sento anche come chiamata a realizzare in me quell’immagine e somiglianza di Dio sulla quale sono stato creato. E’ il mio io più bello, che il peccato aveva distrutto e che Cristo rende nuovamente possibile. E’ anche la realtà del regno di Dio che viene in questo mondo a completare la creazione originaria, nella ‘connessione’ tra tutte le creature e nella pace e giustizia tra gli uomini. Convertirci al gran progetto della creazione di Dio e al suo mistero di vita. Ogg, semplicementei cerchiamo e sviluppiamo il positivo che avanza e non solo ansie di morte da coronavirus.

 

22 aprile 2020

Massimo Goni Faenza

SOTTOLINEATURE/8
UN’ALLEANZA CON DIO
La preghiera cristiana è una relazione di Alleanza tra Dio e l’uomo in Cristo. E’ azione di Dio e dell’uomo; sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo (cfr CCC 2564).
Vorrei sottolineare ora la parte dell’alleanza che compete all’uomo, a ciascuno di noi. Grazie a Dio ( è il caso di dirlo, secondo l’espressione spontanea popolare) non tutto, ribadiamolo, dipende da noi, ma soprattutto da Dio che nella storia della salvezza è spesso venuto in ricerca dell’ uomo disperso e lontano dal patto dell’alleanza. Eppure siamo sempre chiamati a dire il nostro ‘si’ libero, convinto, concreto. E’ l’amen che diciamo alla fine di ogni preghiera. Forse non ci pensiamo più. Quell’amen sarebbe la nostra convalida nell’oggi che stiamo vivendo. Ridire l’amen è per annotare che esso sarà sempre da ridire e non è mai valido una volta per sempre. In questo senso sarà sempre un amen giovane. Non c’è tanto l’alternativa tra ‘credo’ e ‘non credo’, ma tra ‘ho una fede da pellegrino’ oppure ‘ho una fede bloccata’.

SOTTOLINEATURE/7
IL CUORE DELL’UOMO
Il cuore è la dimora dove sto, dove abito (secondo l’espressione semitica o biblica: dove “discendo”). E’ il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. E’ il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. E’ il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. E’ il luogo dell’incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell’Alleanza. (cfr CCC 2563)
Il cuore, al di là di essere un muscolo del corpo umano o un’immagine romantica che indica il sentimento dell’amore, nella rivelazione biblica è come la centrale operativa dell’uomo in quanto tale. Il luogo dei sentimenti, secondo la bibbia, sono le viscere (anche noi d’altronde quando abbiamo problemi nervosi o di stress finiamo per soffrire di gastrite). Il cuore invece è il centro (non riscontrabile in nessuna particolare zona del cervello) ove convergono diverse ‘forze energetiche’ proprie della persona. Ci sono forze di tipo psicosociale (come gli impulsi dei nostri bisogni intrapsichici) e forze di tipo razional-spirituale (quelle derivanti dalla ragionevolezza delle cose secondo un bene comune universale, dal loro senso in ordine al tutto della nostra persona o quelle che dicono la relazione profonda con Dio). Spesso però nel cuore queste forze si trovano anche in conflitto tra loro e occorre ‘conoscere il nostro cuore’ per raggiungere un’unità di vita e d’azione.

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Nino Carta Osidda

“CONTINUARE A CREDERE ALDILÀ DEI NOSTRI LIMITI” :
Gli ultimi passaparola sono inviti a immergerci in sfide molto più grandi di noi…..
Tante volte ci è stato parlato dell’avverbio “aldilà”, ma non solo come punto d’arrivo ma soprattutto come continuo punto di ripartenza,
nell’utopia di riscoprire sempre di più l’anelito del divino che è in noi.
Perché ci sono gli “aldilà” umani….tanti desideri, amori, utopie che a poco a poco muoiono proprio perché umani. Ma ci sono gli “aldilà” divini, che nascono soprattutto dalla contemplazione della sua presenza tra noi e per questo ci mostra che i nostri limiti non hanno limiti…
Con Dio non può non essere così.
Ciò non toglie però che
la nostra umanità il limite lo sperimenta eccome, perché sembra impossibile anche se sonossendo proposte divine andare aldilà dei nostri limiti.
È per questo che tantissimi si stancano, si fermano ed invece di lottare per portare avanti la storia, lasciano che sia la storia a portarli….ossia vivono una vita amorfa…senza “aldilà”….
Come diceva la canzone tanti anni fa: “Finché la barca va, lasciala andare..”.
Con la conseguenza ch racchiudere in limiti l’amore, è morire.
Amare invece ( e non dimentichiamoci mai che Dio è amore) è vivere ogni momento come un “aldilà”; così ne termina uno e ne inizia un altro, sempre a cammino verso l’infinito di Dio, nutrendoci della presenza del Risorto tra noi.
Vi ricordate le preposizioni di qualche giorno fa: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo.”?
Il “per Cristo”, proprio perché è lui vivo tra noi ed è la vera motivazione e la vera forza per crederci.
Il “con Cristo”, la certezza che lui cammina con noi verso l’aldila, uno a fianco all’altro, anche Lui pellegrino d’amore;
“In Cristo”. perché la vita della grazia è lui in noi e noi in lui…
Che avventura allora: anche perché non c’è arrivo, ma è sempre cammino.
Ogni tappa è contemplazione di un nuovo aldilà, quindi una nuova ed entusiasmante avventura.
Così in Dio, ogni limite non può non diventare opportunità, orizzonte nuovo, aldilà….
Avete notato il verbo con cui inizia il passaparola oggi?: “Continuare…..”.
Si, ogni giorno. Anche oggi è un credere che non mi lascia fermo ma mi spinge a continuare sempre aldilà dei nostri limiti.
In Dio la gioia non è un arrivare, ma un continuo camminare, un continuo guardare avanti perché un nuovo aldilà ci aspetta sempre.
Chiaro però.
Il cammino è possibile solo se facciamo della strada dove passiamo una vera infiorata di atti d’amore…..
Anche oggi…..
Don Nino
22.4.2020

21 aprile 2020

Massimo Goni Faenza

di DON MASSIMO. TESTIMONI DI COMUNIONE. Negli Atti degli apostoli trovaimo che ‘con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione’ (At 4, 32-33). Il contesto fa pensare che la testimonianza sia relativa al vivere la comunione tra i discepoli, con un ‘cuore solo e un’anima sola’. Sono espressioni che non nascondono le difficoltà, ma ne denotano almeno la tensione positiva. Lo spirito di comunione tra i discepoli di Cristo è descritto da san Paolo in varie parti: la Parola di Dio dimori tra voi in abbondanza, gareggiate nello stimarvi a vicenda, portare i pesi gli uni degli altri, abbiate in voi i medesimi sentimenti di Cristo… Ma nel medesimo brano di Atti la comunione diventa anche condivisione dei beni materiali, fatta di donazione e ridistribuzione.

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Nino Carta Osidda

“CRESCERE NELLA FIDUCIA RECIPROCA” :
Non vi entusiasma il verbo crescere? Guardate che il sentirlo ripetere a una certa età, fa il suo effetto…. Così mi chiedo, ma con 80 anni si può crescere ancora?
Chiaro, vivere è crescere.
È consolante sperimentare che la vita è un dono che va sorseggiato fino in fondo in pienezza e con gratitudine, e che per questo ogni giorno e ogni attimo diventano possibilità di crescita e di novità.
Ogni mattina quando apro le finestre, mi sento subito inondato dalle nuove luci del giorno, dall’armonia dei canti e dei campanacci, dai profumi delle piante e dei fiori che sembrano gridare ormai la primavera già matura e verdissima. E noto che tutto è nuovo, che tutto è diverso.
Il mondo intorno a me è cresciuto, ha acquistato nuove e stimolanti bellezze.
Così, ecco la festa dei due uccelli in amore che la natura porta alla totale fiducia reciproca perché possano far continuare la vita.
Ancora, apro la porta ed ecco l’esplosione dei fiori davanti a casa che ringraziano una pioggerellina notturna che ha avuto fiducia in loro e ha donato loro una brillantezza speciale, con tutte quelle goccioline di pioggia che sembrano sorridere sulle foglie e sui petali.
Allora mi accorgo ancora di più come il vivere e il crescere della natura è un continuo atto di fiducia di un essere verso l’altro, una danza nuziale tra profumi, colori, amori, in una armonia dove tutti e ognuno incontra il suo spazio, il suo valore, la sua bellezza.
E così, il mondo e la natura vanno, crescono….
Poi, meditando il passaparola, mi chiedo : “Ma, e noi uomini, perla della creazione, incanto di Dio, noi cresciamo veramente?”.
E passano nella mente e nel cuore, con tanta tristeza, i retrocessi storici per il ripetersi di egoismi a tutti i livelli; le guerre a pezzetti che non finiscono mai, le povertà costruite dall’accumulo della ricchezza che fa pochi ricchi sempre più ricchi, alle spese di poveri sempre più poveri…..
Penso ancora, a un ecosistema mancato, non solo nella natura distrutta dai nostri interessi immediati, ma tra di noi stessi, nei nostri rapporti, nella mancanza di rispetto, nel chiodo fisso di vedere nell’altro uno che può rubarmi potere, denaro, piaceri….e non invece, uno che può aiutarmi a crescere perché insieme possiamo diventare più uomini, più fratelli, più armonia.
Si, il dramma del nostro mondo è che
manca la fiducia reciproca. E senza di essa, non solo non si cresce, ma si muore.
Così, basta un irrompere nella nostra storia di un virus infinitesimale, per far crollare l’illusione di una vita dove poter vivere e crescere senza l’apertura e la fiducia reciproca.
La vita è un continuo cambiare e crescere; per questo è fondamentale la fiducia a tutti i livelli.
Fiducia che si guadagna goccia a goccia, atto d’amore dopo atto d’amore, nella normalità dello scorrere dei giorni.
Pensiamo a una nostra giornata: è tutta intrisa di fiducie.
Abbiamo fiducia nel medico quando non stiamo bene, abbiamo dato fiducia al muratore quando abbiamo piturato la casa dove abitiamo, abbiamo fiducia nella preghiera per alimentare la nostra fede. In questi tempi abbiamo fiducia negli scienziati perché trovino al più presto il vacino contro il corona virus, come abbiamo avuto fiducia nel prete e nella chiesa quando con fede gioiosa abbiamo chiesto di benedire e far diventare grazia sacramentale i momenti più importanti della nostra vita.
Senza fiducia reciproca non esiste più vita, non si cresce, si muore.
Solo quando con sapienza coltiviamo la fiducia possono crescere tra noi i sentimenti più nobili e più gioiosi, può crescere l’amore e la bellezza di essere dono gli uni per gli altri e così sperimentare lo stupore di scoprire che insieme siamo cresciuti.
Oggi allora ognuno di noi scelga un punto dove poter lavorare la fiducia …Ne troveremo tanti, ma ne basterà uno solo per dare sapore di resurrezione alla nostra giornata.
Don Nino
21.4.2020

 

20 aprile 2020

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. LA SINFONIA. Il grande teologo del ‘900 Hans Urs von Balthasar scrisse un libro dal titolo ‘La verità è sinfonica’. Un’immagine molto bella per un’affermazione grandiosa. L’unica verità si esprimerebbe nelle differenti partiture dei singoli strumenti della medesima opera. Stiamo parlando della grande ricerca della verità, uno degli assoluti di Dio e che Dio stesso comunica all’uomo. Stiamo parlando della verità che è Gesù Cristo e che la Chiesa comunica dalla Pasqua in avanti. C’è sempre un legittimo pluralismo, c’è sempre una legittima soggettività. Certo occorre mantenere il riferimento all’ unico maestro che ora è lo Spirito santo è ‘suonare’ la medesima grande opera sinfonica che è l’avvento del Regno di Dio in Cristo e della sua salvezza per l’uomo.

SOTTOLINEATURE/6
LA DUREZZA DEL CUORE
Da dove viene la preghiera dell’uomo? Qualunque sia il linguaggio della preghiera (gesti e parole), è tutto l’uomo che prega. Ma, per indicare il luogo dal quale sgorga la preghiera, le Scritture parlano talvolta dell’anima o dello spirito, più spesso del cuore (più di mille volte). E’ il cuore che prega. Se esso è lontano da Dio, l’espressione della preghiera è vana. (cfr CCC 2562)
Nel Vangelo di Marco c’è un espressione molto caratteristica e tipica per dire ‘un cuore lontano da Dio’: è l’immagine del ‘cuore indurito’. C’è l’indurimento come rifiuto totale all’incontro con Cristo, ma c’è anche la resistenza dei discepoli. Nel vangelo di Marco, Gesù sembra più preoccupato della durezza del cuore dei discepoli, che aderiscono alla sua Parola ma non del tutto. Drammaticamente troviamo che i discepoli hanno il cuore indurito ancora alla fine del Vangelo davanti alle apparizioni del Risorto! C’è quindi il rischio di fermarsi nella crescita spirituale, nella conoscenza dell’ Altro, in un cammino di fede che si deve collegare inevitabilmente con le situazioni di vita ( e non restare infantile) o il rischio di usare la Parola del Signore, Parola di verità, adattandola ai propri scopi e bisogni. Infine appare che il contrario del ‘cuore indurito’ sia la tenerezza, ma non tanto quella sentimentale, ma l’adesione all’essere di Dio che è amore tenerezza.

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Nino Carta Osidda

” NELLE DIFFICOLTÀ CONTINUARE A SPERARE” :
Nelle difficoltà…..
È veramente sono momenti e giorni della nostra vita nei quali non mancano difficoltà di ogni genere, perché la ricerca di soluzioni nello sforzo di debellare la pandemia porta con sé sacrifici e rinunce e problemi che si intrecciano; insieme a ideologie diverse che interferiscono, per cui non è semplice per nessuno fuggire dalle difficoltà del momento e riuscire a trovare soluzioni che possano soddisfare tante esigenze e problematiche.
Ma una cosa deve essere certa: la vita deve stare al di sopra di tutto, perché il dono più grande di Dio è l’uomo vivente; ed è anche la Sua passione infinita.
Ecco perché in tanti modi e tante persone pensano, discutono, dialogano, ricercano, proprio perché se le difficoltà non possono essere tutte superate, per lo meno siano attutite e condivise.
E per questo che è fondamentale il contaggio dei cuori, dell’amore, dell’ascolto, della fraternità e della solidarietà, perché è solo insieme che potremo trovare la luce per uscire da questo tunnel.
Il contaggio dell’amore – è qui noi dobbiamo dare decisamente la nostra testimonianza di fede – attira lo sguardo e la presenza Dio che cammina al nostro fianco e ci da la luce per sbrogliare la matassa dei vari problemi e della convivenza nei suoi vari aspetti da salvare, nelle persone da consolare, negli imprevisti da risolvere.
Noi sappiamo e crediamo fermamente che è e deve essere un lavoro a due, in perfetta armonia tra noi e Dio e tra Dio e noi; ed è questa reciproca con-fidenza, noi fiducia in Dio e Dio fiducia in noi, che opererà miracoli.
Così potremo scoprire che dove non siamo arrivati noi, è arrivato un Altro che ha fatto immensamente meglio di noi. E non al nostro posto, ma insieme a noi, perché questa è la grandezza dell’amore di Dio.
Ed è qui che si fonda la nostra speranza: se Dio è con noi, ch sarà contro di noi?
Ecco perché sono fondamentali tutti i momenti di preghiera, di adorazione, di donazione, di sofferenza amata, di celebrazioni anche col cuore che soffre per la solitudine, di corsie di ospedale che diventano case dell’amore, di piccoli incoraggiamenti che possiamo dare anche via telefono, via social, via media…..tutto, tutto, in questi giorni di dolore deve diventare motivo di speranza.
Il passaparola ci invita a questo in modo stupendo: continuiamo a sperare.
Per oggi allora, ecco una piccola idea che può aiutare: telefonate a 2 o 3 persone che sapete in difficoltà cercando di essere per loro motivo di speranza nel modo nel quale vi sembrerà più opportuno….una preghiera, una parola, un momento di ascolto, un dono di qualcosa di cui hanno bisogno….
Tutto può andar bene, quando mossi dall’amore, aiutiamo qualcuno a sperare.
Don Nino
20.4.2020

 

19 aprile 2020 DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

Nino Carta Osidda

“INCONTRARE DIO IN FONDO AL NOSTRO CUORE” :
Proprio qualche giorno fa abbiamo potuto contemplare come Dio è tutto e in tutti; Lui il respiro piantato nel profondo di ogni anima, perché come dice Sant’Agostino : “Siamo fatti per te Signore e l’uomo è inquieto finché non riposa in Te”.
Dentro di noi c’è come un vuoto che ha la forma di Dio, la forma dell’amore che ci ha creato e per questo tutto il cammino della vita è un lento riempire questo vuoto-forma-d’amore “uni-formandolo” all’originale, proprio con gli atti d’amore.
Questi tempi di quarantena ci stanno dando la possibilità di stare un po’ più da soli e quindi di vivere più silenzi nei quali poter osservare, riflettere, pensare….. guardare dentro di noi. E così leggiamo e rileggiamo il passato con le sue esperienze più o meno belle, con i suoi dolori e le sue gioie, alla ricerca del filo d’oro che possa unificare e dare senso a tutto, azioni, iniziative, realizzazioni, sbagli, speranze e delusioni, successi e critiche…….
Adesso che siamo come obbligati a fermarci …..
rimane fisso e luminoso l’unico vero punto cui guardare: Dio.
Ed in lui, come ad un lento ma continuo distillato d’amore nonostante le inevitabili fragilità.
Si, mi sto scoprendo come un piccolo “distillato d’amore”.
Sono andato per il mondo incantato da una chiamata d’amore per donare un Dio che in Cristo è la risposta alla nostra vita ed ecco che al rientro nella casetta del cuore ritrovo Lui, solo Lui…. però in Lui, tutti e tutto.
Come la liturgia ci fa celebrare bene questi momenti quando con l’Ostia e il Calice elevati al cielo ci fa pregare: “Per Cristo, con Cristo ed in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente…”
Il “per”, l’ “in”, il “con” ad un certo punto spariscono…. e rimane solo…
Dio Padre…
Mi da l’impressione che essere in pensione è la scusa per avere più tempo per “abitare in Dio Padre” in molti modi. Antropologicamente direi…per “essere coccolato da Dio”.
Scusate la presunzione; ma mi ricorda il tempo di qualche mia vacanza dal Brasile, con mamma ancora viva, ed io bello e grosso coricato sulle sue ginocchia, con la testa appoggiata nel suo cuore; e lei che mi accarezzava, (dai…mi trattava..) le spalle lentamente… lentamente.. Indimenticabile! Divino! (Beh, non c’è verso…
adesso una lacrima è scesa dagli occhi…).
Ecco…questa piccola esperienza con mamma è un anticipo piccolino e sempre antropomorfico, dell’incontro con Dio in fondo al nostro cuore:
Dio-Amore-Tenerezza eterna.
Tutto, tutto, tutto il resto è solo cammino, “per”, “in”, “con”, anche se nel crinale dell’amore.
Finché Lui Amore non trasformi il nostro cuore nel suo.
E… non sarà solo il fondo del cuore, …sarà tutto il cuore!
Don Nino
19.4.2020

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Massimo Goni Faenza

SOTTOLINEATURE/5
UN DONO DI DIO
Nel dialogo con la samaritana al pozzo di Sicar, simbolo dell’ incontro dell’anima con Dio nella preghiera, Gesù riconosce all’ uomo l’importanza dell’atto di domandare. Dice infatti “Tu gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. La nostra preghiera di domanda è però paradossalmente una risposta. Risposta al lamento del Dio vivente espresso dai profeti, come Geremia che dice: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d’acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate”, risposta di fede alla promessa gratuita della salvezza, come accordata da Cristo e risposta d’amore alla sete del Figlio unigenito sulla croce.
Credo che ancora in questo articolo del CCC dobbiamo riconoscere che c’è Qualcuno che ci precede, Qualcosa da cui veniamo, un Creatore che ci ama e ha pensato ogni bene per le sue creature. Innanzitutto questo Creatore che è Dio si esprime nel donare il bene, ogni bene per l’uomo. Il suo dono ci supera, ci precede, ci completerà. La prima affermazione del CCC è che la preghiera è un dono, prima che un dovere, una capacità, una conquista, un’acquisizione. E’ un dono. Va colta come dono.
(cfr CCC 2561)

 

18 aprile 2020 SABATO DI PASQUA

 

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. Il Vangelo di Marco termina raccontando delle apparizioni di Gesù Risorto e ci pone due annotazioni sorprendenti. La prima è che Gesù rimprovera i suoi discepoli perchè hanno ancora il ‘cuore indurito’. Questo significa che dopo tutto il periodo vissuto come amici e discepoli di Gesù, i suoi più stretti collaboratori e seguaci ancora non son convinti del tutto. Com’è duro il cammino della fede per loro… e anche per noi! Siamo noi questi discepoli ‘duri’ a cambiare! Ammettiamolo: anche noi dovremmo metterci tra gli imperfetti! Ma l’altra annotazione sorprendente è che nonostante questo, subito, Gesù affida loro l’incarico di andare ad annunciare la Buona Novella che è la sua vita in mezzo agli uomini. Egli si fida comunque di loro, cioè di noi e ci invia a raccontare tutto. Sarà Lui col suo Spirito a guidare noi piccoli discepoli dalla ‘dura cervice’.

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Nino Carta Osidda

“VIVERE LA PAROLA CON COSTANZA” :
Vivere, è un verbo che usiamo ogni giorno con grande naturalezza come la cosa più normale del mondo….ed è giusto.
È perché sono vivo che io adesso sto scrivendo e che voi fra qualche ora starete leggendo queste parole.
Ma vivere non è poi così semplice. Quanti, moltissimi invece di vivere nel senso pieno della parola, solo esistono, come se l’importante sia aggiungere anni alla vita, quando invece la cosa fondamentale è aggiungere più vita agli anni?
Penso che ad una certa età il rammarico più grande non è aver vissuto 5,10 o 20 anni in più o in meno, ma averli vissuti superficialmente con sensazioni ed esperienze epidermiche, senza profondità di ideali e di sogni e per questo quasi alla giornata.
La nostra vita è come un grande vaso invisibile che passa dall’esistere al vivere dipendendo da ciò che noi vi mettiamo dentro. Se vi mettiamo dentro invidia, rancore, insoddisfazione, cattiveria, voglia di far niente, prima o poi ci sentiamo inutili e soffocati.
Se invece vi mettiamo dentro gentilezza, empatia, generosità, amore, speranza, voglia e coraggio di donarsi, prima o poi saranno queste le esperienze che traboccheranno da esso.
E noi cristiani abbiamo la grazia di poter vivere la nostra vita così, perché illuminati dalla Parola di Dio. Per questo l’invito della Bibbia: “Ascolta Israele…”.
Quando la nostra vita è vissuta in un continuo e vivo ascolto della Parola, ma non perché stiamo tutto il giorno con la Bibbia in mano, ma perché la Parola del mattino ascoltata e vissuta durante il giorno ci aiuta a riscoprire le tante Parole di Dio disseminate nella vita quotidiana, che alla luce della Parola riacquistano vita, sapore, sapienza.
Non so se sapete che sono quasi un maniaco dei giornali: ne compro 4 al giorno…(in primis Avvenire al quale sono abbonato).
E come è bello leggere il mondo, i fatti, le notizie belle ma anche meno belle, alla luce della Parola.
Ma anche come è arricchente e illuminante ri-ascoltare la Parola alla luce della storia …..
È questo penso il senso più profondo del proverbio: “Historia magistra vitae”.(La storia maestra di vita).
La costanza alla “lectio divina” di ogni giorno diventa così sapore e luce per tutte le notizie, belle o meno belle, illuminando con l’amore i fatti di ogni giorno, come la morte, i dolori, le malattie e la salute, i progressi e le crisi e aprendo loro un orizzonte più vasto e più profondo.
Il vivere la Parola è il segreto per non accontentarci solo di esistere, ma per trasformare ogni istante della nostra esistenza in vita vera.
La parola semina nella nostra vita
la fede, per illuminare e dare senso ai momenti più difficili;
la speranza, per riaprire ogni giorno orizzonti nuovi e confini di paradiso;
l’amore, come anima del nostro cammino che così si illumina di sapienza, di splendore, di dono, di gioia.
VIVERE, PAROLA, COSTANZA:
Che programma!
Don Nino
18.4.2020

 

17 aprile 2020 VENERDI’ DI PASQUA

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. AVETE DA MANGIARE? I brani evangelici di Pasqua ci presentano Cristo risorto che è ancora ‘preoccupato’ dei beni materiali primari per la vita dell’uomo. Così, sul lago di Tiberiade nell’ultima sua apparizione, realizza ancora quel segno importante di una pesca sovrabbondante. Ci saranno ancora ‘pesche miracolose’ per noi? Ma ancora Gesù Risorto è preoccupato che dalla pesca miracolosa si passi anche al pranzo comunitario. Ora anche lui mangia con loro e loro tutti insieme. La Pasqua vuole spingerci ad una vita nuova in una comunità rinnovata. Ci poniamo in atteggiamento di solidarietà in questo momento economico definito ‘di recessione’ e ‘di isolamento’.

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Nino Carta – Osidda

“SCOPRIRE LA PRESENZA DI DIO IN MEZZO A MOI” :
Da piccolo, ancora nelle scuole medie, questa poesia di Metastasio me la avevamo fatta imparare a memoria e soprattutto le prime due frasi sono rimaste indelebili nei miei ricordi: “Ovunque il guardo giro, immenso Dio, ti vedo; la terra, il mar, le sfere, parlan del tuo potere: tu sei per tutto; e noi tutti viviamo in te”.
Ovunque il guardo io giro….ovunque!
Ma cosa manca allora all’uomo per scoprirlo e riconoscerlo, se la sua presenza è dovunque?
Tante volte mi pare di aver sottolineato nei passaparola che solo l’amore può riconoscere e quindi scoprire l’amore.
Penso che molte volte ciò che manca ai nostri occhi e soprattutto al nostro cuore sono occhi e cuore d’amore.
Perché occhi e cuore d’amore sono “la casa e la chiesa” che Lui si è scelto per abitare in mezzo a noi, vero luogo privilegiato della sua presenza: “Dove 2 o 3 sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Per scoprirlo dappertutto allora dobbiamo avere i suoi stessi occhi ed il suo stesso cuore; e la sua presenza in mezzo a noi per amore ci da questa possibilità.
È come se Lui stesso ci prestasse gli occhi e il cuore per poterlo scoprire dappertutto.
1. Con i suoi occhi ed il suo cuore la natura per esempio, acquista colori diversi di bellezza e di armonia e tutto parla e canta la sua presenza.
Lo ha scoperto San Francesco facendo di questa esperienza l’inizio e la base della sua conversione: “Dolce è sentire come nel mio cuore, ora umilmente sta nascendo amore…”.
Ed è con la luce di San Francesco, da cui ha preso anche il nome per il suo pontificato, che Papa Francesco fa del creato e della sua cura uno dei pilastri del suo magistero.
2. Ancora, con i suoi occhi e col suo cuore possiamo scoprire la presenza di Dio negli uomini, in ogni uomo. E per aiutarci a scoprirlo ha vissuto, camminato, guarito, benedetto, sofferto….morto per noi….si è fatto noi in tutto eccetto il peccato.
3. Ancora, dispedendosi da noi….ha voluto lasciare tra noi la sua chiesa, suo corpo mistico, perché avessimo la certezza che Dio non ci abbandona mai: “Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). Anche se questa presenza divina purtroppo è accompagnata durante i secoli da tante nostre fragilità e peccati e per questo sembra nascosta, facendo risaltare la difficoltà di scoprirlo presente tra noi.
Meno male che, per aiutarci in questo cammino, Dio sempre ha fatto sorgere tra noi santi e martiri, veri giganti di donazione e di amore.
Ed in questi ultimi 100 anni ci ha donato la presenza di Papi speciali, veri santi e luminari di sapienza e di vita evangelica incarnata nei nostri tempi.
Come a dirci: “Ma ancora non riuscite a scoprire la mia presenza in mezzo a voi con tutte queste testimonianze?”
Ricordo che ai miei tempi di bambino, vedere il Papa era vedere Gesù; e forse è per questo che il mio cuore di “fiamma rossa” sognava incantato quando Marchesa, la mia catechista ci parlava del Papa chiamandolo “il dolce Cristo in terra”.
Bah….alcuni pensieri sparsi per aiutarci a scoprire la presenza di Dio in mezzo a noi, sempre e in tutto.
Due parole però sono fondamentali: fede e amore.
Con queste due virtù, con i nostri occhi nei suoi occhi non potremo non scoprirlo e riconoscerlo anche nei nostri tempi, in mezzo a noi.
Don Nino
17.4.2020

 

16 aprile 2020 GIOVED’ DI PASQUA

Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. GUARDATE E TOCCATE. Noi cristiani annunciamo la fede nel Cristo Risorto. Non annunciamo solo il fatto accaduto 2000 anni fa. Noi annunciamo che la risurrezione di Cristo ha impresso un movimento di risurrezione in chi crede, spera e ama insieme a Lui. La testimonianza della comunità cristiana continua l’opera di risurrezione e Cristo la porterà a compimento nella risurrezione finale del cosmo. Oggi il vangelo ci dice di ‘guardare’ i segni di risurrezione e anche ‘toccare’ con mano ciò che cambia, che sta crescendo o che è rinato, riconciliato, rinnovato. Dovremmo partire da esperienze concrete per trovare ancora il Risorto e la sua opera.

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Nino Carta Osidda

” LASCIARSI GUIDARE DALL’AMORE” :
C’è chi si lascia guidare da calcoli e interessi e orienta la sua vita su cose o persone che ci danno piacere subito. Queste come magicamente, ci offrono risultati istantanei e non si rendono conto che stanno svuotando il cuore, l’esistenza, il cammino della vita.
Chi invece investe nell’amore e punta la bussola della vita in Dio, nell’amore, si lascia guidare da una voce che viene da dentro e che parla di dono, di sogni, di novità, di meraviglie….. È l’ago della bussola della coscienza che invita in continuazione verso l’amore quello vero, lasciando da parte le facili strade dell’egoismo.
È l’amore che ci guida per vivere in pienezza ogni momento della vita e ci accompagna con sapienza negli entusiasmi della primavera, nei raccolti dell’estate, nelle semine dell’autunno e nel saggio aspettare dell’inverno…
Tutto è cammino d’amore.
Le leggi della natura e anche normalmente le leggi degli uomini dovrebbero essere l’espressione pratica, concreta, anche se tante volte passeggera perché i tempi cambiano, della bussola dello Spirito che sempre ci invita con delicatezza e fortezza all’amore come libertà e responsabilità verso Dio, verso la natura e il prossimo, con quei paletti miliari che scandiscono i passi e le ore: amare Dio, amare tutto e tutti, amare per primi, amare persino i nemici, perdonando….
Ciò che non si può è “non scegliere”, perché la non scelta, lo stare come si è, è già scelta, scelta di non camminare, di non far niente, di paralisi, di morte.
E quando sembra che il chiaroscuro dell’amore sia indecifrabile e sei a un bivio: siediti un po’, aspetta, respira, riposati…e poi va dalla “bussola” del fratello, apriti con lui con sincerità volendo perdere tutto: l’amore tra voi splenderà e sarà luce vera e bussola sicura.
Ma, mai stare da solo, mai intestardirsi a decidere da solo, perché per la luce del vero amore c’è bisogno del 2 o 3….
Quante volte in questo tempo di quarantena abbiamo già fatto questa esperienza. Per questo il 2 o 3 ha viaggiato via telefono, via Whatsapp, via Facebook, via Skype…. e….cosi via….
L’importante è che non manchi la sua luce perché bussola vera è solo l’amore.
In fondo anche il nostro passaparola è un po’ vivere questa esperienza…..
Viviamolo….
Don Nino
16.4.2020

 

15 aprile 2020 MERCOLEDI’ DI PASQUA

Massimo Goni Faenza

SOTTOLINEATURE/1 COS’E’ LA PREGHIERA?
PRESENTIAMO L’ INDICE di questa serie di ‘sottolineature’
Tema di fondo è LA PREGHIERA CRISTIANA (CCC 2558ss)
Partiremo dal presentare LA RIVELAZIONE BIBLICA DELLA PREGHIERA … affermando prima che c’è una chiamata universale dell’ uomo alla preghiera!
Poi in modo più approfondito vedremo:
– L’esperienza del popolo d’ Israele;
– La preghiera di Gesù e di Maria;
– La preghiera della prima comunità cristiana, con le sue varie espressioni: perdono, intercessione, supplica, ringraziamento, lode.
In sintesi: CHE COS’E’ LA PREGHIERA? santa Teresa di Lisieux scriveva nei suoi Manoscritti: “Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia. (CCC 2558)

SOTTOLINEATURE /2
LA RELAZIONE BASILARE (CCC 2558)
“Grande è il Mistero della fede” proclama il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) provando poi a comporlo in unità. Afferma che la Chiesa lo professa nel Simbolo degli Apostoli (parte prima del CCC) e lo celebra nella Liturgia sacramentale (parte seconda del CCC), affinché la vita dei fedeli sia conformata a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre (parte terza del CCC). Questo Mistero richiede soprattutto che i fedeli vi credano, lo celebrino e ne vivano in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. Tale relazione è la preghiera.
C’è un qualcosa che lega noi, l’uomo, con Dio. Prima di essere un pensare credente, un celebrare dei riti un compiere tante singole azioni buone, è definito come una ‘ relazione viva e personale’. Anima di questa relazione è la preghiera. Capiamo allora che questa preghiera non è tanto una singola azione o insieme di parole o sentimenti del cuore. E’ l’espressione del nostro legame con il Divino. Quindi viene prima ‘la preghiera’ rispetto a ‘le preghiere’ e ‘la preghiera’ sta alla base del credere-celebrare-agire.

SOTTOLINEATURE/3
DA UN CUORE UMILE (cfr CCC 2559)
Scrivevano grandi teologi quali San Giovanni Damasceno e san Tommaso d’Aquino che “la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti”. Ma da dove noi partiamo per pregare? Dall’altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o “dal profondo” di un cuore umile e contrito? E’ colui che si umilia ad essere esaltato, come presenta Gesù nella parabola/storia del fariseo e del pubblicano al tempio. E’ quest’ultimo, mentre si batte il petto dicendo ‘ O Dio abbi pietà di me peccatore’ che otterrà la giustificazione. L’ umiltà è quindi il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” scrive san Paolo. L’umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera.
Umiltà è quindi intesa come riconoscere il nostro essere creatura umana, fatta di un limite costituzionale, ma aperta, nel desiderio, verso orizzonti infiniti. Questo desiderio mette in movimento e in ricerca lo spirito umano. “L’uomo è un mendicante di Dio” (Sant’Agostino, Sermones) è l’affermazione finale di questo articolo che definisce la virtù dell’ umiltà nello spirito

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Nino Carta – Osidda

“CREDERE CHE L’AMORE CI RENDE FELICI” :
Io ti amo, tu mi ami, questo è ciò che vuole il cuore; tu mi ami, io ti amo, questa è la felicità.
Se qualcuno ama un fiore di cui esiste solo un esemplare nella terra, quando lo ammira si sente felice perché il piacere dell’amore sta nell’amare.
La felicità e l’amore sono due realtà così connesse tra loro che diventano indispensabili l’una per l’altra.
Ecco Tolstoj: ” Per essere felice occorre una cosa sola; amare e amarci con sacrificio di sé, amare tutto e tutti, stendere in tutte le direzioni la tela di ragno dell’amore: chi vi capita dentro, sarà immerso in un mare d’amore”.
Non abbiamo bisogno di cercarla la felicità. Il nostro impegno è essere amore verso gli altri, verso tutti e la felicità sarà lì, perché essa è il dono di Dio come risposta al nostro amore.
La felicità allora è conseguenza, è acqua cristallina, non fonte.
Se andiamo avidi a bere felicità non la troviamo più; è come sparita perché si è inserito l’interesse….Invece il nostro impegno deve essere preservare l’amore, la fonte…e la felicità, eccola riapparire col suo affascinante sorriso.
Amore e felicità sono come due sorelle siamesi.
Co-essenziali, l’una
nell’altra.
Come lo sono nella vittoria del Risorto le cicatrici delle mani, dei piedi e della costola….
È impossibile ormai toglierle…non si capirebbe più l’amore, la vita nuova.
Ogni ferita di Gesù, come ha anche detto Francesco in questi giorni, diventa feritoia di dove spunta ogni momento la luce della felicità.
Chiaro poi che questo in noi si esprime in qualcosa da fare, in qualcosa da sperare e in tutto da amare.
Cose da fare….quante ne avremo oggi?
Cose da sperare….forse ancora di più…..
Cose da amare… beh…tutto. Tutto ciò che si fa e tutto ciò che si spera, perché nulla può scappare all’amore!
Ecco perché “dobbiamo credere che solo l’amore ci rende felici”.
È la strada……l’unica!
Don Nino
15.4.2020

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. VIVERE O SOPRAVVIVERE? Gesù Risorto incontra i discepoli di Emmaus e sembra proporre loro, implicitamente, una domanda: fuggire o stare nella situazione? evitare (tristemente) o accettare la sfida ( con un cuore che arde)? L’incontro con Lui vivo e vero porterà i discepoli a scegliere la seconda alternativa, quando prima stavano seguendo la prima. Anche a noi oggi, la luce del Risorto, pone la questione: meglio vivere o sopravvivere in questo tempo di coronavirus? Poniamoci la domanda filosoficamente o spiritualmente e sono solo dal punto di vista delle restrizioni o meno (che certo ci appesantiscono). Qual’è il senso di un vivere nel tempo del coronavirus? quali opportunità offre? quali virtù richiede? Cristo Risorto resta la certezza che c’è una vita nuova anche per noi. Cerchiamola a confrontiamoci.

 

14 aprile 2020 MARTEDI’ DI PASQUA

Massimo Goni  Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. LE DUE MARIE. I racconti evangelici di questi giorni ci presentano gli avvenimenti successivi al fatto della risurrezione di Gesù. Esso pian piano coinvolge, tocca, trasforma. Prima figura è Maria di Magdala che troviamo all’esterno della tomba, ormai vuota, piangente. Questo momento è importante e significativo. Ha la forza dell’altra Maria, la madre, che ‘stava ai piedi della croce’. Anche Maria di Magdala deve sopportare il dolore del distacco fisico, corporeo, elaborare il lutto nel pianto. E’ un’esperienza necessaria anche per liberarsi da un’idea di Dio, come possesso personale. Se non facciamo esperienza viva della tomba vuota e anche dell’assenza di Dio (soprattutto dell’assenza e del suo silenzio da quelle che sono le nostre pretese, capricci, bisogni egoistici…) non incontreremo mai il Dio vivo e vero, il Cristo risorto. Incontreremo sempre e solo un piccolo talismano.

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Nino Carta Osidda

“DI FRONTE AL DOLORE AMARE SENZA DUBITARE” :
È come un filo carezzevole e insinuante il passaparola che giorno dopo giorno ci avvolge sempre di più in modo certe volte impercettibile, ma che ci porta sempre più in profondità nel cammino della nostra vita spirituale.
Di fronte al dolore ci ha abituato a tanti avverbi e aggettivi e oggi ecco un deciso “senza dubitare”.
Mi spavento?
Sinceramente si. Di fronte al dolore , soprattutto fisico, io mi sento estremamente debole; è un dolore che mi paralizza corpo e anima e l’ideale del “senza dubitare” è troppe volte un pio desiderio ispirato chissà dalla preghiera, da qualche meditazione o lectio divina vissute intensamente, ma che poi davanti al momento concreto del soffrire non mi liberano dal senso della paura e del panico.
Mi confidava proprio ieri un mia nipote con la quale siamo cresciuti insieme come fratello e sorella, che alla morte è anche pronta…ma non a soffrire, questo proprio no: “Dio portami via subito, quasi senza accorgermene…”.
Per caso non è una preghiera che un po’ tutti qualche colta abbiamo fatto?
Perché il dolore, soprattutto quello fisico, per me è una sfida enorme che mette in crisi il “senza dubitare” che oggi ci è proposto.
Per questo più che una conquista ascetica, vedo questi momenti come vero dono. Ed è per questo che prego ogni giorno.
Per alcuni la presenza del dolore è una tentazione a chiudersi in se, in silenzi pericolosi…E qui la carità deve avere il volto della presenza, del sorriso, della carezza (quando si può)….Quante volte sono state un vero analgesico anche con i dolori fisici.
L’ultimo pensiero non può non andare a tutto questo dolore mondiale che stiamo vivendo. È un vero dolore di popolo nel quale tante emozioni si mescolano e invadono l’anima.
Da l’impressione di essere davanti a una lezione storica, inaspettata, con un futuro incerto e prospettive molto nebulose, per le quali la pandemia ci invita a viaggiare all’indietro nella nostra vita.
Da ricchi a poveri; da grandi a piccoli…
Colpiscono in questi giorni le tantissime foto sui social in bianconero…
come un sentimento generale di un paradiso perduto.
Il dolore e la malattia sembrano aver rimesso al loro posto valori essenziali che sembravano dimenticati e di conseguenza la vacuità di tante cose superflue.
In questo senso il dubitare può diventare un vero atto penitenziale dove siamo coinvolti un po’ tutti.
Chissà che non stia rispuntando dall’orizzonte il sole dell’amore nel suo volto stupendo della misericordia e della solidarietà….
È una base bellissima sulla quale possiamo aprire il cuore e anche affrontare dolori “senza dubitare”.
Si, credo che lo Spirito Santo sia proprio a lavoro…
Don Nino
14.4.2020

13 aprile 2020 LUNEDI’ DI PASQUA

Stefano Rosati Parma:

Alla lista dei 134 (bravo Albino, grazie a te siamo più aggiornati del Corriere e di Avvenire) Parma aggiunge nei giorni del Triduo un diocesano (don Severino Petazzini – 89) e un Saveriano (P. Ernesto Tomè – 90). Dux vitae mortus regnat vivus! Alleluia!!

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Mons. Luigi Mansi Andria:

Requiem per tutti i nostri confratelli.

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Massimo Goni Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. PASQUE CIOE’ PASSAGGI. Maria Maddalena, Pietro e Giovanni, i discepoli di Emmaus, gli apostoli nel cenacolo con l’incredulo Tommaso sono stati i primi a raccontarci della loro esperienza del Risorto. Ce lo hanno raccontato fino a dare la vita per quell’ Amico che avevano incontrato ancora. La catena si allunga fino a noi. Ieri ricordavo, con alcuni amici, la Gigina, la nostra ‘vecchia’ catechista, quando da piccoli ci ‘faceva la dottrina’ (come si diceva a quei tempi). Poi ricordo altre figure, preti, suore, ‘mezzi santi’, laici o religiosi, che ho incontrato nella vita e mi hanno fatto ‘brillare’ la luce di un Cristo Risorto e Vivente e Vivace. Oggi ricordo anche i preti morti per coronavirus, che mi sono testimoni di una fede che è bella, viva e che ci tramandiamo nel servizio totale, fino alla morte… per vivere sempre.

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Nino Carta- Osidda

“L’AMORE ILLUMINA LA NOSTRA VITA” :
C’è una illuminazione che è fatta di silenzi, di meditazioni, di ascolti e letture della nostra vita e del nostro mondo; c’è però una illuminazione che, non abolendo la prima, la supporta e la trasporta in espressioni di luci impensate perché presenza della luce divina tra noi.
Per noi cristiani il mistero della Pasqua è proprio questo penetrare “le luci con la luce”, in modo tragico ma anche soave, perché espressione e frutto dell’amore.
È luce che va aldilà dell’umano, perché il normale è sentirci illuminati quando le cose vanno bene.
Mi viene in mente adesso la frasetta più parlata dei nostri tempi bui: ” Andrà tutto bene”….ed è vero. Ma non perché non avremo ancora la pandemia, la quarantena o purtroppo anche le morti , no… Ma perché nell’amore crocifisso sono la pandemia, la quarantena, la morte che diventano luminose, immettendo in esse il mistero dell’amore che non vince facendo guerra (anche se Dio ci ha fatto intelligenti per scoprire soluzioni), ma perché il male abbracciato viene svuotato dal di dentro….ed è qui che inizia la luminosità che non ha notte.
Per essere illuminati e illuminanti dobbiamo buttarci a capofitto nell’essere il contrario di quello che la vita ci presenta.
Direbbe San Francesco: “C’è odio, metto l’amore; c’è offesa, metto il perdono; c’è tenebra metto la luce…”.
Il Risorto è diventato luce del mondo non perché ha tolto le tenebre, ma perché Lui stesso si è fatto tenebra e quindi la ha svuotata dal di dentro trasformandola in luce per amore.
Come Paolo che scriveva: “Quando sono debole, è allora che sono forte”.
E noi possiamo parafrasarla questa frase dicendo: “Quando sono tenebra, è allora che sono luce!”.
Chiaro, sempre per amore.
La grandezza della redenzione non è la vittoria del bene e la sconfitta del male, ma il fatto che il male diventa bene e che la tenebra diventa luce.
Ecco perché non è esistito e non esisterà mai luminosità più grande di quella della Croce.
Adesso capisco molto meglio anche una piccola meditazione di qualche giorno fa, che mi aveva lasciato un po’ in sospeso: “Nino avanti: il coraggio non è la forza di andare avanti, ma l’andare avanti anche quando senti che non hai più forze”.
Che sia questo il segreto?
Contempliamo amando il Crocifisso-Risorto….è luce che non termina mai!
Don Nino
13.4.2020

 

12 aprile 2020 DOMENICA DI RESURREZIONE

Mons. Luigi Mansi – Andria

Carissimi amici,
il messaggio augurale per la santa Pasqua l’ho messo in rete fin dalla domenica delle Palme. Qui mi limito a rinnovare a tutti e ciascuno il mio affettuoso augurio di una buona e santa Pasqua. Che il Signore risorto ci doni di ritrovare serenità e fiducia in questo momento così difficile per la nostra umanità. Buona e santa Pasqua a tutti con infinite benedizioni!!!

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Nino Carta – Osidda

“RICORDARCI IN OGNI CIRCOSTANZA CHE DIO CI AMA” :
Ce lo siamo ripetuto tantissime volte: “Dio mi ama immensamente”.
Ma non dobbiamo mai stancarsi di ripetercelo, perché nei momenti di difficoltà e di paura come sono gli attuali, solo la luce dell’amore di Dio è balsamo, consolazione e speranza.
E nel giorno di Pasqua, l’esplosione della vita del Risorto è la certezza della potenza del suo amore.
Dopo essere passato per la morte più crudele, la sua fedeltà all’amore ha rotolato la pietra e sconfitto la morte, perché più oscura è la notte più luminose sono stelle; più profondo è il dolore, più vicino è il suo amore.
Ed è un amore totale, personale, unico per ciascuno. Dio infatti ci ama come se fossimo l’unica persona a esistere nel mondo.
Che gioia pasquale: Dio è tutto mio ed io sono tutto suo, sempre per amore.
E questo, indipendentemente dalla nostra risposta, Lui ci ama e basta. Non perché siamo buoni, ma perché “siamo”; e Lui è pazzo d’amore per la vita.
Ecco Giovanni, l’apostolo dell’amore:
“Dio è amore, chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio in lui…Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore scaccia il timore”. (prima lettera di Giovanni)
E ancora Simone Weil: “Nel nostro essere Dio è lacerato per amore. Siamo la continua crocifissione di Dio; il suo amore è vera passione”.
E per questo, continuo io, oggi, giorno di Pasqua, “il suo amore è risurrezione”.
Parlare di Pasqua allora è parlare d’amore e augurarci buona Pasqua è augurarci Pasque-passaggi d’amore in ogni circostanza…..
Lo ripeto ancora una volta, non stanchiamoci di ricordarcelo: “Dio mi ama immensamente”.
In questa luce ha senso dirci forte gli uni gli altri il vero e stupendo saluto cristiano:
“Cristo è risorto….
è veramente risorto”.
Auguri…
Don Nino
Pasqua 12.4.2020

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Pasqua 12.4.2020
12/04/20, 07:05 – Luigi Mansi Presidente:

Un caro ricordo a tutti e un abbraccio fraterno. Auguri di cuore!

12/04/20, 07:10 – Albino Sanna:

“La notte è avanzata, il giorno è vicino” Rom. 13,12. Nasce una nuova alba e una nuova primavera. Auguri !!! Don Albino

12/04/20, 07:43 – Mauro Tommasi Economo:

🙏🙏🙏🙏

12/04/20, 10:18 – Stefano Rosati: ‎

IMG-20200412-WA0008.jpg (file allegato)
Che bello essere cristiani che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte! (papa Francesco, Omelia nella Veglia pasquale, 11.04.20) Che bello esserlo come cristiani ministri ordinati! A tutti ed a ciascuno di voi, con-fratelli, questo augurio fatto preghiera.

Massimo Goni:

BRICIOLA di DON MASSIMO. PRETI PER TUTTI. Oggi giovedì santo, la giornata dei preti…. un po’ il nostro compleanno. Ci facciamo gli auguri da soli e di autoincoraggiamo: forza ragazzi, amici preti, giovani, adulti e anziani!!!! Dio è con noi e questo ci incoraggia ad andare avanti fino in fondo, fino alla fine, con tutto noi stessi. Per il bene della gente in Dio.

Giuseppe Sanna:

Auguri a tutti di vero cuore. Criso Risorto ci guidi verso la nostra risurrezione.

Giuseppe Di Giovanni:

Auguri di cuore carissimi confratelli. Cristo è risorto veramente. Un abbraccio fraterno.

Massimo Goni:

Arrivo a fine serata cotto. Ma contento di aver “celebrato” in molti modi la risurrezione di Cristo. Che Dio attraverso il nostro servizio operi per la salvezza delle anime! A Dio piacendo.

Salute a tutti.

Franco Borsari:

Anch’io mi unisco al termine di una giornata pasquale e diversa per augurare ogni bene a tutti. Buona pasqua.

 

11 aprile 2020 SABATO SANTO

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. ADAMO ED EVA, CIOE’ NOI. Gesù nel sabato santo, scende agli inferi per incontrare Adamo ed Eva. Gli tende la mano, come mostrano antiche icone. Cos’hanno capito i nostri progenitori dopo il peccato del loro orgoglio e superbia, tradotta in senso di onnipotenza? Com’hanno pensato di uscire dal profondo dei loro inferi e dalle voragini che hanno costruito, chiamate guerra, sopraffazione, esclusione, competizione, ateismo…? Gesù tende la sua mano e stringe la loro. Dice: ‘Seguitemi. Io sono la ‘nuova porta’, quella per uscire dagli inferi dei vostri deliri veramente disumani. Io sono l’ Uomo aperto al mistero della vita. Tornate ad essere veramente umani secondo il Sogno del Padre. Venite, passo passo, ameremo insieme.’

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Nino Carta – Osidda

“ANCHE NELLA SOLITUDINE CREDERE E SPERARE” :
La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista.
Una solitudine che è fuga, che è chiudersi, che è scappare, questa si è una condanna; è una vera anticamera dell’inferno.
È come una mare senza riva, un ponte senza strada; è come dei colori senza nessuna luce.
Invece la solitudine è vera conquista, vera possibilità, quando diventa preparazione continua a incontri, ad abbracci, a sorrisi.
La solitudine così acquista il suo spazio, il suo tempo, la sua speranza, la sua realizzazione.
È a mano a mano si riempie di giardini in fiore, di parole piene di luce, di silenzi pieni di pace, di vuoti pieni di Dio.
Ecco perché se lo vogliamo, da soli non si è mai soli; è un continuo illuminarsi di “credere e di sperare”: fede e speranza che germogliano nella solitudine amata.
Però bisogna amarla veramente….
La mia giornata ha due momenti fondamentali.
La mattina si riempie delle solitudini di Candia, ormai anziana e malata, che porto a casa non solo perché si senta utile preparando il pranzo, ma soprattutto perché il mio amore e il mio grazie per tanti anni nei quali è stata il mio Angelo custode, possano asciugare l’amarezza di non avere più nessuno…”Mi este restadu solu unu frade, don Nino” (Mi è rimasto solo un fratello….).
Il pomeriggio e la sera invece…ecco la solitudine che si riempie di visitine al Santissimo e a Sant’Angelo, di passeggiate e di rosari nel parco, di letture, di notizie e di studio.
Ma, moltissimo, dei volti di tutti voi del passaparola, vera parrocchia mediatica con tanti che nemmeno conosco ma che sento presenti nel cuore.
In questi tempi di sofferenza e di quarantena per tutti, mi è caro ricordare moltissimo nella preghiera tutti i soli del mondo; in modo speciale i miei fratelli preti ormai anziani come e più di me, molti malati di tante patologie e, tragedia dei nostri tempi, malati di corona virus che aggiunge solitudini alla solitudine.
Mentre sto scrivendo sono le 5.45 del mattino e dopo la preghiera del mattino mi sono messo a scarabocchiare questi pensieri.
Ecco il segreto e la grazia ….. riempire la solitudine di amore.
E l’amore a sua volta, la riempie della bellezza di credere e di sperare.
Così il sepolcro si svuota della solitudine e della morte e si illumina di Trinità e di luce.
Pasqua è proprio a un passo!
Don Nino

11.04.2020

 

10 aprile 2020  VENERDI’ SANTO

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. ORDINARIO. Condivido una parola. che mi è rimasta nella preghiera di adorazione del giovedì notte: è la parola ordinarietà. Gesù nella notte del giovedì sta nel Getsemani ‘da uomo’, ‘profondamente uomo’, ‘normalmente come ogni uomo’. Anche il servire e la carità nascono da gesti ordinari e si mantengono nell’ordinario. Anche in questi giorni di emergenza si cerca di offrire ciò che è basilare, essenziale, cioè ordinario. E’ sempre uguale e ripetuto proprio perché essenziale. C’è bisogno che sia garantito l’ordinario, anche da parte del prete verso la gente: cioè una preghiera di intercessione, il pane della Parola e il vino dei sacramenti, l’amore di gesti familiari.

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Niné Valdini  – Ramacca

Dall’albero della Genesi, dove Adamo volle farsi dio, abbiamo ricevuto la morte e la sofferenza, dall’albero della croce, dove Dio si è fatto uomo sofferente per amore, abbiamo ricevuto la Vita e la Salvezza. Santo Venerdì, santo uaccamente.

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Nino Carta – Osidda

Che non sia vano il sacrificio dei nostri tanti sacerdoti morti in questa pandemia.

Che sia croce che  fiorisca nella Pasqua di tante vocazioni…

Buon Venerdì Santo a tutti. Con L’Uac nel cuore…

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Nino Carta Osidda

“LA SOFFERENZA RENDE POTENTE LA FEDE” :
La sofferenza è quel tipo di dolore che proviamo ogni volta che, a vario titolo, sono coinvolte le nostre emozioni e i nostri sentimenti.
Se, per esempio, abbiamo il cuore spezzato perché c’è qualcuno che da tempo non ci rivolge la parola e anzi quando ci vede volge la testa all’altra parte: ecco, questa è sofferenza.
Se piangiamo lacrime calde e profonde per tutte le morti di questi giorni che quasi non ci lasciano nemmeno respirare; o per le sofferenze di casa nostra, delle nostre comunità, della nostra chiesa e in particolare di Papa Francesco con quel volto così profondamente provato, ma che nonostante abbia il peso del mondo su di lui e sulle sue spalle, vuole sorridere e dare speranza…
Si, si, la sofferenza in questi mesi sembra avvolgere la storia…sembra farci mancare il respiro….far palpitare velocemente il cuore.
E quando tristezza e angoscia ci avvolgono e non vediamo via d’uscita, allora capiamo in profondità l’abisso della parola sofferenza(sub – sotto; fere-portare….) che a volte può diventare qualcosa di insopportabile.
E qui che sorgono tante domande, tanti perché, che aiutano a far crescere e purificare la fede.
“Era impossibile che Dio non morisse…Come avrebbe dato senso e illuminato questi momenti così dolorosi, così umani e senza risposte?”.
Solo Lui poteva essere la risposta…..
E lo ha voluto essere….
Ecco il Venerdì Santo: la sofferenza che sembra rovesciare la vita e che invece è il preludio di una rinascita.
La fede è quella luce, quel volto incoronato di spine e quasi non-volto, quella lampada debole e tremula capace di far riemergere per amore l’immagine di un sorriso, di una speranza.
Il giardino fiorito della fede per questo solo sarà bello e fiorente se piantato e coltivato di cicatrici.
Viene a proposito qui una virtù umana della quale in questi tempi si parla tanto di fronte a sofferenze e problematiche che stanno per travolgerci come persone e come popoli: la virtù della “relisilienza”.
Ossia la capacità di una persona e di un popolo di affrontare in modo positivo i tempi difficili che stiamo vivendo e i tentativi coraggiosi di ricominciare e di riorganizzarsi facendo leva sulle opportunità che la vita ci offre.
La resilienza è una base comune molto valida, anche per poter seminarvi dentro la luce della fede. Una fede che ha sguardo divino per illuminare l’intelligenza, la saggezza, la volontà e la voglia di ricominciare e lo sguardo attento per tentare di farlo insieme.
La fede, dono di Dio, diventa luce per noi nelle sofferenze e ci spinge a camminare, ad andare avanti, a contemplare con i suoi occhi il dopo di Dio….e così poter parlare di vita e di risurrezione.
Al: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” ….ecco che risponde qualche riga dopo nel Vangelo: “Nelle tue mani Signore, consegno il mio spirito”.
Così ha senso la promessa: “Vi precederò’ in Galilea”.
Sì, ogni sofferenza con la fede è potente perché è già… aldilà!
È il Venerdì Santo che già profuma di Pasqua!
Don Nino
Venerdì santo
10.4.2020

 

9 aprile 2020 GIOVEDI’ SANTO

09/04/20, 07:21 – Luigi Mansi Presidente:

Auguri di cuore ai festeggiati di oggi e auguri a tutti per la giornata sacerdotale di oggi. Fin dal mattino prendiamo tutti un solenne impegno: quello di pregare gli uni per gli altri in questo giorno santo. Che il Signore ci renda sempre più all’altezza del Mistero che oggi Lui ha messo nelle nostre mani. Un abbraccio benedicente a tutti e ciascuno. + d. Luigi

09/04/20, 07:42 – Massimo Goni Faenza:

Grazie mons. Luigi per la tua paternità a tutti noi , fratelli nel battesimo, nell’Ordine Sacro e nel ministero perché il Regno di Dio cresca in mezzo a questo povero mondo. L’unione dell’UAC ci sia di stimolo ad operare santamente. Un abbraccio anche a tutti gli amici del Consiglio e Regionali e quanti altri

09/04/20, 07:45 – Luigino Scarponi Sant’Egidio alla Vibrata – TE:

👋 Vescovo, Presbiteri e Diaconi per l’edificazione di un Popolo Eucaristico di Sacerdoti: a lode, gloria, benedizione del Padre nel Figlio per lo Spirito Santo a servizio del Regno di Dio nel Mondo. 🕊 Gesù buon pastore benedica il nostro servizio nel Presbiterio nazionale 🤗 Coraggio fratelli 🙏

09/04/20, 07:47 – Stefano Rosati Parma:

In piena sintonia di parole, preghiere e sentimenti con d. Luigi, d. Massimo e d. Luigino!!! Un ricordo speciale x ciascuno di voi nel video-ritiro del mio presbiterio di stamattina🙏

09/04/20, 07:51 – Mauro Tommasi Economo Loro Ciufenna AR:

🙏🙏🙏🙏🙏❤️❤️❤️❤️

09/04/20, 08:05 – Alberto D’Urso Bari:

IN ACCORDO SU TUTTO PER AUGURI, COMUNIONE E PREGHIERA. MA GRANDE È LA SOFFERENZA CHE CONDIVIDO CON TUTTI I PRESBITERI E LA CHIESA: ANCHE OGGI “LO SPIRITO È PRONTO MA LA CARNE È DEBOLE”. UN ABBRACCIO SINCERO. D. Alberto

09/04/20, 08:13 – Albino Sanna: 

Uniti nel Signore Gesù e nella preghiera rafforziamo la nostra fraternità sacerdotale e la nostra vocazione di servi del Popolo di Dio con rinnovato entusiasmo e dedizione. Auguri di una Santa Pasqua. Don Albino

09/04/20, 08:47 – Nino Carta Osidda:

Unitissimo dal mio eremo di Osidda con tutti i fratelli dell’UAC.
Che il nostro essere presbiteri sia una continua Eucaristia di servizio e di comunione per tutta la Chiesa, in particolare per le nostre diocesi.
Ricordiamo tutti i preti anziani e soli e in particolare quelli ammalati.
Pregando ad invicem
Don Nino

09/04/20, 09:26 – Giuseppe Sanna Mons. Oristano:

Unito a tutti voi carissimi confratelli ringrazio Dio per il dono del sacerdozio ministeriale e auguro a tutti di essere sempre più strumento della misericordia del Padre. Grazie mons. Luigi per il suo messaggio Pasquale e per la sua costante preghiera. Grazie a tutti di cuore.

09/04/20, 12:17 – Giuseppe don Di Giovanni, Palermo Uac:

Auguri di cuore carissimi per intensificare il nostro Ministero nella comunione effettiva e nella carità pastorale.

09/04/2020, ORE 14,01 – Ninè Valdini – Ramacca:

Volete unirvi intimamente al Signore Gesù, modello del nostro sacerdozio, rinunziano a voi stessi e confermando i sacri impegni che, spinti dall’amore di Cristo, avete assunto liberamente verso la sua Chiesa? Auguri et preghiera.

09/04/2020, 15,58 – Cassano don Gian Paolo Occimiano AL:

Auguri fraterni sacerdotali a tutti.

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Nino Carta – Osidda

“FAVORIRE LA COMUNIONE FRA TUTTI” :
E se questo terremoto che da qualche mese sta stravolgendo tutto il mondo sia stato permesso da Dio per farci scoprire sempre di più che senza comunione non si vive?
Certamente il covid 19 non è un castigo! Ve lo immaginate un Dio-Amore-Misericordia che castiga? Mi rifiuto di pensarlo….per me um pensiero del genere è una vera bestemmia.
Invece, pensare a un Dio che vi invita a un cammino-esodo-quaresima per risorgere come mondo, scoprendo sempre più in profondità la comunione…
beh…questo, mi sembra, entrare si, nel Suo cuore.
Ma non perché riusciamo a dare una definizione di Dio…
Dio non si definisce, Dio si vive. Dio è un dono d’amore da accogliere e farne l’esperienza.
Ed è l’esperienza d’amore che genera la comunione.
Non so se qualcuno di voi ha letto il libro sui 10 comandamenti di Kieslowski.
Il bambino che gioca al computer e improvvisamente si ferma e chiede: “Com’è Dio?”.
La zia che lo guarda in silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, lo bacia e tenendolo stretto a sé gli sussurra: “Come ti senti, ora?”. Il bambino che non vuole sciogliersi dall’abbraccio, alza gli occhi e risponde: “Bene, mi sento bene”. E la zia: “Ecco, Dio è così”.
Stupendo!
Dio come un abbraccio è il senso della Trinità e il senso della nostra vita.
Il corona virus purtroppo sta abbracciando maleficamente il mondo intero. E se Dio ci volesse dirci: “Perché voi uomini non abbracciate il mondo per amore, per farlo diventare sempre di più un mondo di comunione?”.
Lo stare rinchiusi in quarantena può diventare una opportunità per favorire la vera comunione con tutti che inizia prima di tutto col rispetto.
Invece di vedere la quarantena nei suoi immancabili disagi e sofferenze, perché non vederla come un invito di Dio a viverla come una vera “es-tasi”, ossia un uscire da noi, dai nostri egoismi, in cerca di persone da amare?
Perché, “favorire la comunione” è andare alla ricerca delle nostre radici più profonde; del nostro essere e del nostro dover essere. E noi veniamo dalla comunione e siamo a cammino della comunione.
È per questo – penso sia una esperienza che tutti abbiamo fatto – che non esiste momento più propizio per unire e quindi per stare in comunione, dei momenti di sofferenza e di malattia.
In questa luce, con tutta la sofferenza che comporta, questi giorni possono essere un vero Kairos, un tempo forte e favorevole per costruire rapporti profondi e duraturi tra i popoli…per vivere concretamente la comunione.
Oggi è Giovedì santo. Giorno dell’amore che si fa servizio lavando i piedi, sacerdozio, Eucaristia…il.massimo della Comunione.
Così Dio ci vuole insegnare come si costruisce la comunione.
Stiamo imparando?
Don Nino
Giovedì santo
9.4.2020

 

8 aprile 2020

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. UN BUON SAPORE. Gesù ci ha chiesto: ‘restate qui e vegliate con me’. Lo stiamo facendo dedicandogli un’ora in nome dell’amicizia. Quell’amicizia che si prova nei momenti difficili. Abbiamo assaporato il profumo della devozione interiore e la tenerezza dei gesti che coinvolgono tutto il nostro corpo. Oggi ‘gustiamo’ il buon cibo di un pasto che Gesù sta preparando per i suoi amici. Il buon gusto che assaporiamo è quello della fraternità attorno a Cristo. Si perché ogni nostra preghiera non può essere totalmente individuale col rischio che sia individualista. Ogni preghiera nell’amicizia di Cristo sia vissuta nell’amicizia con altri, non scelti in esclusiva, ma perché fratelli in Cristo e nell’unico Padre. Preghiamo sempre insieme ad altri e gli uni per gli altri.

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Nino Carta – Osidda

“L’AMORE INFONDE IN NOI LA PACE” :
È proprio vero: “l’amore infonde in noi la pace”. Tante volte, senz’altro, molto sofferta, ma con l’amore è sempre pace vera, serenità.
Perché la serenità va d’accordo anche con qualche “oi”, con qualche smorfia di dolore, con qualche lacrima, quando la volontà di voler amare è decisa e per questo ciò che diciamo, ciò che pensiamo, ciò che facciamo sono in perfetta armonia….
Una vera volontà di ferro, illuminata dall’amore…
Anche i momenti di “passaggio”, le piccole pasque di ogni giorno, possono diventare piene di pace, perché la luce del Risorto illumina ogni Settimana Santa.
Ma questo chiaramente, non è affatto scontato. Dobbiamo fare bene la nostra parte e coltivare il giardino del cuore perché sia casa di pace e di serenità.
Lui, il Risorto per amore, anche se con le cicatrici nelle mani, nei piedi e nel costato ci darà la forza per trasformare le nostre ferite in fontanelle di serenità…. perché acqua e sangue con Lui diventano segno, sacramento.
Mi piace molto Fabrizio Caramagna: “Datti tempo, datti tregua, datti spazio….Vai a visitare il cielo, incontra un albero, innamorati di un filo d’erba. Crea un nido di luce dentro di te…..Sii pronto ad accogliere ciò che Dio ti manda. Poi qualcosa arriva…”.
Che bello: “vai a visitare il cielo” !
E per queste visite abbiamo molte strade: la preghiera, la Parola, l’incontro con l’Eucaristia, anche se per forza maggiore in questi giorni è solo spirituale.
Ma con questa forza riesco ad amare nei pochi momenti che incontro le persone santificando sguardi e sorrisi.
E tutto diventa occasione per “visitare il cielo”….e per fare in modo che Dio infonda in noi pace e serenità.
Anche oggi….
Don Nino
Mercoledì santo
8.4.2020

 

7 aprile 2020

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. TENEREZZA. Dopo il profumo di Maria di Betania troviamo un altro gesto di tenerezza che coinvolge Gesù. E’ quello di Giovanni, l’apostolo più giovane, al quale il Signore permette di posare il capo sul suo petto, durante l’ ultima cena. Vogliamo pensare a come sono importanti anche i gesti della tenerezza, naturalmente posti nella giusta misura e significato. Gesti che potrebbero coinvolgerci anche fisicamente nella nostra preghiera personale. Il vantaggio fu per l’apostolo Giovanni che trovò ‘ristoro’ sul Cuore di Gesù. Anche tu pregando, appoggiati sul s. Cuore di Cristo, anche solo su una sua immagine. “Perché ti rattristi anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio ancora potrò lodarlo, Lui salvezza del mio volto e mio Dio’ (Sal 42). “Gettiamo in te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi’ (papa Francesco nella pandemia).

***

Nino Carta – Osidda

Ieri non sono stato molto bene per il dolore ad una gamba… oltretutto anche una notte insonne…..!
Il passaparola di oggi è
“ESSERE A SERVIZIO DI TUTTI” :
Due semplici parole.
Il mio servizio di oggi è cercare di offrire un po’ di questi dolori fisici e la conseguente stanchezza per tutti voi insieme a Servo sofferente, nel suo secondo cantico di Isaia.
Ieri nel primo cantico c’è stata la Sua chiamata ….
Oggi il secondo cantico è il momento della spiegazione….Chiamato perché? Chiamato per che cosa?…..
Ecco oggi ….mediteremo sul significati della chiamata di ognuno di noi insieme al Servo sofferente, insieme a Gesù in questo cammino verso la Pasqua…..
Cosa Dio chiede da me?
Il servizio piu’ grande che possiamo fare agli altri è essere fedeli alla nostra chiamata….
Buona meditazione…
Don Nino
Martedì santo
7.4.2020

 

6 aprile 2020

Stefano Rosati – Parma

06/04/20, 15:00 – Stefano Rosati: Grazie, presidente, grazie, don Luigi (Nota della Redazione: Il Messaggio del Presidente è pubblicato in questo Sito nella pagina centrale a sinistra; è necessario scorrere la pagina) , per averci ricordato che sono come l’erba anche questi giorni peraltro santi, ma proprio come lo è ogni sua creatura, persino un filo d’erba. In questo campo che è il mondo noi siamo come fiori, ma quelli di un giorno… Eccoci, allora, poveri uomini e ministri e ministri UACcamente appassionati, chiamati a fiorire ogni giorno come se fosse l’ultimo. Il nostro modo in questi giorni strani e dolorosi sia quello di farlo “uniti apostolicamente”. Perché siano anche fecondi!

***

Nino Carta – Osidda

Da: [mailto:]
Inviato: mercoledì 8 aprile 2020 10.46
A:
Oggetto: R: MESSAGGIO DEL NOSTRO PRESIDENTE PER LA PASQUA

E noi dell’ UAC non ci stanchiamo mai di gridare con la vita che il Risorto ha già vinto tutto.
Grazie di cuore don Luigi.
Ricambiando
don Nino

***

Vittorio Peri – Assisi

DOMANDE INELUDIBILI ( e forse scomode)

Nel primo discorso rivolto da vescovo ai suoi compaesani d. Tonino Bello poneva queste domande: “Che senso hanno le nostre fatiche, le speranze, i sacrifici, il nostro vivere e il morire? c’è una direzione verso cui vanno le nostre aspirazioni e i più significativi progetti del cuore? da cosa dipende che, nonostante la vicinanza di tanti amici e l’enorme utilizzo degli strumenti elettronici, ci manca sempre qualcosa?”.
Ulteriori interrogativi potrebbero esserci, in forza del comune buon senso, in questo drammatico tempo di pandemia: “Com’è possibile che un invisibile nemico sia capace di terrorizzare il mondo intero? quando cesserà questo devastante tsunami sanitario ed economico? come sarà il nostro domani”?
Da cristiani, però, non possiamo fermarci agli scontati interrogativi del “buon senso”. Se la Parola di Dio non ha nulla da dirci in questa circostanza, vuol dire che, insieme alle chiese, abbiamo chiuso anche i nostri cuori. Se le cose “ultime” in cui crediamo non illuminano quelle “penultime” nelle quali viviamo, vuol dire che abbiamo una fede “disincarnata”, incapace cioè di trasformare la vita presente e di annunciare quella futura.
Ma una disgrazia può assumere il volto di una grazia se la nostra fede – oltre che a pregare di più e ed accrescere la nostra vicinanza effettiva ed affettiva alle persone bisognose (malati, anziani, poveri, soli, ecc.) – ci spinge anche a riflettere sulla nostra fragilità individuale e collettiva: “Qual è il significato del dolore, del male, della morte che, malgrado ogni progresso, continuano a sussistere? ha senso la diffusa illusione di poter vivere “etsi Deus non daretur” (come se Dio non esistesse), per utilizzare un’espressione ormai nota? cosa ci sarà dopo questa vita? e soprattutto: chi siamo, veramente”? “Come d’autunno sugli alberi le foglie”, risponderebbe con una potente immagine il poeta Giuseppe Ungaretti. E lo siamo tutti, anche se non tutti se ne sono accorti. Almeno per ora.
Tempo di grazia può pertanto divenire questo difficile momento se lo vivremo , specie in questa Settimana Santa, alla luce del misterioso e sublime evento della risurrezione di Gesù. Che sarà anche di noi che crediamo e ci affidiamo a Lui.
Serena e santa Pasqua a tutti.
d. Vittorio Peri

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. A TU PER TU. Diceva santa Teresa d’ Avila, monaca riformatrice del Carmelo, che la preghiera consiste nello stare a tu per tu, come con un amico e colloquiare con Colui dal quale sappiamo di essere molto amati. Possiamo in questi giorni riprendere le parole di Gesù ai suoi amici, ai quali chiese di stare un’ora con lui nel Getsemani. Anche noi possiamo dedicare un’ora di adorazione a Gesù, stando a tu per tu con Lui e colloquiare. A chi farà più piacere?!

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Nino Carta -Osidda

“VIVERE LA PROPRIA FEDE CON COERENZA” :
“Essere coerenti è comportarsi come si è, e non come si è deciso di essere”. Mi pare una bella definizione della coerenza, anche perché parla di comportamento ossia del modo di agire con e verso gli altri.
In effetti è il nostro modo di comportarci che da qualità e spessore alla coerenza, perché è come uno specchio nel quale uno può vedere la propria immagine.
Ed è la coerenza che fa diventare di uno che ha fede, ossia il credente, un credibile…altrimenti la sua è una fede vuota.
È la coerenza che ci porta ad avere rapporti profondi di stima e amicizia anche con persone che non “riescono” a credere nell’esperienza cristiana come noi;…ma con le quali i rapporti sono di una vera intimità culturale e spirituale e crescono sempre di più.
Ho avuto la grazia di conoscere ed avere rapporti di amicizia così con persone di altre religioni o che si dichiarano atee o agnostiche, le quali però vivono una vita meravigliosa, coerente con i valori della pace, del rispetto, della convivenza sana e arricchente tra le religioni e le culture, con le quali è semplice e normale ascoltarsi, dialogare, esporre le proprie convinzioni con serenità, ricambiati con molta naturalezza, proprio perché questo patrimonio di umanità è frutto di una vita coerente.
Così l’incontro più che tra idee diverse avviene tra persone coerenti che vivono ciò che in cui credono. Questo da subito genera empatia, simpatia, un senso profondo di benessere.
Invece mi sento a disagio con persone cattoliche o no, che vogliono fare proselitismo; che insistono nel volere che gli altri pensino e credano in ciò che crediamo noi perché li imbottiamo di dottrine, di nozioni e di cose da fare.
La conversione vera è un moto spontaneo del cuore che può iniziare per esempio come nella….. storiella del mantello e del sole.
Faceva un vento terribile, gelido ed una persona tutta avvolta nel suo mantello camminava di mattina presto per andare al suo lavoro. Più soffiava il vento, più lei stringeva a se il mantello.
La strada era un po’ lunga però e con i raggi caldi del sole il tempo cambiò a tal punto che quel giovane inizia a poco a poco ad allargare il mantello, ad aprirlo, fino a toglierselo del tutto….
Ecco, la nostra vita e la nostra fede devono essere proprio come il sole caldo che non si impone, ma si propone con coerenza e delicatezza.
La conversione deve essere frutto della testimonianza, della coerenza di vita….
Dobbiamo vivere la nostra fede come cristiani che pensano quello che fanno, fanno quello che dicono, dicono quello che sentono e sentono quello che fanno…..Dobbiamo essere maestri si, ma soprattutto testimoni.
È per questo che la coerenza a poco a poco apre porte, menti, cuori; e così prepara l’ambiente per essere famiglia, comunità.
La parola “coerenza” significa “stare insieme”….proprio perché attrae, genera simpatia e porta all’azione, al servire concretamente.
Essere incoerenti è servirsi della fede, non servirla…. per questo si alimenta tante volte di sterili devozionismi che possono scadere (scusate) in un deleterio bigottismo.
Vivere con coerenza è VIVERE, vivere la vita vera, la vita per la quale (scusate il gioco delle parole) vale la pena dare la vita.
Un esame di coscienza penso ci stia bene in questo lunedì santo….camminando nella coerenza più grande della storia, di un Dio che da la vita per amore…..
La coerenza del Servo sofferente….
Don Nino
6.4.2020

 

5 aprile 2020

Nino Carta – Osidda

“CREDERE FERMAMENTE CHE L’AMORE È LUCE” :
“Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre” (1 Giov.1,9).
Giovanni è il cantore di questo binomio indissolubile luce e amore.
Lui, l’apostolo dell’amore che gira e rigira nel suo Vangelo e nelle sue lettere questa esperienza fino all’ultimo anelito della sua lunga vita.
Di fatto la vita è un continuo camminare verso la luce nel suo alternarsi di luci e di ombre….che è poi il servizio che le fa la fede con i suoi chiaroscuri.
Perché la luce è lo splendore non solo per l’uomo ma per tutti gli esseri……
Infatti come il valore di una casa si misura in base alla sua luminosità, così anche il valore di una persona…..
Colpiscono subito la luce del volto di qualcuno, il suo sguardo, il suo sorriso, il suo modo di ascoltare, il suo modo di abbracciare…
Una persona luminosa ha la grazia di illuminarci e di emozionarci subito.
E se per qualche ragione capita che arriva un momento di buio, anche il velo di tristezza che traspare ha qualcosa di luce intima, profonda, che nasce di dentro e supporta e rispetta il buio di quei momenti.
Siamo nati per essere luce…
Ma, come riusciamo ad avere questa luce interiore che traspare nel brillare degli occhi e dei gesti anche in mezzo alle tempeste della vita?
C’è una fonte intima che alimenta questa luce divina in noi, la fonte dell’amore che sgorga dal cuore.
La luce è splendore che si vede, che incanta, che conquista. La fonte è un cuore nascosto pronto ad amare, sempre, per primo, tutti.
Perché essere luce è risplendere per amore….
Per noi cristiani,…… risplendere di Gesù: “Io sono la luce del mondo…”.
E la luce è donata liberamente, gratuitamente. Non guarda se uno è ricco o povero, bianco o nero, cristiano o ateo…..non si risparmia mai…. è a volontà.
Che proposito stupendo per noi oggi in questa domenica delle palme. Iniziamo una settimana santa mai così speciale come quest’anno, di luci e di tenebre. Di rami, fiori, palme, mantelli, grida di giubilo, e subito dopo, di condanna, di croce, di solitudine, di morte.
Ci chiediamo: quale il momento vero della luce?
Nell’ingresso trionfale a Gerusalemme o nel grido straziante dell’abbandono?
Ognuno risponda oggi con la sua vita.
In Cristo non c’è tenebra più fitta che non diventi la luce più sfolgorante, proprio per amore!
In questa settimana santa, così “atipica” ma sempre santa, l’invito per noi sia quello di essere una continua “fotografia” del mistero che stiamo celebrando.
“Foto-grafare”: scrivere con la luce…..Se saremo amore, fotograferemo ossia “scriveremo con i raggi della luce” la storia di questi giorni santi.
E sarà una luce che ci segnerà per sempre.
Don Nino
5.4.2020

4 aprile 2020

 

Nino Carta – Osidda

“L’AMORE CI DA SICUREZZA” :
Rileggete il passaparola di ieri fatto di domande e di debolezze ma soprattutto della volontà di volersi fidare di Dio senza tentennamenti.
Bene, quello di oggi “l’amore ci da sicurezza” sembra la risposta a tentennamenti di vari tipi che ci assalgono durante la giornata.
Non c’è altra risposta che l’amore. Perché nell’amore tutto sembra trasfigurarsi e anche le esperienze più dolorose e difficili diventano aurora di vittoria e di risurrezione.
Quando ci sentiamo amati è come se una delicata coperta di morbida lana ci copra in certe fredde serate d’inverno: ci sentiamo sereni, al sicuro, protetti.
E la sensazione che proviamo quando sentiamo in cuore Dio presente come esperienza di paternità e di maternità insieme…
Il nostro Dio tenerezza, che abbraccia, che ci mette l’anello, che ci copre col mantello, che ci organizza la festa…..
Che cosa infatti non inventa l’amore?
Che bello proprio ieri sera Papà Francesco chiedendo il permesso di entrare a casa nostra durante l’ora della cena….
Quel suo “buona sera” disarmante….apre qualsiasi casa, qualsiasi cuore. Quel pensiero affettuoso ai malati, agli anziani e ai bambini….Mi ha ricordato un altro grande papà 60 anni fa quando invitava a fare ai bambini la carezza del Papa.
Oggi come ieri….
La sicurezza viene dall’amore e dalla tenerezza.
Dio conosce la storia meglio di noi e ci dona le persone giuste al momento giusto…
Sentiamo allora nostra la frase del Papa…. sentiamoci accarezzati anche se forzati dalle circostanze a stare a casa.
Non facciamo della nostra casa una prigione, ma uno spazio di tenerezza e di carezze.
Abbiamo un po’ più di tempo per farlo…..
Immagazziniamo amore e tenerezza oggi, perché quando tutto passerà ne avremo tanto bisogno per ricominciare tante cose fondamentali per la nostra vita.
Normalmente pensiamo che la sicurezza sia frutto della stabilità, quando tutto sembra andar bene. Ma ci si accorge poi, dopo aver ricominciato anche con qualche difficoltà, che invece è il cammino il luogo del vero amore e quindi della vera sicurezza.
Perché sicurezza non è un possedere, ma un essere in continua ricerca…proprio come l’amore.
Scopriamo che essere sicuri è non subire la vita, ma darle sempre nuovi contenuti di dono e di amore nel tempo che cammina.
Ciò che non può cambiare è “l’Amare”. Poi, cambia il luogo, cambia il tempo, cambiano le persone.
Così….capita che incontri Bultei, Ozieri, Riolandia, Votuporanga, Rio Preto e Onda Verde, Caraguatatuba, Budduso’, Osidda…..
Cambiano paesaggi, cambiano personaggi, ma la luce dell’amore è sempre la stessa.. e con l’amore, la sicurezza, la serenità, la gioia.
Ecco perché i “tentennamenti” di ieri si sposano molto bene con le sicurezza di oggi e….cosi si fa strada.
Iniziamo con questa anima la Settimana Santa…Senza palme senza lavanda dei piedi, senza s’iscravamentu, senza fuoco acceso, senza s’incontru.
Ma con l’essenziale….: anche in queste povertà, ancora una volta nella croce, il cielo si innesterà sulla terra.
Buona Settimana Santa.
Don Nino
4.4.2020

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. RAMI D’ULIVO NO….PREGHIERA SI. Le ragioni si sicurezza ci hanno imposto anche di rinunciare al segno dell’ulivo benedetto. Non è un segno ‘sfortunato’ ma l’occasione per ricordare che la ‘fortuna’ per le nostre case è data dalla preghiera al Dio della pace e dell’amore che è Gesu Cristo. A questo rimandavano i rami d’ulivo benedetti!
Quindi l’essenziale è pregare, per il bene della nostra ‘casa’ e famiglia.
Ricordo le forme di preghiera ‘più potenti’ che la Chiesa indica:
1) la Messa domenicale
2) la meditazione sul Vangelo di Gesu ( a cui sono legate in qualche modo l’Adorazione Eucaristica e la Via Crucis)
3) il Rosario o altre preghiere a Maria, Madonna del Cantone e delle Grazie
4) la preghiera ai Santi o ai nostri defunti
E ricorda…
– pregate col cuore , piu che con le labbra
– pregate poco ma ogni giorno
– e se non ce la fate a pregare…ricordate che c’e chi prega ogni giorno per voi (i preti, le suore, gli anziani, la *Chiesa* che nel mondo supplica sempre Dio a favore di ciascuno x la sua salvezza).
Buon cammino di vita e buona Settimana Santa

 

3 aprile 2020

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. RICONOSCI IL BENE. Gesù, davanti alle domande di chi gli chiede se lui è Dio, rimanda alle opere buone che sta compiendo. C’è un legame tra la bontà esercitata e la rivelazione e presenza di Dio. Credo questo valga anche oggi. Dio è presente in mezzo a noi? Guardiamo al mare immenso di buone azioni, fatte di senso del dovere, collaborazione, straordinari, rischio della vita, paure superate, vicinanza nel dolore, vita persa …  Vorrei pensare anche a chi, come chi cura le pulizie negli ospedali, non è meno a rischio di chi sta davanti al malato per dargli una medicina. Riconosciamo tutto il bene che c’è in giro? Troviamo Dio in mezzo a noi? E anche in casa , sappiamo dire ‘grazie’ o ‘bravo’ a chi ha fatto qualcosina di buono…magari il solito ‘portare il pattume nel cassonetto’?!

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Nino Carta – Osidda

“FIDARSI DI DIO SENZA TENTENNAMENTI” :
Fidarsi di Dio: penso sia la preghiera più insistente di questi giorni di solitudine e di quarantena. È il vero costante ritornello che puntualmente cerco di alimentare con le parole di Pietro: “Signore da chi andremo? Tu solo ha parole di vita eterna”.
Ogni volta è come una ventata di ossigeno che sgorga dal cuore e per qualche momento sembra vincere solitudini e paure.
Poi però, più cerco di essere di aiuto ad altri, più mi sembra che chi ne ha più bisogno sono proprio io.
Ed oggi ecco la sfida maggiore:
“Senza tentennamenti”.
È vero, con Dio non possono esserci mezze misure, bicchieri mezzo vuoti: o siamo o non siamo! Eppure quando Lui permette, forse per purificarci, che la nostra fragilità venga fuori in tutta la sua forza, è impressionante il senso di impotenza e di sconforto.
Chissà, forse tutto questo bombardamento di notizie, di contagi, di terapie intensive, di ambulanze, di camion strapieni di morti…
sembra facciano nascere dentro un vero senso di panico.
Non so se con voi capita, ma ormai ne ho fatto l’esperienza quasi ogni giorno. Di mattina faccio il proposito: “oggi non accendo la televisione; basta….penso ai fiori, preparo un bel piatto in cucina ecc..”, ma alle 18 quasi morbosamente ecco l’immancabile figura di dottor Borrelli per le ultime notizie.
È impressionante…
Esco nel parco per recitare il rosario e se per caso (raramente..) qualcuno passa..sempre a debita distanza e con la mascherina, ecco…: “Ebbe’ don Ni….quando lo fa il funerale a questo maledetto virus?”….
È un vero martellare continuo….
Ci si telefona, anche più di prima..ed ecco sempre…la lingua batte dove il dente duole: “Attento don Ni’…lei è una persona anziana e a rischio per tante patologie…”.
Be! Ne ho voglia di dire: “Confidiamo in Dio..”. La paura c’è e mi avvolge come in una inondazione.
Così i tentennamenti sono non all’ordine del giorno, ma all’ordine dell’ora, dei minuti…
Poi penso…”Nino, ma di che cosa hai paura con tutto quello che hai passato in vita tua? E Lui non è stato sempre con te?…”.
Come è vero, verissimo, ..ma è così…veramente la carne è debole.
Ed il passaparola di oggi mi ha come catapultato prestissimo in questo clima……
Per questo mi sono anche fermato qualche minuto scrivendo il passaparola.
Poi..”Mio Dio, ma cosa vuoi da me?”….
Guardo il quadro di Gesù Abbandonato e sembra che parli: “Nino, tranquillo; Io ho già fatto la mia parte…”.
“Ho capito Gesù…Oggi è venerdì di passione…Ancora più degli altri giorni lo dedicherò a starti vicino nella preghiera…I miei tre rosari e la via crucis saranno speciali….Nel terzo rosario al posto delle Ave Maria ripeterò in continuazione la giaculatoria ‘senza tentennamenti, senza tentennamenti’.
Tu, mio Gesù, sei la risurrezione e la vita…So che stai tentando la mia debolezza. Prendimi per mano, cammina con me…Stammi vicino. E anche se qualche volta lo sconforto mi assale, io ti gridero’ con tutte le forze: ‘Si Gesù…..senza tentennamenti”.
Coraggio..ho deciso… Io in questo venerdì speciale ci tenterò con tutte le forze.
Qualcuno vuol tentare con me?
La sfida è proprio: “Senza tentennamenti”.
Don Nino
3.4.2020

2 aprile 2020

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. SIAMO POPOLO. Ci sono tante cose che ci accomunano, molte di più di quelle che ci dividono (non che ci distinguono). Questi giorni abbiamo scoperto ancora più da vicino, con le parole di papa Francesco, che ‘siamo sulla stessa barca’ e che ‘ci salviamo insieme’. Ora capiamo meglio l’espressione ‘ bene comune’, di cui siamo responsabilizzati tutti. I ‘furbetti della quarantena’ sono persone che pensano solo a sé e dimenticano chi gli è vicino. Come cristiani, siamo un popolo uniti in Cristo per il battesimo. Ma in Cristo restiamo ‘stirpe di Abramo e di Adamo. Anzi come cristiani ci sentiamo di dover portare l’umanità a sentirsi ‘unica’ e a vivere nello spirito dell’ unità fraterna …  come Dio vuole.

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Nino Carta – Osidda

“LA FEDE RAFFORZA IN NOI L’AMORE” :
Delle tre sorelle dell’esperienza spirituale cristiana oggi il passaparola ce ne propone due: la fede e l’amore. Con certezza fra qualche giorno ci riproporrà ancora la luce della speranza.
Ma tutte e tre insieme ci accompagnano nella notte della vita; in alcuni momenti più luminosi, in altri più bui e faticosi. Però insieme credono l’incredibile, amano il non amabile, sperano contro ogni speranza.
E sono legatissime; è impossibile l’una senza l’altra: se non ho la fede spero in che cosa? E se manca la speranza, l’amore muore subito.
Ma se non amo, muoiono insieme sia la fede come la speranza.
La fede deve sposarsi sempre con l’amore, perché il suo conoscere prima che dell’intelletto è del cuore e per questo va aldilà di ogni dimostrazione.
Infatti appena vi ragioniamo sopra, la fede sembriamo perderla subito. Meno male che Lui non perde la fede in noi.
La fede non ammette troppe parole, spiegazioni. Essa si autospiega vivendola, diventando così la forza della vita, perché se l’uomo lotta per la sua vita significa che in qualcosa crede.
Di fatto senza la fede in qualcosa o meglio in Qualcuno, è impossibile vivere, si muore.
Adesso immaginate o provate a ricordare quando avete fatto una esperienza di fede illuminata dall’amore.
È allora che abbiamo scoperto che Dio è sensibile al cuore e non alla ragione.
La ragione è un momento propedeutico all’esperienza amorosa; fa i primi passi ma poi si ferma smarrita. E qui inizia il cammino della fede che è un credere in ciò che non vediamo. Ma
quando anche la fede entra in crisi, tutto si appiattisce, smettiamo di vedere miracoli dappertutto…
perché la fede ci da la visione della vita come un continuo miracolo.
Per questo però ha bisogno dell’amore. La fede ha i suoi chiaroscuri perché il suo sguardo è verso l’eternità che per noi è impossibile da vedere.
Ma, ecco l’amore che è vedere e credere l’impossibile.
Travolgente poi la scoperta che il nostro amore è sempre un tentativo di rispondere a un’altro Amore che sempre ci precede, che ci ha creato e ci crea in continuazione.
Fede e amore: sorelle inseparabili! Una rafforza e illumina l’altra.
L’amore vince i chiaroscuri; la fede da contenuti concreti alle luci del cammino: insieme con queste due ali non si può non volare.
Ho accennato qualche volta che non credo molto alle crisi di fede…
La crisi vera è non amare.
Se amiamo concretamente e dal profondo…quasi automaticamente la fede diventa luminosa in ogni nostro passo.
Generalmente e ce lo ha chiesto Gesù stesso, la nostra preghiera è questa: ” Signore aumenta la nostra fede”….
Immagino la risposta di Dio: “Figli, aumentate il vostro amore”.
Don Nino
2.4.2020

1 aprile 2020

Stefano Rosati – Parma

Don Stefano suggerisce il libro “FORTI NELLA TRIBOLAZIONE, la comunione della Chiesa sostegno nel tempo della prova“. Omelie e Angelus di Papa Francesco – a cura del Dicastero della comunicazione della Santa Sede – Editrice Libreria Vaticana 2020.

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. UN MILIONE DI FLASH. Cosa ci rimane se, quasi contemporaneamente ci trovassi davanti ad un milione di flash, luci istantanee? Credo sarebbe un grande abbaglio, che ci stordisce. Com’è la comunicazione in questo tempo di isolamento da coronavirus? Com’è la nostra ricerca della Verità? Se prima eravamo presi compulsivamente dal fare, ora non è che rischiamo dall’essere presi compulsivamente dall’ultimo ‘messaggino’?! Uno dietro l’altro, senza riflessione, senza approfondimento, senza la giusta emozione. Una grandissima scorpacciata ( o orgia) di frasi, immagini, suoni, movimenti… Cosa ci rimane? Facciamo invece proposito di dare un giusto tempo per la lettura con calma, per la riflessione, per la meditazione … e per l’autentica preghiera, quella che scalda il cuore a illumina lo spirito.

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Nino Carta – Osidda

“L’AMORE RECIPROCO CI DONA LA PRESENZA DI DIO” :
Certamente noi tutti sperimentiamo una grande sofferenza per la mancanza dell’Eucaristia: Dio fatto pane, perché mangiandone la sua forza ci divinizzi.
Per questo, quasi “viziati” da questo grande dono dell’Eucaristia, tante volte ci dimentichiamo che Lui è voluto restare in noi e tra noi in tanti altri modi.
1. Nei fratelli: “Ciò che avete fatto al più piccolo dei fratelli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,35).
2. Nella gerarchia: “Chi ascolta voi ascolta me” (Luca 10,16).
3. Nella Parola: “Se uno osserverà la mia Parola, il Padre ed io..prenderemo dimora presso di lui” (Giovanni 14,23).
4. Nella comunità: “Dove sono 2 o 3 riuniti nel mio nome Io sono lì in mezzo a loro” (Matteo 18,20).
Ed è proprio di questa presenza che ci parla oggi il passaparola.
Che scoperta meravigliosa: Gesù in mezzo alla comunità.
È per questo che il cristianesimo non è una semplice religione, ma una presenza: è Dio tra noi. Basta l’amore reciproco tra 2 o 3 amandosi gli uni gli altri pronti a dare la vita l’uno per l’altro.
Dove 2 o 3: parole divine e misteriose.
2 o 3, chiunque essi siano:
2 o 3 anche peccatori se pentiti;
2 o 3 uno piccolo e l’altro grande;
2 o 3 di patrie e culture diverse;
2 o 3 addirittura di religioni diverse;
2 o 3 un parroco e un parrocchiano, anche un chierichetto……e così vai:
basta l’amore tra loro.
Gesù ci ha voluto così bene che anche mancando l’Eucaristia, non ha permesso che mancasse la Sua presenza.
È per questo che anche la nostra casa può e deve diventare chiesa, tabernacolo di Gesù vivo…
Voi marito e moglie;
voi fratello e sorella;
voi quando vi incontrate facendo la spesa…basta un sorriso e Lui c’è;
voi quando vi telefonate per dirvi “sono pronto a dare la vita per te”…:
Si, bastano 2 o 3…
È questa realtà che ha reso possibile l’esperienza cristiana in oriente per più di 2 secoli dopo il martirio dei missionari europei fino al loro ritorno. Erano alimentati dalla Parola e dall’amore reciproco. Gesù era lì, con loro.
Che mistero stupendo la nostra fede! Per noi che crediamo in Dio-Amore, sperimentarlo nell’amore reciproco dovrebbe essere la normalità.
Ed è questa vita che atrae alla fede, perché anche chi non crede rimane rapito dall’esperienza dell’amore tra le persone.
È questo amore il fondamento di ogni seria esperienza di evangelizzazione e di missione. Per questo Gesù li ha inviati due a due…proprio perché così non portassero se stessi ma la presenza Sua nella comunità. Perché la buona notizia è Lui, Lui tra noi.
Cerchiamo di vivere oggi nello luce di questa realtà….E anche se uno vive da solo, faccia un patto d’amore con qualche fratello col quale fa insieme un cammino di fede; può farlo anche per telefono come con qualche altro mezzo:
l’amore non ha distanze.
La presenza di Gesù in mezzo a noi sarà luce e speranza in questi giorni difficili.
Don Nino
1.4.2020

 

31 marzo 2020

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. GUARDA LA CROCE. La Parola di Dio oggi ci invita a considerare il segno della croce come segno di salvezza. Già nelle catacombe, per i cristiani dei primi secoli, troviamo il collegamento tra la croce e l’ancora della nave. La croce era quell’ancora che salvava la barca della Chiesa in mezzo ai flutti tumultuosi del mare, che a quei tempi erano le persecuzioni per la fede in Cristo. Ancor oggi la croce è per noi un segno di salvezza, tant’é che la Chiesa dice che, in questo periodo di COVID !9, a chi è in pericolo estremo di morte, posto il desiderio di bene e di fede avuto nel passato, ora è sufficiente guardare il crocifisso per ottenere l’indulgenza plenaria. Teniamo ancora, nelle nostre case, auto, uffici e anche al collo, il segno della croce di Gesù Salvatore.

 

Nino Carta – Osidda

“ESSERE COSTRUTTORI DI PACE” :
Mi ha fatto sempre pensare la frase di Madre Teresa: “Tante volte mi chiedono: che cosa posso fare per costruire la pace del mondo? Vai a casa tua e ama la tua famiglia”.
Per sottolineare che la pace intorno a noi, nella nostra comunità, tra i popoli e le nazioni, è il frutto di una pace che inizia dentro di noi, nel nostro cuore, nelle nostre case.
Quando vedi una persona accogliente, serena, disponibile, solare, che ha sempre un sorriso per tutti, che semina ottimismo intorno a sé e una luce che si vede viene dal cuore: ecco questo uomo o questa donna sono costruttori di pace.
Per questo ogni abbraccio è per incoraggiare, ogni incontro per unire e per crescere insieme, ogni sorriso è un invito continuo a lottare per l’ideale della pace.
La realtà molte volte non è così…il grande problema è che ognuno di noi coniuga la pace a modo suo, secondo le sue idee e i suoi interessi, politici, religiosi, sociali.
In America Latina al tempo delle grandi dittature si parlava molto della pace dei cimiteri, dove certamente non c’era contestazione o disordine,
però era la farsa della vera pace, era la pace della morte.
Chiaro che questo non è un vivere in pace.
Francesco venerdì scorso nella preghiera a San Pietro ha parlato di “un Dio che non ci ha creato per la tomba, ma per la vita”.
E la vita in tutte le sue dimensioni è un cammino di sofferenze personali e sociali.
Qualche volta cercando di costruire una pace sociale più degna dove tutti possano sentirsi cittadini non di serie b, si è lottato contro “l”ordine costituito”, vera ingiustizia istituzionalizzata, ma come? Per caso non con armi sbagliate, con le armi della violenza…per vincere e distruggere l’altro, senza pensare che anche l’altro è fondamentale per la pace?
La pace non si costruisce perché uno ha vinto e domina l’altro… No!
Ma, quando io, vinto o perso, superate le dialettiche del momento, mi sforzo di ritornare all’essenziale che è riuscire a vedere nell’avversario un figlio di Dio e quindi un mio fratello.
È La stessa dinamica vissuta in casa che poi si estende alla società e a tutte le relazioni internazionali, immettendovi la legge della fraternità che ci porta a saper perdere idee e convinzioni e a ritornare sempre all’essenziale: siamo tutti fratelli.
E per oggi?
Sto pensando al quel momento di nervosismo in casa quando mi sono accorto che dovevo chiedere scusa a Candia…
Ecco, in quel momento è iniziata l’onda della pace che esce dalla casa parrocchiale e lentamente va inondando il paese e tutto intorno a noi.
Oggi, concretamente, allora, scopri nel tuo cuore qualcuno o qualcuna con i quali il tuo rapporto è un po’ freddo se non rotto…presso a poco come diciamo in sardo:
“Isse in ‘domo sua e deo
in ‘domo mia”. ( lui a casa sua, io a casa mia).
Coraggio, rinchiusi come siamo nelle nostre case per ragioni di forza maggiore, abbiamo certamente un po’ di tempo per una telefonata o un Whatsapp-audio, per chiedere a quella persona: “come va in casa? Tutto bene?”….e chissà pregare per lei.
Ecco il seme del costruttore di pace che si fa strada!
Don Nino
31.3.2020

 

30 marzo 2020

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. PERDONATEVI. Vivere insieme è una gran bella cosa, desiderata e ora assaporata. Ma vivere insieme, senza poter uscire, in uno spazio magari ristretto, dove le cose vanno usate un po’ per uno … e non sempre si è così disponibili…allora diventa fonte di tanti conflitti e tentazioni. Non ci sopportiamo più? Ci facciamo i dispetti? Ci facciamo pesare le cose…magari quelle che non sono andate bene tempo fa? Attenzione! Oggi il vangelo ci presenta la famosa vicenda di Gesù davanti all’adultera. Per lei (e per noi) è pronto a scrivere una sentenza sulla polvere, cancellabile, cioè a dire: ‘non ti condanno (tutti sono peccatori) …  ‘và’ (fai le cose in cui più credi) …  ‘non peccare più’ (prova a far tesoro degli errori).

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Nino Carta – Osidda

“ASCOLTARE IL PROSSIMO SENZA FRETTA” :
Ascoltare è uno dei grandi ritornelli dei nostri passaparola. Ascoltare tutti, sempre, col cuore aperto…
Ma ciò che mi colpisce oggi è questo “senza fretta”….lo sento come una spada che trapassa l’anima.
Ognuno ha il suo carattere e il suo modo di fare le cose. Ma immaginate uno come me alle prese tutta la vita con il “senza fretta”.
Certamente il mondo d’oggi con la sua frenesia, dove tutto è di corsa, urgente, non ci aiuta proprio.
Dio ha fatto il tempo, poi l’uomo ha inventato la fretta.
In questo senso questi giorni di quarantena mi stanno aiutando.
Ieri sera tra una pioggia e l’altra è uscito il sole e ne ho approfittato per andare tutto imbacuccato nel parco per fare una passeggiata e dire il rosario.
Che serenità! Non c’era nessuno…
E passo dopo passo ogni Ave Maria era come un entrare nel mistero della creazione, in quella splendida natura intorno a me. In quei fiorellini di campo, nei biancospini, negli asfodeli…li, come se il tempo si fosse fermato.
Veramente la natura non ha fretta, ma tutto si realizza. Calmamente, con solennità perché ogni istante è già eternità.
Ecco…ascoltare Gesù nell’altro come se non esistesse più nulla al mondo, è eternizzare i silenzi, gli sguardi, i sorrisi, le parole.
Gesù ha vissuto così il miracolo più grande della sua vita terrena, la risurrezione di Lazzaro. Lo abbiamo meditato proprio ieri.
Dopo la notizia della morte di “colui che amava rimane ancora due giorni nel luogo dove si trovava”.
Poi eccolo arrivare calmamente; ascoltare, turbarsi, commuoversi, piangere, gridare e infine ridonare la vita.
Di fronte a un Gesù così umano, così cuore che riempie il suo miracolo di gesti d’amore, rimango incantato.
La vita la ridona in ogni attimo che per Lui diventa ascolto d’amore.
Così il passaparola di oggi.
Ascoltare senza fretta è ascoltare dentro le parole; penetrare il camminare della vita, dei cuori, delle emozioni, dei dolori, delle disperazioni e, tantissime volte, non avere risposte. Ma, senza fretta, esserci silenziosi, con gli occhi umidi e col cuore che scoppia d’amore.
Come Francesco venerdì sera: camminando lentamente, barcollando sotto il peso dei dolori del mondo, solo, ma con una presenza e una preghiera silenziosa che non solo ha riempito la piazza vuota ma tutto il mondo.
Che lezione!
Si, devo fare del “senza fretta” la mia regola di vita. Farò meno cose, ma le potrò gustare fino in fondo.
Come una caramella che sembra più dolce quando si scioglie in bocca lentamente.
Ecco allora, oggi gustiamo così, senza fretta, ogni attimo della nostra giornata.
E quando dopo la quarantena riprenderemo ad ascoltare i fratelli, avremo imparato un po’ di più a vivere con solennità ogni sguardo, ogni abbraccio, ogni sorriso, ogni parola… Sembrerà che tutto diventi eterno.
È il miracolo del “senza fretta”.
Don Nino
30.3.2020

 

29 marzo 2020

Massimo Goni – Faenza

Buona domenica a tutti. Preghiamo incessantemente, da veri sacerdoti del popolo di Dio.

Domenica 29 marzo 2020 ore 10,02

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Nino Carta – Osidda

29/03/20, 07:23 – Nino Carta: “CREARE INTORNO A NOI UN CLIMA GIOIOSO DI FAMIGLIA” :
Il dover essere della famiglia è la Trinità , famiglia eterna che ispira il come e il perché dei rapporti tra le persone.
Trinità come modello di vita per ogni famiglia: intimità, comunione infinita, donarsi totale e quindi un vero non essere per amore tra le Tre Persone in eterna relazione tra loro.
Lo Spirito Santo è l’anima tra l’Uno e il Tre della Trinità.
Ed è questo è il progetto d’amore per ogni famiglia umana ed anche il suo clima gioioso.
Per riuscire a creare questo clima bisogna sempre avere lo sguardo verso la terra in una continua incarnazione, perché sempre dobbiamo trovare un seno che accoglie la proposta, un Padre che invia e che dona se stesso nel Figlio, è uno Spirito che per amore congiunge e suggella i si.
Maria è il luogo concreto dove questo si avvera e ognuno di noi, come Maria, dona il proprio essere, corpo e anima, perché l’invito a Maria diventi anche nostro e con esso il clima di gioia.
Se sono pronto a dare la vita per i miei fratelli e anche loro lo sono per me, sapendo ascoltare, dialogare, correggere, perdere, allora è normale che anche nelle differenze regni sempre il clima gioioso.
Il segreto per scoprire se l’amore e la concordia e i rapporti sono veri è partire dal povero, da colui che ha bisogno. L’armonia e il clima di gioia sono veri quando il povero si sente famiglia con noi.
Ne è il segno.
Chiaro, dentro un rapporto cristiano non mancherà mai la croce, la sofferenza….
Anzi essa è la garanzia che il cammino è giusto….
Sarà proprio la croce vissuta insieme la fonte del clima gioioso della famiglia….
I rapporti vissuti e abbracciati in questi tempi dolorosi di corona virus ne sono la prova……
“Per crucem ad lucem”….
Da questo saper vivere lo sposalizio tra dolore e amore nasce il clima della vera gioia!
Così si è veramente famiglia.
Don Nino
29.3.2020

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Alberto D’Urso – Bari

29/03/20, 08:20 – Alberto D’Urso Bari: Una poesia commovente di Trilussa
IO E DIO

Ve vojo riccontà ‘na storia strana.
Che m’è successa propio l’artra settimana

Camminavo pe’ r vialone davanti alla chiesa der paese
Quanno ‘na strana voja d’entrà me prese

Sia chiaro non so mai stato un cristiano praticante
Se c’era un matrimonio, se vedevamo al ristorante

Ma me so sentito come se quarcuno,
Me dicesse: “dai entra, nu’ c’è nessuno”

Un misto de voja e paura m’aveva preso
Ma ‘na vorta dentro, restai sorpreso

La chiesa era vota, nun c’era nessuno
La voce che ho sentito era la mia, no de quarcuno

C’erano quattro panche e un vecchio crocifisso de nostro Signore
“Guarda te se a chiamamme è stato er Creatore”

Me gonfiai er petto e da sbruffone gridai: “ So passato pè un saluto”
Quanno na voce me rispose: ”mo sei entrato, nu fa lo scemo mettete seduto!”

Pensai: mo me giro e vado via,
Quanno quarcuno me rispose: “Nu te ne ‘nnà. Resta … famme compagnia”.

“Famo n’altra vorta , poi mi moje chi la sente: è tardi sarà già tutto apparecchiato”.
“Avvicinate nu fa lo scemo, ‘o so che nu sei sposato.

Me sentivo troppo strano, io che nun avevo mai pregato
Me sentivo pregà dar Signore der creato

“Signore dateme na prova, devo da crede
Che sete veramente Iddio che tutto vede”

“Voi na prova ? Questo nu te basta? Te sei mi fijo
E io sto qua inchiodato pe er bene che te vojo!”

“Me viè da piagne, me sento de scusamme.
Signore ve prego perdonate le mie mancanze

A sapello che c’eravate pe davero …
Venivo più spesso, ve accennevo quarche cero”.

“Ahahahahhaha ma te pensi che io sto solo qua dentro?
Io so sempre stato co te, nella gioia e nel tormento.

Te ricordi quanno eri piccolino
Io pe te ero Gesù bambino

Prima de coricatte la sera
Me dedicavi sempre na preghiera

Era semplice quella che po’ fa er core de un bambino,
Me facevi piagne e con le mie lacrime te bagnavo er cuscino

Poi anni de silenzio… te s’è indurito er core
Proprio verso de me, che t’ho fatto co tanto amore.

Te gridavo fijo mio sto qua,
Arza l’occhi guarda tuo papà!

Ma te niente… guardavi pe tera
E te ostinavi a famme la guera.

Poi quanno tu padre stava male
E te già pensavi ar funerale

Sul letto de morte… nelle ultime ore
T’è scappata na preghiera… “Te affido ar core der Creatore”.

Ecco perché t’ho chiamato,
Pe ditte quanto me sei mancato.

Ho cominciato a piagne dalla gioia e dar dolore…
Ho scoperto de esse amato dar Signore…

Questa è na storiella che nun ’ha niente da insegnà,
Solo che in cielo c’è un Dio che piagne se lo chiami papà!

(Trilussa)

 

28 marzo 2020

Mauro Tommasi – Loro Ciufenna AR

28/03/20, 15:09

HO VISTO UN UOMO

Ho visto un Uomo
vestito di bianco
e stanco
sotto la pioggia battente
e il vento freddo
salire lento
verso l’altare
carico di dolore
di sofferenza
ma anche di speranza.

Ho visto un Uomo
anziano
zoppicante
fare le tante scale
con sulle sue spalle
tutto il dolore del mondo.

Ho visto un Uomo
concentrato
nel suo silenzio
fremente
nella sua preghiera
chiedere il perdono
di tutti i peccati
degli uomini
e la loro Salvezza.

Ho visto un Uomo,
uomo fra gli uomini,
innalzarsi
su tutti
e pregare
per tutti.

Ho visto un Uomo
dire
“nessuno si salva da solo”
perché
non siamo soli
se crediamo
in Dio
e nella sua Salvezza.

Ho visto un Uomo
che,
con tutti gli altri uomini del mondo,
si salverà
perché ha creduto
e crederà
per sempre.

Giuseppe Messe

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Nino Carta – Osidda

“SUPERARE OGNI LIMITE CON LA CARITÀ” :
È impossibile meditare il passaparola di oggi senza incastonarlo in quei momenti divini, emozionanti e trasformanti di preghiera e di adorazione vissuti ieri sera con Papa Francesco.
Veramente l’intensità della preghiera e della carità hanno superato ogni limite, portandoci alla “carità-Caritas”, alla vita divina che ha fatto casa nelle nostre case, nei nostri cuori.
Francesco è stato il padre di famiglia che ha riunito tutti i figli della terra, credenti e non, per consolarci e farci sperimentare la carezza di Dio in questi momenti tragici nei quali tutti ci sentiamo un po’ sperduti e alla ricerca di speranza.
Per questo ci ha indicato le armi vincenti per salvarci in questo mare in tempesta: la preghiera e il servizio.
Pregare…senza limiti, senza stancarsi, anche con la fragilità della nostra fede….ma pregare.
Servire, servire, servire; ognuno come può, come sa e come riesce….
È servizio anche saper stare a casa oltre ogni limite, proprio per amore agli altri.
È servizio (e che servizio…) spendere ore, giornate, mesi e tante volte la vita nelle corsie degli ospedali, in prima linea di questa guerra ormai mondiale che ha stravolto la nostra vita.
Si, senza limiti! Perché Dio ha fatto l’uomo che ama, senza limiti. Lo stiamo vedendo ogni giorno. Quanti nostri fratelli e sorelle che muoiono per amore, quando mai avrebbero pensato do superare certi limiti.
Ma è vero: solo quelli che rischiano di spingersi troppo lontano possono scoprire quanto lontano si possa andare.
Dice Sant’Agostino: “Supera te stesso e supererai il mondo”.
Per chi ama, l’unico limite è il cielo, perché la mente crea i limiti ma il cuore li spezza.
Per noi di fede ieri sera con Francesco è stato superare paure, tenebre, limiti con l’esplosione della preghiera, della
adorazione e con la presenza silenziosa di quell’Ostia bianca, immensa come il Cielo.
Ci ha rapito il cuore, unica risposta ai dolori, alle paure, alla pioggia continua, alla stanchezza, al suono agghiacciante delle sirene, al silenzio assordante di quella piazza vuota, perché è solo intorno al “Pane” che riscopriamo la famiglia ed in essa il coraggio e la speranza.
Ieri sera con Papa Francesco la “Carità-Dio” nell’Ostia santa ci ha sorriso, ci ha consolato.
Quando ci sentiremo soli, anziani, ammalati ritorniamo col pensiero a quella piazza e a quell’uomo di Dio e della sua provvidenza, Francesco, benedicente con il Cielo tra le mani.
E rinascerà la speranza che supereremo tutto…
Ma….nella stessa barca, nella stessa casa.
Don Nino
28.3.2020

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA da DON MASSIMO. PER CHI NON C’E’ PIU’. “L’amicizia trova alla fine, nella morte, la definitività di un dono che si trasforma in consegna, un dono che è stato anticipato in vita dentro la creatività, i limiti e la fragilità della propria storia, per poi diventare, con la morte, testimonianza generativa di nuova vita. La fine diventa compimento. Per chi non crede rimangono la forza e il segno di chi incoraggia a donare la vita; per chi crede in aggiunta c’é l’effusione preziosa dello Spirito che dona vita nuova. Ora, nel momento in cui i nostri amici e cari non ci sono più, è il tempo del ricevere in profondità l’amicizia, è il tempo formativo per eccellenza, è il tempo nel tempo nel quale lasciarsi inquietare e ispirare per rischiare l’avventura della vita…E un nuovo incontro si rende possibile, se la nostalgia si anima di speranza per poter esclamare ancora con gioia ‘Allora ci sei’! (tratto da 3D)

 

27 marzo 2020

Vittorio Peri – Assisi

PANDEMIA, TEMPO DI PAURA. ANCHE DI GRAZIA?
“Eppure anche una grazia porta con sé questa pandemia, una grazia che non avrebbe alcun senso tacere e sprecare”. Una “grazia”? e in una disastrosa situazione sanitaria, economica, lavorativa ecc. come questa? Ha avuto un bel coraggio il sociologo prof. Luca Diotallevi a scrivere queste parole pubblicate sul settimanale umbro La Voce. Coraggio e sapienza insieme perché parla di grazia “della discontinuità”: polivalente parola che apre molti orizzonti.
Per sceglierne uno, partirei da alcuni interrogativi posti da d. Tonino Bello nel primo discorso rivolto al vescovo ai suoi compaesani: “Che senso hanno le nostre fatiche, le speranze, i sacrifici, il nostro vivere e il morire? C’è una direzione verso cui vanno le nostre aspirazioni e i più significativi progetti del cuore? Da cosa dipende che, nonostante la vicinanza di tanti amici e l’enorme utilizzo degli strumenti elettronici, ci manca sempre qualcosa?”. Se però il compianto d. Tonino si fosse trovato, come noi oggi, di fronte a questo invisibile nemico capace di terrorizzare il mondo intero, avrebbe probabilmente aggiunto qualche altro interrogativo: “Il comune buon senso ci fa chiedere: come difenderci? quando si troverà un farmaco risolutivo? come sarà il domani di una società devastata da questa specie di tsunami sanitario, economico, lavorativo ecc.?”.
E ancora: “Possiamo, da cristiani, fermarci alle scontate parole del “buon senso”? Se la Parola di Dio non ha nulla da dirci, in questa circostanza, vuol dire che insieme alle chiese abbiamo chiuso anche i nostri cuori. Se le “cose ultime” in cui crediamo non illuminano quelle “penultime” nelle quali viviamo, vuol che la nostra fede è come “disincarnata”: incapace di trasformare la vita presente e di annunciare quella futura.
La “grazia” di cui si diceva poc’anzi presenta almeno due volti: uno per così dire “esterno”: la vicinanza affettiva ed effettiva alle persone bisognose (malati, anziani, poveri, soli, ecc.) e l’altro “interno”: una seria riflessione sulla nostra intrinseca fragilità personale e collettiva (di ordine sanitario, economico, istituzionale, politico ecc.) messa allo scoperto dall’attuale vicenda come anche sulla illusione di vivere “etsi Deus non daretur” (come se Dio non esistesse), per utilizzare la nota espressione del filosofo olandese Ugo Grozio.
Tempo di grazia, soprattutto, perché spinge a riflettere sul senso della vita e della morte alla luce del misterioso ma sublime evento verso cui camminiamo: la risurrezione per una vita che – direbbe l’Alighieri – “solo amore e luce ha per confine”.
d. Vittorio Peri

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO. SORELLA MORTE. Un amico ieri mi diceva: “Sto iniziando a familiarizzare con la morte. Io ho avuto una malattia importante in passato e ora sono a rischio. Vediamo dove mi porta questo mio cammino che ora è comunque interiore’. Mi ha colpito questa riflessione realista davanti a quella che san Francesco chiamava: ‘sorella morte’. Oggi nel vangelo i giudei chiedono a Gesù: ‘ di dove sei? da dove provieni perché tu sia il Messia?’. Egli rimanda ad una provenienza non geografica ma spirituale: sono mandato dal Padre. Ricordiamolo: veniamo dal Padre Creatore e siamo tutto fratelli. Torneremo alla Casa del Padre, perché siamo ‘di passaggio su questa terra”. Là si volge, inquieto e drammatico, il nostro cuore.

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Nino Carta – Osidda

“ESSERE GENEROSI CON TUTTI” :
Dicono che la generosità è il fiore all’occhiello del donare e quindi dell’amore.
Profumata dalla nobiltà del cuore, si manifesta attraverso il disinteresse, l’altruismo, la prontezza al sacrificio e la bontà.
Per questo il generoso sempre da più di quello che potrebbe dare.
Ancora la generosità è l’espressione non solo del dare e del condividere, ma anche del farlo con gioia, con delicatezza, senza mettere clausole: il generoso è generoso e basta!
Tutto questo ha un effetto liberante e illuminante sulla stessa vita, perché prepara al sacrificio di sé e delle proprie cose mettendo in primo piano l’altro.
Molte volte scopriamo di avere un cuore generoso in circostanze speciali, soprattutto quando arrivano delle sfide, dei momenti difficili, delle provocazioni dolorose.
Sembra che scatti una molla dentro che libera qualcosa che era nascosta, dormiente, sprigionando una luce nuova che illumina la gioia grande di sacrificarsi per gli altri, come se il cielo avesse preso possesso della nostra vita.
I momenti storici che stiamo vivendo sono una prova entusiasmante di tutto questo… perché le sfide più difficili liberano l’intimità più bella e profonda del cuore umano.
E noi italiani questo lo abbiamo nel nostro DNA. È per questo che tantissimi di noi si trovano a vivere nell’eroicità della generosità.
Che poi ….diventa contagiosa, vero “virus” di bontà che sempre ha salvato l’umanità dalle derive delle guerre, delle epidemie, dei disastri.
È quello che sta capitando anche in questi tempi che stiamo vivendo…. Per questo sono convinto che anche quest’inverno terribile che stiamo sperimentando dentro, sta preparando una primavera bellissima.
Essendo la generosità qualcosa di divino ma che tante volte possediamo come nascosta dentro, essa spunta al momento opportuno quando l’imprevedibilità stende il suo velo di dolore nella nostra vita.
E non mi fermo sul “tutti” di cui parla il passaparola… perché anche “il tutti” per il generoso diventa normalità.
La generosità è come un raggio di sole che abbaglia, per cui non vediamo né volti né colore né religione né amici né nemici, ma soltanto un “sole intensissimo” che abbaglia, trasfigura, divinizza il cuore e lo fa esplodere di felicità.
È vera trasfigurazione…non solo per fare, ma per essere..(ecco le tre tende…)..
Allora, anche oggi le possibilità di essere generosi sono infinite.
Proviamo a…fare tre tende, per poi scendere…nel nostro quotidiano….trasfigurati.
Lasciamoci abbagliare!
Don Nino
27.3.2020

26 marzo 2020

Nino Carta – Osidda

“CREARE RAPPORTI SOLIDALI” :
Subito ecco la domanda: “Ma come creare rapporti, in un tempo nel quale per paura del contaggio quasi non esistono più?
Se stiamo attenti proprio l’aggettivo solidale ci apre il cuore a contenuti nuovi e più profondi dando ai rapporti significati più luminosi e forse più incisivi.
Mi riferisco a tre verbi speciali per creare rapporti come il guardare, l’ascoltare, il sorridere.
Qualcuno, chissà forse facendo la spesa o in farmacia o prendendo il giornale ancora lo incontriamo e ci sono legami invisibili che sperimentiamo quando il cuore trabocca d’amore.
La solidarietà prima di essere un problema di aiuti e di carità è scoprire che facciamo parte di un mondo dove io dipendo da tutti e tutti dipendono da me.
Quando stai cogliendo un fiore hai mai pensato che a un colibrì mancherà del nettare, che all’ape mancherà la materia prima per il suo miele, che il giardino diventerà più brutto e più povero?
Diceva Einstein: “Non si può cogliere un fiore, senza turbare una stella”.
I rapporti diventano solidali quando prima di tutto sono esistenziali.
E forse di questi tempi dobbiamo riscoprire e fortificare in questa luce i rapporti che ci sono possibili.
Prima di tutto il guardare. Che sia veramente una espressione del cuore, della gioia di poter vedere qualcuno… così sarà uno sguardo luminoso.
Poi l’ascoltare. Forse non uno di fronte all’altro; però quante parole via telefono, via social…Ascoltare veramente dal profondo del cuore… purtroppo tante volte non è solo un aggredire?
Infine il sorridere. È la possibilità universale di creare rapporti, di abbattere muri, di spalancare cuori.
Sto pensando adesso alle parole, all’ascolto e ai sorrisi dei medici e infermieri della nostra Italia, gli unici a poter avere rapporti con migliaia di malati di corona virus nelle corsie di terapia intensiva.
I tanti che stanno guarendo forse ce l’hanno fatta per uno sguardo, per una parola, per un sorriso.
Chiaro, solidarietà è anche aiuto concreto. Mi sento inondato di speranza vedendo la creatività per poter aiutare, collaborare, stare in prima linea.
Forse avete sentito tante persone commentare che da questa tragica esperienza ne usciremo migliori, più fratelli.
Ce lo auguriamo con tutto il cuore.
Ma quello deve essere il fiore e il frutto di una terra coltivata adesso dai rapporti solidali secondo le possibilità che ci sono offerte dalle circostanze.
Mai come in questi tempi scopriamo di essere “onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”.
Bastano solo tre parole: sguardo, ascolto, sorriso.
Don Nino
26.3.2020

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Massimo Goni – Faenza:

BRICIOLA di DON MASSIMO.

L’UNIONE FA LA FORZA.

Ci sono segni belli e importanti attorno a noi. Credo che uno di questi sia lo spirito di unità che ci sta animando a vari livelli: i flashmob della gente che canta o disegna nello stesso giorno… le ricerche scientifiche coordinate…i momenti di preghiera universali (all’interno di una confessione religiosa,, ma anche tra diverse confessioni). Certo ci sono anche segni disgregatori, perchè a volte può prendere il sopravvento la paura che rischia di far cadere sull’altro le colpe o anche solo le tensioni distruttive. E’ lo spirito della comunione umana a salvarci. Cristo Signore è il re di quel Regno dove uomini e donne si scoprono parte di un unico corpo. Ricordiamoci che ‘l’unione fa la forza’.

25 marzo 2020 – Annunciazione

Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA JEAN HENRY DUNANT. Vorrei ricordare oggi questa persona che si è posta in modo disponibile, davanti all’abisso del dolore e della morte, come era stata la battaglia di Solferino (25 giungo 1859). Significa che si è lasciata interrogare (‘ è mai possibile un abisso di tanto dolore’), ma poi, alla luce dei suoi valori (la solidarietà e l’altruismo cristiano), si è lasciata anche coinvolgere: ‘devo fare qualcosa per alleviare le brutture della guerra’. Da qui è nata la Croce Rossa che oggi conosciamo. Lui racconta come si sentì mosso dal soffio di Dio, di cui lui era lo strumento per realizzare qualcosa di grande per l’umanità. Come fu anche per la piccola Maria di Nazareth nel giorno dell’annunciazione.

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Nino Carta – Osidda

“FACCIAMO NOSTRI I DESIDERI DEGLI ALTRI” :
Ieri sera ho risposto in Facebook all’accorato messaggio di un mio carissimo amico d’infanzia e compagno di scuola delle elementari, per cercare di essere per lui presenza viva d’amore, più dono che parole nelle sue paure e nei suoi desideri in questi giorni di dolore e di tenebre.
E ho cercato di farlo avendo paura con lui, sentendomi smarrito insieme a lui e sforzandomi di entrare con le ali dell’amore nei suoi desideri di risurrezione.
Facendomi carico dei suoi desideri è stato come darci la mano anche se a chilometri di distanza e non sentirci tanto soli.
Non ci vuole molto a immaginare i desideri che ognuno di voi, famiglia del passaparola, ha in questo momento nel suo cuore e non ci vuole molto sforzo nel farli miei, nostri, perché penso siano gli stessi….
Ma la forza dell’unità è proprio questa: i miei desideri sono i vostri e i vostri desideri sono i miei.
Perché nell’amore ogni desiderio è già realizzato. Infatti ogni atto d’amore è vita di Dio, anche se poi amore e desiderio non sono la stessa cosa.
L’amore è il desiderio già diventato saggezza perché svuotato dal volere proprio, dal volere per sé, perché soltanto dono.
Facendo nostri i desideri degli altri noi ci immergiamo totalmente nell’oceano dell’amore di Dio e Lui li fa fiorire a modo suo sempre per il nostro bene, secondo la Sua volontà.
Mi pare normale allora oggi che i desideri di ognuno di noi coincidano….e che ad una sola voce chiediamo tutti insieme a Dio che ci liberi da questa tragedia umanitaria e sociale del corona virus, da questo numero esorbitante di contagiati e di morti che ci immerge ogni giorno in un vero bollettino di guerra.
Vi invito a farlo tutti, insieme a Papa Francesco alle 12, ora italiana.
Che sia come in un grande girotondo di popolo nel quale tutti con le braccia alzate al cielo, chiediamo insieme con fede di essere liberati da questo male.
È un girotondo che vuole abbracciare tutto il mondo, dove ognuno conosce e vuol fare suoi i desideri degli altri, contribuendo a formare un vero mosaico di preghiera del quale ognuno è un tassello incastonato dall’amore.
Che non ne manchi uno…
Papa Francesco ci guiderà con la sua proverbiale fede e la sua contaggiante bontà.
E, ne sono certo, in questo mosaico orante non mancherà, nella festa della sua Annunciazione, anche Maria la mamma, luce del mattino per illuminare le paure e le tenebre dei nostri cuori..
Insieme a lei, facciamo nostri i desideri degli altri, perché Dio li benedica:
Ave Maria…..
Don Nino
25.3.2020

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24 MARZO 2020

Mons. Luigi Mansi – Presidente UAC e Vescovo di Andria

Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore,
insieme con i miei fratelli, i vostri Sacerdoti e Diaconi, desidero raggiungervi tutti con questo scritto per farvi sentire la nostra vicinanza affettuosa in questi giorni in cui la mancanza di celebrazioni nelle nostre chiese non ci permette di testimoniarvela di persona.
I tempi sono davvero tristi e duri, e noi tutti, vostri pastori, siamo costretti a celebrare da soli i misteri del Signore, e questo tutti i giorni, ma soprattutto nelle domeniche, senza vedervi intorno ai nostri altari. Certo, la fede e l’affetto fa sì che comunque vi sentiamo presenti e vicini, ma è davvero molto triste il non vedere i vostri volti, soprattutto quello dei nostri anziani che davvero in tanti ogni giorno vegliano accanto ai nostri altari, quello dei nostri piccoli e dei nostri giovani, che rendono le nostre celebrazioni sempre fresche e davvero brulicanti di vita evangelica.
Il celebrare da soli, credeteci, per un verso ci intristisce, ma per altro verso ci mette in condizioni di fare ogni giorno veri e profondi atti d’amore. Quando abbiamo tra le mani il santissimo corpo di Cristo, ogni giorno pensiamo a ciascuno di voi e vi portiamo al Signore, parliamo a lui di voi, delle vostre ansie, delle vostre preoccupazioni, delle vostre speranze, delle vostre paure. E ci dispiace non poco non potervi accogliere alla comunione sacramentale, sappiamo che tanti di voi vivono con sofferenza questa privazione. Vi ricordiamo però che potete benissimo supplire con frequenti atti di comunione spirituale e il Signore non manca di visitarvi ugualmente con i suoi doni di grazia.
Ecco, cari fratelli e sorelle, desideriamo farvi sentire che anche se non riusciamo a vederci, ugualmente, anzi di più, vi portiamo nel cuore, nella nostra fraterna preghiera e questo soprattutto quando siamo all’altare. Sappiate che il vostro vescovo e i vostri sacerdoti vi portano lì tutti i giorni e sempre, per voi e per il mondo intero, si fanno voce che supplica, che chiede aiuto, che infonde speranza, che sostiene i deboli e i vacillanti, consola chi piange per un dolore, condividendolo con paterno e solidale affetto.
Tra qualche settimana sarà Pasqua e sarà per noi ancor più forte la prova di dover celebrare senza vedervi accanto i misteri della nostra salvezza. Ci sorregge e ci dà speranza la certezza che di fronte alla forza della fede non ci sono barriere né impedimenti. Nel Signore e col Signore risorto siamo con voi e insieme con voi, mentre insieme aspettiamo di vedere l’alba del giorno in cui questa difficile prova sarà passata.
Il giorno 25 marzo, alle ore 12,00, accompagnati dal suono delle campane delle nostre chiese, ci uniremo tutti, insieme con il Santo Padre, papa Francesco, e pregheremo tutti uniti chiedendo al Signore che venga in nostro soccorso.
Inoltre, il giorno 27 marzo, alle ore 16.00, mi recherò all’ingresso del Cimitero di Andria, ugualmente lo faranno i due coordinatori di zona ai cimiteri di Canosa e di Minervino. Reciterò lì una preghiera di suffragio per tutti i nostri fratelli defunti che in questo periodo stanno passando all’altra vita senza l’accompagnamento di una dignitosa celebrazione funebre. Questo gesto sarà accompagnato dal suono delle campane a lutto. In quel momento sentiamoci tutti uniti nell’affidare al Signore i nostri fratelli che ci stanno lasciando in questi giorni.
In attesa della ***santa Pasqua, insieme con i vostri sacerdoti vi saluto e vi benedico tutti di cuore!

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Rino La Delfa – Piazza Armerina

«In pericolo non è la fede, ma i fedeli» Il modo della presenza cristiana nell’epidemia del covid19

  1. Tra le tante contestazioni che vengono sollevate, oltre a quelle fiaccamente politiche il cui scopo è notoriamente demagogico e volutamente dannoso, imperversano lagnanze che, rifacendosi a memorie prodigiose in cui santi e reliquie compaiono come rimedi istantanei, risolutivi di epidemie e pestilenze, deplorano l’apparente assenza dalla scena contemporanea di carismatici vescovi, sacerdoti, frati e monache in testa a manifestazioni religiose reiterate secondo una matrice di gusto romantico per impetrare l’intervento portentoso di Dio e dei suoi santi a panacea della tremenda situazione di disagio causata dall’epidemia del covid19.
    Alle rivendicazioni di riti apotropaici molti tra preti e religiosi hanno deciso di rispondere, immagino in buona fede, prestando il fianco alla loro radice puramente emotiva. Stanno di conseguenza fiorendo, macinati dalla mola della rete telematica, stravaganti e spesso coloriti gesti con cui si vedono a passeggio statue di Madonne a rimorchio di furgoncini approntati per l’uso; preti abbigliati di trine e merletti all’ombra di ombrellini dorati che impugnano ostensori; nugoli di suore canterine appollaiate sui tetti dei loro conventi e tant’altro. Viene da chiedersi se dietro a tali mimiche, inscenate in modo compassato, non ci sia un nonsoché di cinismo di casta, teso ad accontentare più che a educare, nella logica del detto attribuito al cardinale cinquecentesco Carlo Carafa, vulgus vult decipi, ergo decipiatur (Il popolo vuole essere ingannato, e allora sia ingannato).
    Ciò che di fatto sconcerta al cospetto di queste pantomime non è l’oggetto esibito che resta meritevole sia di ogni rispetto, come nel caso del simulacro mariano, che di decoro, onore e adorazione, come nel caso dell’ostia consacrata, ma il paludarsi degli attanti da protagonisti improvvisati dietro a qualcosa che non appartiene loro, ostentandone il possesso più che la custodia e dunque marcando nei fatti una inverosimile distanza formale proprio nell’atto inconsulto di colmarla materialmente, fingendosi liberi artigiani di un ordine divinamente costituito. E a sigillo di tutto questo, la smania di essere puntualmente ripresi da telecamere e immediatamente riversati nell’oceano mediatico.
    Si tratta di una incresciosa quanto assolvibile bizzarria che, pur nutrendo l’eccentricità fuori posto di chi per forza maggiore ha dovuto sospendere le proprie comparse sceniche in contesto sacrale, ora annaspa nella ricerca di un riposizionamento all’interno di uno spazio immaginario tra i flutti di una società liquida. Il problema è che tali estrosità, oltre che situarsi in una cornice narcisistica diffusa, non transitano senza lasciare conseguenze.
  2. Di fatto rimandano, ancor più che allo sprezzo insito nell’atteggiamento, al contenuto effettivo di quel decipiatur appena riesumato dalle viscere di un secolo lontano. Spostando tanto imprudentemente il perno della questione dall’ambito della fede – dimensione nativa della Chiesa creata dall’adesione alla Parola e intessuta dal legame sacramentale che essa stabilisce con Dio e sostanzialmente anche tra i fratelli – alla dimensione magico-sacrale, tali atteggiamenti finiscono col dare manforte a un inganno che soffoca la fede e schiaccia la ragione. Il magico è il colpo di coda sferzato dall’irrazionale alla fede il cui compito invece è di illuminare la ragione senza farsi temperare dalla compiacenza verso l’assurdo. Insinuare una eccedenza della conoscenza evadendo i confini della ragione, e oltrepassando le infinite potenzialità della fede, il cui fine è il conoscere Dio come Dio si conosce, non avalla unicamente un regresso dall’autentica tradizione della fede, catapultando i più verso forme di infantilismo religioso, ma ancor peggio rischia di manipolare il pensiero e la capacità di giudizio di un’intera comunità attraverso la cessione del timore al terrore e alla minaccia veicolati dallo strumento sempre efficace di un animismo religioso, per di più propagato da pastori incapaci di rinunciare a quel subdolo meccanismo di potere, insinuato e ostentato in simili artificiose esibizioni. Papa Francesco ricorda che «non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità» (Intervista a Papa Francesco di p. A. Spadaro S.J., 19 agosto 2013, in «La Civiltà Cattolica» 164 (3/2013) 3918, pp. 449-477). A ragione il vangelo punta sempre in alto, alla santità, all’essere perfetti come il Padre celeste (cf. Mt 5,48). La santità precede e dà vita all’esperienza della carità e soppianta definitivamente lo schema capzioso insito nel binomio sacro-profano che costringe l’uomo al centro dell’angosciante duello tra poli opposti e irriducibili. È ammettendo anche solo per gioco la veridicità di un contrasto primordiale tra principi dualizzanti, che nell’esperienza prevarrà la necessità di gestire il “sacro” come realtà oggettiva e delimitata, in antitesi con il profano, a discapito dell’importanza di indicare e seguire la via della “santità” nella storia. Nel caso in questione prevale l’istrionica esigenza di dover separare e sostenere la sacralità di un ruolo, una funzione, un oggetto, un luogo circoscritto; al contrario nel caso della santità sussiste piuttosto la fondamentale ragione del proprio essere personale e agire comunitario senza delimitazioni di sorta. Osserviamo infatti che i vangeli non parlano mai del posto, né della posizione dei discepoli, ma parlano invece molto del loro comportamento: la povertà (Mc 6,8), l’umile servizio (Gv 13,15-17), in una parola, il rifiuto del potere (Lc 22,24-27). L’identità del credente non sta nel ricavarsi una angolo sacro, di attribuirsi una funzione inviolabile, di insediarsi dentro un circolo sacrale, ma nasce da una fraternità condivisa, cioè dalla santità come relazione personale e comunitaria con Dio e con i fratelli.
  3. Dal messaggio sacrale la storia ha derivato un ordine di potenti specialisti, capi solitari della comunità, intoccabili guru che spacciano la propria persona e le proprie funzioni come evidenza del santo. In tal modo l’uso invalso e addomesticato della categoria del sacro ha sovvertito quello della santità. La santità distingue per unire: l’assolutamente Altro fa un’alleanza; il sacro divide per regnare: esso comanda al profano. Una cosa buona della secolarizzazione è che ci chiede di fare la distinzione, non tanto tra sacro e profano allo scopo di superare una dualità che è solo fittizia, ma tra il concetto di sacro, così come deriva dalla sua supposta antiteticità con l’ipotesi del profano, e la santità. La visione di santo come individuo posto “a parte”, che vive una tensione di allontanamento dagli altri e lo costituisce uomo del sacro, sbatte così contro quell’altra che vede ogni credente ricercare relazioni riconciliate e fraterne, mescolato agli altri con cui vive, lavora, soffre e gioisce in comune. Certo, si tratta solo di immagini, ma potenti. All’intento incorporeo della prima si contrappone la volontà di incarnazione della seconda. La santità è storica, nel senso che nella Chiesa contrassegna l’aldiquà di Dio, inaugurato con la creazione, reso pieno nell’Incarnazione e continuato nella comunità credente. Ciò esclude una ipotesi di profano e chiama la Chiesa a stare al centro della vita di ogni giorno perché nell’esistenza dell’uomo Cristo con la sua Incarnazione e la sua Risurrezione ha posto il tempio da cui parte la vera adorazione di Dio. Costituisce per la Chiesa non il protratto tentativo, ma l’unico modo di condividere uno stile particolare di presenza nel mondo degli uomini. La Chiesa e i suoi membri esistono per tessere legami che traducono nel quotidiano la fede nel Dio unico ma vivente di relazioni trinitarie. Un corpo è qualcosa di più della somma delle sue membra: vive di un’unità che, per Paolo, viene da un principio, il capo che è Cristo (Ef 1,22). In questo va collocata l’opera della santità, nel fare dei diversi elementi un insieme vivente. La missione di santificazione della Chiesa santa è di fare in modo che ciò che distingue sia valorizzato unicamente in funzione di ciò che unisce, contrariamente ai rapporti elettivi o di convenienza in cui ciò che unisce spesso è dato dal superamento delle differenze e da compromessi. Nella Chiesa la santità è all’origine delle relazioni che configurano l’unità, e la Chiesa dinanzi alla storia e dentro di essa è contrassegnata da questo rapporto d’origine con Dio il solo santo. Tempestivo appare in questo senso uno stralcio del discorso del Patriarca ecumenico Bartolomeo I con cui ha annunciato la sospensione di ogni liturgia: «Forse, alcuni di voi hanno avuto la sensazione che con queste misure drastiche si sottovaluti e si offenda la fede. Tuttavia, ciò che è in pericolo non è la fede, ma i fedeli, non è Cristo ma noi cristiani, non è il Dio-Uomo, ma siamo noi uomini. Proteggiamoci e proteggiamo chi ci è accanto» (Lettera del Patriarca ecumenico Bartolomeo I al personale sanitario e infermieristico del 19.03.2020).
  4. In un certo senso quello che con infinito dolore ci manca nei termini di una liturgia attorno all’altare si sta realizzando ora nell’unione dei sofferenti al sacrificio di Cristo, nello stremo delle energie di tutti quelli che sono coinvolti direttamente con i malati, nel dolore dei sopravvissuti alle numerosissime vittime, nella immane e difficile responsabilità dei governanti, nel lavoro di tutti quelli che supportano con immensa fatica i moderni lazzaretti, nell’assiduità dei servizi resi alla società da parte di venditori, operai, camionisti, per citarne alcuni, e anche nella pazienza da imparare rimanendo a casa. Non è forse questo, nella varietà infinita delle sue esplicitazioni, l’esercizio di quel sacerdozio comune, delle volte caratterizzato anche dall’offerta del pagano Melchisedech, cui va reso il vero servizio del ministro ordinato? Tale servizio lo impegna ad essere in mezzo alla comunità credente messaggero ed esegeta della Parola con una testimonianza autentica della vita; curatore affidabile della formazione delle coscienze; animatore della preghiera suscitata dallo Spirito, rispettosa del vissuto, dei linguaggi e dei simboli della comunità; canale della forza, della luce e della consolazione del Cristo nell’incontro sacramentale; promotore dell’esperienza di comunione e iniziatore di prossimità; accompagnatore compassionevole nel cammino di conversione e riconciliazione; sostenitore di stili di vita sani, liberi e maturi; custode e difensore dei poveri, dei fragili e dei sofferenti; portatore del balsamo della speranza con cui lenire le ferite dei viandanti; sentinella consapevole, alla luce del vangelo, del diritto e della giustizia plasmati dalla carità; ispiratore costante di rinnovamento e di crescita; artigiano di cammini di santità, in una sola parola, pastore cui è affidato il gregge di Cristo, e al quale ancora oggi egli impone: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37).

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Massimo Goni – Faenza

BRICIOLA di DON MASSIMO

In questi giorni diversi commentatori, anche nei giornali o TV, si interrogano per scoprire cosa stiamo imparando , pur nelle sofferenze imposte dalle restrizioni sociali e dal timore del contagio, nonché dalla perdita di persone care. Il discorso è difficilissimo, eppure vengono evidenziate anche nuove ‘buone prassi’, come i ritmi meno frenetici, le ritrovate relazioni familiari, un tempo per leggere, riflettere e pregare, ecc. Oggi nel Vangelo quotidiano, Gesù esclude la relazione di causa diretta tra il male fisico e quello morale, però conclude avvertendo: ‘vedi anche di non peccare, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio’. Non dimentichiamo quindi che c’è quel ‘male globale’ che si chiama peccato, che può rovinarci sotto tutti i punti di vista fisico, sociale, interiore e spirituale, fino alla dimensione eterna della nostra vita.

 

INTERVISTA al cardinale Jean-Claude Hollerich, gesuita, arcivescovo di Lussemburgo

Che cosa impara anche un cardinale dai giorni in ‘quarantena’?
In queste settimane per tutti così difficili, la morte è tornata nel nostro orizzonte. Ci ritroviamo chiusi nelle nostre case, nelle nostre stanze, da cui non possiamo uscire, e persone a noi care muoiono. La morte è tornata nella nostra quotidianità, e con essa le domande sul senso della vita. A lungo abbiamo considerato che “dio” fosse il consumare, l’affannarsi per cercare e ottenere ciò che dona piacere. In molti Paesi, come il mio Lussemburgo, si è data per scontata l’eternità di una certa idea di “benessere”. E così che abbiamo occultato la certezza della “fine”.
La morte porta con sé l’idea della paura. Un sentimento che può disorientare e paralizzare. Qual è la risposta cristiana?
Per noi cristiani il senso della vita è Cristo e non dobbiamo avere paura. E davanti alla paura abbiamo il dovere anche dei piccoli gesti. Penso a tanti anziani soli, a quanti si trovano nelle case di cura e non possono uscire, non possono ricevere visite. Io stesso non posso andare a trovare mia madre. Anche in questo ci è da esempio papa Francesco che ci incoraggia a compiere piccoli gesti ma di vitale importanza per tanti. Mai come in questo tempo una telefonata a chi è solo o lontano è di grande conforto e vicinanza. Anche così si aiuta a vincere la paura, cercando le persone e mostrando che gli vogliamo bene.
La nostra è l’epoca del “fare”. Ora ci viene chiesto, per il bene di tutti, di “non fare”. Come si può essere utili alla comunità stando chiusi in casa?
Dobbiamo tornare alla parola “essere”, e non più solo al “fare”. Per un cristiano c’è una modalità precisa per esprimere e coltivare il proprio “essere”: il primo compito è pregare e per il tramite delle nostre preghiere “essere” uniti al Cristo morto e risorto e dare perciò speranza e coraggio agli altri, anche attraverso una telefonata perché nessuno si senta solo e non amato.
Ad altri invece è richiesto un sacrificio, per il bene comune, che può costare la vita.
A questo proposito il mio primo pensiero va a quanti, cristiani e non cristiani, stanno lavorando senza risparmiarsi testimoniando un impegno meraviglioso per le nostre comunità. Ma per la maggior parte delle persone la più grande sfida non è sull’agire, questo deve farlo chi è preposto, a noi è domandato invece di stare fuori dall’azione. E per chi è cristiano la preghiera resta la strada maestra.
Qual è il simbolo degli egoismi del nostro mondo ?
Ci rifletto spesso: noi nelle nostre case, nei nostri appartamenti nelle nostre camere, abbiamo paura, ci sentiamo perduti, e mi domando allora come deve sentirsi chi sta nei campi profughi, chi non ha niente, chi è vittima dei trafficanti, chi non ha medicine neanche per l’influenza di stagione. Come faranno, cosa succederà quando il virus arriverà a loro? Penso ai più poveri, ai più vulnerabili, e penso che la Chiesa in questo momento deve alzare la voce, perché i poveri e gli emarginati non vengano dimenticati.
Nelle nostre città vivono persone in miseria, gli “scartati”, famiglie provate da anni di crisi economica e che adesso rischiano mesi persino peggiori. A questo si aggiunge il dramma di chi perde una persona cara senza neanche la consolazione dell’ultimo saluto. La Chiesa che cosa può dire loro?
L’esempio più bello e forte arriva da papa Francesco, che ci mostra sempre la testimonianza del Vangelo, da cristiano vero servitore di Gesù. Le sue parole ci danno coraggio, ci svegliano, soprattutto in tempi di crisi, quando c’è la malattia e quando la miseria. E sprona noi uomini di Chiesa ad alzarci dalle nostre poltrone. Penso ad esempio ai sacerdoti che stanno morendo. Vedo le loro immagini e leggo le loro storie. Noi qui abbiamo una suora in gravi condizioni e certo il contagio non si fermerà. Questi uomini e donne di Dio hanno veramente seguito la strada di Gesù. Sono un esempio per tutti noi.
Come immagina il ritorno alla normalità?
Il nostro modo di vivere sta cambiando ma dovrà modificarsi profondamente. Siamo stati una società globale, ma ora ci interessiamo tutti a cosa accade al nostro villaggio, alla nostra città, al nostro Paese. Ecco, dobbiamo riflettere nella direzione di una cultura realmente “glo-cale”, dove ciò che è locale e ciò che è globale devono, non semplicemente “possono”, vivere insieme. E questo dovrà comportare inevitabilmente una nuova organizzazione per le nostre società, dove l’elemento locale ritrovi di nuovo importanza, ma sempre in una dimensione complessiva.
(tratto da Avvenire – fonte ANSA)

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Nino Carta – Osidda Sardegna

24/03/20, 06:52 – Nino Carta: “PERSEVERARE NELL’AMORE” :
Una versione moderna dell’antico proverbio “guta cavat lapidem” (la goccia scava la pietra) la ho trovata in questo pensiero: “Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza, ma grazie alla sua perseveranza”.
La perseveranza ci parla sempre di impegno in cose di bene, per le quali vale la pena investire forze e tempo. Si persevera allora nel bene, nell sempre meglio, perché ci si nutre di sogni anche quando sembrano impossibili.
Perseverante è colui che crede nel bene e che lo cerca con tutto il suo essere.
Cercare ostinatamente il male invece, è testardaggine.
Bella la radice del verbo perseverare, dal latino “perseverantia”, che letteralmente significa “rispettare severamente qualcosa”.
Chissà che non debba diventare la virtù più importante di questi giorni, rinchiusi come siamo in casa cercando di evitare al massimo il contaggio del corona virus.
Ormai vi avviciniamo ai 20 giorni che siamo dentro casa…. e come ci mancano i fratelli, la comunità, l’abbraccio, i sorrisi e anche le discussioni animate nelle piazze e nelle strade….Per chi poi vive in casa da solo, è una vera tragedia…
Però, l’essere perseverante di questi tempi ci aiuta a riscoprire due paroline che il tram tram della vita tante volte ci fa dimenticare: le regole e la preghiera.
Le regole, ma nella loro profondità, vivendole come espressione d’amore.
La preghiera, come fonte e forza che zampilla dal cuore di Dio e dalla Sua Parola.
È qui il segreto del perseverare; è in esse il supporto fondamentale per andare avanti.
E il perseverare a sua volta supporta entusiasmi, competenze, volontà, crescita umana e spirituale.
Allora, voglio essere molto concreto,
attenzione:
Insistere nell’evadere le regole è testardaggine….prima o poi ci sbattiamo la testa.
Perseverare nell’osservarle per amore invece è già scoprire l’ebbrezza della soluzione.
Bene ci invita allora il passaparola di oggi: perseverare nell’amore!
Don Nino

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Mons. Alberto D’Urso – Bari

24/03/20, 07:12 – Alberto D’Urso Bari: Ieri sera mi sono addormentato stanco con il telefono in mano mentre mi accingevo a dire la mia sul
dialogo in corso. In Puglia abbiamo un sacerdote diocesano e uno religioso ricoverati che rispondono bene alla cura, nessun prete morto per coronavirus, ma tanti medici e tanti altri fratelli, vittime di questa epidemia… La sensibilità dei confratelli ascoltati in tutte le Diocesi è di viva partecipazione, fondata sulla preghiera e sul servizio. Auguriamoci che presto si possa essere più sereni. Viviamo la condivisione, resistendo forti nella fede in questo periodo.

Un abbraccio. Don Alberto

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23 marzo 2020

Mons. Luigi Mansi – Presidente UAC e Vescovo di Andria

23/03/20, 21:28 – Luigi Mansi Presidente: Forza fratelli cari! La preghiera è la nostra forza.

 

Stefano Rosati – Parma

Molto bene, don Albino dell’opportunità di questa pagina del nostro Sito UAC!

Mando un bel messaggio inviatomi da un amico medico in risposta alle mie condoglianze per la morte di un suo collega:
“Grazie, D. Stefano! E’ stato un bravo medico fino alla fine! che ha dedicato tutto se stesso alla cura dei malati! fino al termine della sua corsa! Ed ora riceverà il premio per i giusti! É davvero una guerra, ogni giorno con i suoi bollettini dei caduti, in prima fila medici e sacerdoti, cioè coloro che si dedicano alla cura dei malati!”.

Da noi sono già tre i medici “martiri”, tutti degli ospedali. Ma tre medici di famiglia ricoverati è grave il mio, che è anche il padre di un prete novello (d. Giacomo, in quarantena a Roma con quasi tutto il Pontificio Seminario Lombardo).

Vi chiedo una prece! Grazie, con-fratelli!

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Nino Carta – Osidda Sardegna

Quando parliamo di comunione quasi automaticamente pensiamo alla comunione eucaristica. Soprattutto al momento di quella prima volta nella quale tremanti, stupiti e senza capirne molto la profondità, abbiamo ricevuto Gesù Eucaristia nel nostro cuore per la prima volta.
Io ricordo sempre con emozione le “prime comunioni” distribuite in tanti anni di parroco qui in Sardegna e in Brasile; l’emozione e qualche volta le lacrime agli occhi nel vedere quei piccoli visi dei bambini, quelle mani giunte, quelle labbra timide e tremanti, che si aprivano perché il loro cuore diventasse tabernacolo del Dio vivente.
Certo Gesù Eucaristia è la comunione delle comunioni. Mai mangeremo abbastanza di questo pane, ma ci sazieremo di Dio.
Mangiare Gesù è continuo innamoramento.
Ma diventa veramente culmine del nostro vivere la fede, quando il nostro cuore e la nostra vita sono stati già preparati dalla comunione con i fratelli, dalla coscienza che per l’amore tra noi siamo già corpo mistico di Cristo. Per questo questa comunione è il luogo più bello, speciale, divino dove poter accogliere Gesù Eucaristia.
Trascurare, offendere o rompere la comunione con gli altri è contraddire l’Eucaristia celebrata e ricevuta, è negare nella realtà ciò che celebriamo come sacramento.
Ecco allora piccoli gesti quotidiani per esprimere concretamente questa comunione.
1. Una grande capacità di comprensione e perdono, accettando gli altri come sono, a partire da un gesto, da una parola, dall’attenzione costante all’altro.
2. La prontezza a donarsi nel servizio, che prima di essere un fare è una esperienza del cuore.
3. Amare senza misure né di intensità né di estensione. Quindi amare sempre e tutti.
4. Accettare le diversità come ricchezza sapendole comporle nella comunione.
Allora veramente il nostro cuore è pronto a far fiorire in tutta la sua potenza la comunione eucaristica.
E se qualche volta sbagliamo, essere certi che la sua potenza è più forte di ogni nostra fragilità.
Allora oggi, cerchiamo di vivere profondamente la comunione con i fratelli in casa, nel lavoro, nella comunità e chi può farlo, vada con questo cuore a ricevere Gesù Eucaristia… Potremo sperimentare momenti di paradiso… dalla Comunione alla Comunione.

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Luigino Scarponi – S. Egidio Alla Vibrata

Carissimi parrocchiani,
con vivo dispiacere e sofferenza, prendiamo atto delle disposizioni del Vescovo, a seguito del decreto legge del Presidente del Consiglio.
E chiaro l’intento del dispositivo: evitare assolutamente assembramenti di persone. A questo punto non servono critiche e interpretazioni più o meno accomodanti. La legge va rispettata pedissequamente per il “bene comune” e dei singoli.
Forse ancora non ci rendiamo conto della gravità del momento e della possibilità ineludibile del contagio. Non dobbiamo ammalarci tutti nello stesso tempo. Il servizio sanitario pubblico non riuscirebbe a curare bene tutti per la guarigione.
Il Signore Dio sta permettendo che vivessimo una Quaresima veramente sui generis: per alcuni la mancanza dell’Eucaristia provoca una grande sofferenza; per altri una ritualità mancata; la maggioranza resta assolutamente indifferente. Tutti però siamo chiamati a prendere sul serio la nostra vita, come in questo caso, appesa ad un filo invisibile. La fragilità assoluta della nostra esistenza, “vasi di creta” ci faccia scoprire il “tesoro” in essi contenuto cfr (2 Cor 4, 7). La situazione ineludibile, diventi una preziosa opportunità di presa di coscienza, di consolidamento e di crescita.

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Massimo Goni – Faenza 

Ricordiamoci dei presbiteri dell’Italia che non possono celebrare l’Eucaristia in forma pubblica con le loro comunità a causa del coronavirus. Una preghiera e un ricordo x tutti loro e in particolare con quelli che hanno donato la vita. L’UAC vi è vicina a tutti.

BRICIOLA di Etty Hillesum. COME GIGLI NEL CAMPO… «Una volta ho scritto in uno dei miei diari: “Vorrei poter toccare con la punta delle dita i contorni di quest’epoca”. Ero seduta alla mia scrivania, allora, e non sapevo bene come accostarmi alla vita […]. Poi, d’un tratto, sono stata scaraventata in un centro di dolore umano, su uno dei tanti, piccoli fronti di cui è disseminata l’Europa. E là – sui volti delle persone, su migliaia di gesti, piccole espressioni, vite raccontate – su tutto ciò ho improvvisamente cominciato a leggere questo tempo […]. Se sapessimo capire il tempo presente lo impareremmo da lui: a vivere come un giglio del campo»

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18 marzo 2020

RINVIATO A NUOVA DATA IL CONSIGLIO NAZIONALE UAC

Il Presidente dell’UAC S. E. Mons. Luigi Mansi ha comunicato che il Consiglio nazionale UAC previsto per il 30-31 marzo 2020 è rinviato a nuova data.

“Cari confratelli stante la normativa emanata dalla Presidenza del Consiglio penso che dobbiamo rinviare la riunione di Consiglio UAC programmata per fine mese. Ci teniamo in contatto per vedere l’evolversi della situazione. Luigi Mansi Presidente”.

 

30 – 31 marzo 2020

CONSIGLIO NAZIONALE UAC

Il Consiglio nazionale UAC, aperto anche ai Responsabili regionali, è convocato dal Presidente Mons. Luigi Mansi per martedì 31 marzo 2020. Gli arrivi sono previsti per la sera di lunedì 30 marzo in modo che il mattino del 31 si possa iniziare con la celebrazione della S. Messa alle ore 9,00 nella parrocchia dei Protomartiri Romani. I lavori del Consiglio si svolgeranno nei locali della Sede nazionale di via T. Valfrè, 11 – 00165 ROMA, inizieranno alle 9,30 e si concluderanno nel pomeriggio.

 

29 gennaio 2020

 

VITA ASSOCIATIVA – NOMINE

 

ROMA

VICE PRESIDENTE VICARIO

don Stefano ROSATI – Parma

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Presidente nazionale UAC Mons. Luigi MANSI ha proposto al Consiglio nazionale riunito a Roma nei locali della sede nazionale la nomina del Nuovo Vice Presidente Vicario don Stefano Rosati di Parma quale vice Presidente Vicario UAC. Il Consiglio nazionale ha approvato all’unanimità la nomina di don Stefano Rosati a Vice Presidente Vicario per il triennio 2019-2022. Don Stefano ha accettato la nomina e il Consiglio ha espresso l’approvazione con un sincero e fraterno applauso.

Predecessore: don Nino Carta

 

PISA

Apprendiamo dall’UAC di Pisa che nell’ultima riunione di dicembre 2019 il direttore Mons. Egidio Crisman, ha rinunciato per ragione di salute e di età alla responsabilità di Direttore diocesano dell’Associazione. Il Circolo diocesano all’unanimità ha incaricato don Roberto FEDERIGHI, parroco emerito, quale successore, il quale si è recato dal proprio Arcivescovo di Pisa Mons. Giovanni Paolo Benotto  per comunicargli l’esito della decisione dell’ assemblea.

L’ Arcivescovo ha confermato la scelta.

Un sincero, affettuoso e fraterno grazie a Mons. Egidio Crisman che per tanti anni ha diretto con passione, entusiasmo e competenza l’UAC di Pisa, della Regione della Toscana e ha offerto un generoso servizio anche a livello nazionale.

 

CALTAGIRONE

don Marco CASELLA (al centro)

 

 

 

 

 

 

L’11 dicembre 2019 nel secondo Cenacolo del nuovo anno pastorale, in un clima di gioiosa fraternità, dopo la preghiera, è stato rinnovato e ringiovanito il direttivo del Circolo UAC “Don Luigi Sturzo” di Caltagirone nei rev.di don Marco Casella, Direttore, don Salvatore Gallo, V. Direttore, don Paolo Politi, segretario.

Un ringraziamento a don Giacomo Scarlatella che da lungo tempo, con amore e dedizione ha servito il nostro Circolo (l’incontro è stato fatto la vigilia del suo compleanno).

NUOVO DIRETTORE UAC FAENZA – MODIGLIANA

don Andrea RIGONI – Faenza

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Vescovo di Faenza S.E. Mons. Mario TOSO in data del 5 dicembre 2019 ha nominato come nuovo Direttore UAC don Andrea RIGONI. Ci complimentiamo con don Andrea augurandole Buon lavoro di animazione dell’UAC di Faenza-Modigliana e lo accompagniamo con la preghiera.

Predecessore: Don Luigi Guerrini

 

 

NUOVO REFERENTE UAC  TRAPANI

don Salvatore GRIGNANO -Trapani

 

S. E. MONS. PIETRO MARIA FRAGNELLI in data 8 novembre 2019 ha nominato come nuovo Referente Diocesano dell’Unione Apostolica del Clero  per i prossimi cinque anni  il sacerdote don Salvatore GRIGNANO. Ci complimentiamo con don Salvatore augurandole Buon lavoro di animazione dell’UAC di Trapani.  Auguri!

Un grazie sincero e un ricordo nella preghiera per il suo predecessore don Francesco PIRRERA che continua ad essere Direttore . Grazie da parte di tutta l’UAC italiana e in particolare di quella trapanese.

 

 

 

 

 

NUOVO DIRETTORE CONVERSANO-MONOPOLI

 

don Vito CASSONE

 

Il vice cancelliere Sac. Giangiuseppe Luisi della diocesi di Coversano-Monopoli comunica che S. E. Mons. Giuseppe Favale ha nominato don Vito CASSONE come nuovo Direttore diocesano dell’Unione Apostolica del Clero per il prossimo triennio in data 4 dicembre 2018. Auguriamo a don Vito buon lavoro di animazione dell’UAC nella diocesi di Conversano-Monopoli e lo accompagniamo con la preghiera.

Predecessore: don Giuseppe Recchia

 

 

Auguriamo buon lavoro ai nuovi Direttori e ringraziamo i predecessori assicurando

la nostra preghiera.

 

 

15 ottobre 2019

Nel sito in questi giorni potrete leggere il n. 3 – 2019 di UAC NOTIZIE con tutto quanto riguarda l’ ASSEMBLEA ELETTIVA 2019 che si terrà a Roma e il CONSIGLIO NAZIONALE tenutosi a Gavoi dal 23 al 25 settembre scorso e altro ancora. Buona lettura!

 

23 – 25 SETTEMBRE 2019

CONSIGLIO NAZIONALE UAC A GAVOI – SARDEGNA

La chiesa parrocchiale di Gavoi Sardegna 

 

Tutto è pronto per il Consiglio nazionale UAC che è convocato per il 23 – 25 settembre 2019 in Sardegna a Gavoi, diocesi di Nuoro. Parteciperanno tutti i Consiglieri e alcuni Responsabili regionali. I partecipanti, che verranno in Sardegna con l’Aereo e con il Traghetto saranno accolti a Olbia da don Nino Carta e quindi insieme con le macchine si recheranno a Gavoi, sono pregati di portare con sè l’alba e la stola bianca. 

 

 

 

 

10 luglio 2019

NUOVO DIRETTORE PALERMO

don Giuseppe Di Giovanni

 

 

 

 

 

   L’Arcivescovi di Palermo S. E. Mons. Corrado Lorefice ha nominato don Giuseppe Di Giovanni come Nuovo Direttore dell’UAC di Palermo in data 10 luglio 2019.

Vice Direttore: don Vito Favara, diacono

Consiglieri: don Alessandro Manzone, don Gino Lo Galbo, don Alfonso Liotta

segretario diocesano: don Settimo Albanese, diacono

Ci complimentiamo con don Giuseppe Di Giovanni per questo incarico che ha ricoperto anche nel passato con entusiasmo, competenza e generosità e con tutto il Consiglio diocesano.

DI GIOVANNI don Giuseppe (2019)

Parrocchia Santa Maria della Pietà

Via Torremuzza, 1

90133 PALERMO PA

328 4535467 –

Un grazie sincero al predecessore il diacono FAVARA don Vito

 

20 maggio 2019

CONSIGLIO NAZIONALE UAC

Consiglieri nazionali UAC

AI CONSIGLIERI E RESPONSABILI REGIONALI UAC

Il Consiglio nazionale UAC è confermato per LUNEDI’ 20 MAGGIO 2019 nei locali della SEDE NAZIONALE in via T. Valfrè, 11 – 00165 ROMA.
Inizio dei lavori alle ore 11.00; seguirà il pranzo e la ripresa dei lavori dopo pranzo fino alle ore 17.00. Si attende cortesemente conferma per prenotare il pranzo.
Vi attendiamo tutti con puntualità e disponibilità.
A presto.
don Albino Sanna, segretario

21 aprile 2019

AUGURI

Auguri di una Santa Pasqua

a tutti i visitatori del nostro sito

12 Aprile 2019

Riti della SETTIMANA SANTA

Nelle comunità cristiane si vivono con fede e devozione i Riti della Settimana Santa. Penetriamo nel Mistero della Passione di Cristo.

10 marzo 2019

ADESIONI 2019
Grazie ai Direttori diocesani e ai soci che hanno già rinnovato l’adesione all’UAC. Esortiamo coloro che ancora non l’avessero fatto a provvedere al più presto, possibilmente entro il mese di marzo, tramite il ccp o bonifico come suggerito nel numero 4/2018 di UAC Notizie.

14 gennaio 2019

CONSIGLIO NAZIONALE

Presidenza e Segreteria UAC

Il Consiglio nazionale UAC si è riunito lunedì 14 gennaio 2019 nei locali della Sede nazionale. In questa circostanza è stata inaugurata la stessa Sede che è stata ristrutturata l’estate scorsa. Erano presenti tutti i Consiglieri, gli ex Presidenti, il Direttore del Centro Studi, l’Architetto e l’Impresario che hanno  diretto ed eseguito i lavori.

Nella riunione si è data una positiva valutazione del Convegno nazionale di Pompei del 26-28 novembre 2018, si sono programmati i quattro numeri di UAC Notizie per il 2019 e gli incontri del Consiglio. Si è anche stabilita la data e il luogo della prossima ASSEMBLEA ELETTIVA che si terrà a Roma, in quanto si desidera partecipare a conclusione dell’Assemblea all’Udienza del mercoledì di Papa Francesco, il 25-27 novembre 2019.

1 agosto 2019

Esercizi spirituali per il 2019 a CASSANO MURGE

La Vergine Madre nel cortile dell’Oasi Santa Maria a Cassano delle Murge – BA

Il direttore dell’Osi Santa Maria di Cassano Murge (BA) informa che Mons. Luigi Mansi, vescovo di Andria e presidente nazionale UAC,  svilupperà il tema: ”Ministri di una Chiesa serva e amica “ nel Corso degli Esercizi Spirituali da lui guidati da lunedì 4 febbraio 2019 ( inizio Corso con il pranzo) a venerdì 8 febbraio 2019 ( conclusione con il pranzo). Il Corso si terrà presso l’Oasi Santa Maria di Cassano Murge (BA) Tel.080/ 764045-7644446 – (335209131 cellulare del direttore).

Chi fosse interessato può avviare subito la propria partecipazione.

16 dicembre 2018

AUGURI DI BUON NATALE

Particolare del Presepe 2018 allestito in piazza San Pietro

Con l’inizio della Novena del Santo Natale ci prepariamo a vivere questa festività nella gioia, nella pace, nella serenità delle nostre famiglie e delle nostre comunità. La Direzione del Sito www.uac-italia.it si unisce agli AUGURI che tutta l’UAC rivolge ai visitatori e ai lettori, ai Soci e agli Amici.

BUONE FESTE !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20 novembre 2018

DATI STATISTICI UAC  E ADESIONI 2018

Presidenza e Segreteria della Sede nazionale UAC ristrutturata

 

Col mese di novembre si chiude il rinnovo delle adesioni per il 2018 e iniziano le nuove adesioni all’UAC per il 2019. I Direttori diocesani riceveranno la rispettiva scheda da inviare con adesioni rinnovate e quelle nuove per il 2019 entro il mesi di gennaio.

Le adesioni del 2018 sono state 1.085, quindi 103 in più del 2017.

La Regione che ha più adesioni all’UAC è la Puglia con 164 soci, mentre la diocesi che ha più adesioni è quella di Firenze con 72 soci.

La rivista dell’associazione “UAC Notizie” viene spedita a 1.942 persone tra i Soci, i Vescovi, gli Amici, i Seminari Maggiori, i Collegi Romani e alcune Istituzioni.

 

 

31 ottobre 2018

Abbiamo appreso la notizia della morte, avvenuta la notte del 31 ottobre 2018, del nostro carissimo Mons. Mario Cuomo della diocesi di Iglesias in Sardegna. Ci uniamo nella preghiera di suffragio a tutto il clero della Diocesi Iglesiente e ne ricordiamo l’impegno appassionato per la promozione del Clero come Rettore del Seminario diocesano e Regionale e anche come Direttore diocesano e regionale per tantissimi anni dell’Unione Apostolica del Clero. Per oltre vent’anni è stato anche in Brasile come missionario “fidei donum”.l suo esempio di vita sacerdotale esemplare rimane nel ricordo di tutti coloro che lo hanno conosciuto e sarà anche uno stimolo a proseguire l’impegno per la formazione del clero. Tutta l’UAC nazionale e regionale conserverà la sua testimonianza sacerdotale. Lo raccomandiamo al Padre con la certezza che l’ha già accolto in Cielo.

 

14 ottobre 2018

San Vincenzo Romano

 

 

Grande soddisfazione dell’UAC di Napoli, della Regione della Campania e di tutta l’UAC per la canonizzazione di Vincenzo Romano, parroco di Torre del Greco.

 

 

27 settembre 2018

L’Architetto Giampiero Leodori, che ha progettato e curato l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione della nostra Sede nazionale di via T. Valfré a Roma, ha voluto ringraziare l’UAC dedicando una poesia al nostro Segretario don Albino Sanna e alla Cappella dell’Assunta da lui ideata e donata alla sua parrocchia di Gavoi. Giampiero Leodori è nato a Roma nel 1954 e ha scritto negli ultimi dieci anni circa novemila sonetti prevalentemente in romanesco.

L’Architetto e Poeta Giampiero Leodori

 

 

POESIA

DON ALBINO
E LA CAPPELLA DELL’ASSUNTA

 

 

Don Albino, sardo è monsignore
ha speso i guadagni de ‘na vita
pe’ fà ‘na cappella e l’ha finita,
animato da filiale amore.

N’opera pe’ la Madonna Assunta
a Gavoi, bella perla de Barbaggia
dove er Gennargentu dietro spunta
e la vista rapita ce s’adaggia.

La cappella è più che decorosa
ed è un regalo alla comunità
ner nome della Madre più radiosa.

Ne ho sentito la storia raccontà
ed è musica sacra e melodiosa,
‘n’impresa che io vojo celebbrà!

Roma 27 settembre 2018
Giampiero 12757-S

24 – 25 settembre 2018

CONSIGLIO NAZIONALE UAC A CASALE MONFERRATO

Cattedrale di Casale Monferrato

 

Il Consiglio nazionale UAC si terrà il  24 e 25 settembre a Casale Monferrato per caratterizzare l’UAC come associazione di base nel clero.

Informazioni dettagliate vedi nella pagina centrale.

 

21 agosto 2018

MEMORIA DI SAN PIO X

Affidiamo alla protezione di San Pio X, patrono dell’UAC, tutti i Ministri Ordinati in modo che vivano con gioia, responsabilità e coerenza il loro ministero.

21 agosto 2018 – Memoria di San Pio X, socio e protettore dell’UAC

 

29 giugno 2018

Auguri ai Pietro o Paolo. Preghiamo per Papa Francesco e per tutta la Chiesa.

 

 

 

 

Nella sede nazionale dell’UAC  i lavori di ristrutturazione interna, che termineranno a fine luglio prossimo, procedono regolarmente. La segreteria è sempre operativa tramite E-mail o il telefono 06 39367106. E’ in spedizione UAC Notizie n. 2/2018. Prendere nota degli impegni futuri e in particolare del Convegno nazionale a Pompei per il 26-28 novembre. Nel Notiziario trovate tutte le indicazioni per le iscrizioni che sono già aperte. Vi attendiamo numerosi.

 

 

 

 

Il segretario don Albino Sanna.

 

28 maggio 2018

Il 28 maggio 2018 si terrà la riunione del Consiglio nazionale aperto anche ai Responsabili regionali nell’Istituto delle Orsoline in via Nomentana a Roma. I lavori inizieranno alle ore 10,30 e termineranno nel pomeriggio entro le ore 17.00. Tra gli argomenti vi sono la definizione del programma del prossimo Convegno nazionale UAC a Pompei previsto per il 26-28 novembre prossimo; l’approvazione degli argomenti del n. 2/2018 di UAC Notizie; l’informazione sui lavori di ristrutturazione della Sede nazionale di via T. Valfrè a Roma; la riflessione sui dati delle adesioni all’UAC del 2018. Tutti i soci sono invitati ad accompagnare i Consiglieri con la preghiera.

 

6 maggio 2018

Auguri al nostro Presidente Mons. Luigi Mansi per il suo compleanno.

A molti anni sereni e fruttuosi.

9 aprile 2018

SOLIDARIETA’ E PREGHIERA DA TUTTA L’UAC PER I DISAGI DEL TERREMOTO

Terremo Marche: scossa fra Ancona e Macerata

Trema ancora la terra nel centro Italia nelle Marche, in provincia di Macerata, si è avuta una scossa di magnitudo 4.6.L’epicentro è stato registrato a Muccia, e l’evento è stato avvertito in tutta la regione, ma anche nel Lazio, in Toscana, in Emilia Romagna, in Abruzzo e in Umbria. Gli abitanti di Roma, Firenze, ma anche di Rimini e di altre città importanti della nostra penisola, hanno sentito tremare la terra, con conseguente spavento. 

15 marzo 2018

Nelle comunità parrocchiali si preparano per i riti della Settimana Santa e la Pasqua

L’Ecce homo, l’Addolorata e nello sfondo il Crocefisso in una chiesa parrocchiale.

23 febbraio 2018

Papa Francesco invita a vivere questa giornata di preghiera e digiuno per la pace.

5 febbraio 2018

PRESIDENZA E REDAZIONE UAC

Il 5 febbraio 2018 nell’Istituto delle Orsoline di via Nomentana a Roma si è riunita la Presidenza UAC per definire nei dettagli il luogo e il programma del prossimo Convegno nazionale che si celebrerà a Pompei dal 26 al 28 novembre e nella stessa data e nello steso luogo si è riunita anche la Redazione di UAC Notizie per impostare i quattro numeri del 2018.
Presidenza
Il tema del Convegno sarà “il discernimento comunitario” che verrà sviluppato con due relazioni che illustreranno sia l’aspetto teologico e scritturistico, sviluppato dal Relatore don Antonio Pitta, che l’aspetto pastorale del discernimento comunitario, sviluppato dal Relatore P. Felice Scalia S.I.
Nella mattinata del terzo giorno vi sarà una Tavola Rotonda, animata dalle Suore della “Fraternità monastica di Gerusalemme” di Firenze.
I convegnisti verranno ospitati negli Hotels Resort e Maiuri con pensione completa.
Le celebrazioni verranno vissute nel Santuario della Beata Vergine del Rosario. E’ prevista anche una visita alla chiesa del Beato Vincenzo Romano, che tra non molto verrà proclamato Santo, a Torre del Greco.
L’organizzazione del Convegno propone anche, nello spirito del Genius Loci, per chi fosse interessato a prolungare la permanenza a Pompei per un giorno in più in modo da poter visitare gli scavi di Pompei e/o una escursione in barca per la costa amalfitana.

Redazione
Nella stessa Sede vi è stata anche la riunione della redazione di “UAC Notizie”. Si è ritenuto opportuno impostare il n. 1/2018 del Notiziario in continuità con il Convegno del novembre scorso e quindi si decide che le relazioni di Don Nico Dal Molin e di Mons. Antonio Staglianò siano raccolte in un QUARDERNO da inserire nella spedizione del Notiziario.
La Redazione ha ringraziato coloro che hanno collaborato per i quattro numeri del 2017, in particolare don Stefano Rosati che ha curato gli Editoriali, gli articolisti de “Lo studio” don Luca Bonari e S. E. Mons. Carlo Bresciani che verranno sostituti per i numeri di quest’anno da don Nino Carta per gli Editoriali e don Massimo Goni per “Lo studio”. Vengono confermate le altre rubriche “Magistero e Ministero Ordinato” di don Gian Paolo Cassano, “diaconato permanente” del diac. Roberto Massimo. Vengono individuati anche coloro che cureranno la rubrica Esperienze di animazione nel n. 1/2018, il nostro Presidente che scriverà sulla sua esperienza nella conduzione degli Esercizi Spirituali e dei Ritiri mensili del Clero e don Diego Marchioro della diocesi di Ozieri in Sardegna con una sua testimonianza su un fatto drammatico vissuto nella sua parrocchia.
In questo numero vi è anche una new entry di Sr. Chiara Curzel Religiosa delle Suore Figlie del Cuore di Gesù di P. Venturini, consigliera della stessa Congregazione dei Padri Venturini, che ci presenterà la prima “Icona” sul Sacro Cuore. Le altre icone saranno presentate da P. Brena Dehoniano del S. Cuore, sulla figura del Buon Pastore, da Mons. Luciano Monari, sui discepoli di Emmaus, e infine la quarta Icona, quella su Betania, è ancora da affidare.
Proseguiranno anche i necrologi di preti e diaconi che verranno segnalati dalle diocesi e, naturalmente la rubrica di “Vita associativa”, curata dal Segretario, con cronache a livello nazionale, regionale e diocesano.
Don Albino Sanna – segretario  e caporedattore

 

3 febbraio 2018

Mons. Alberto D’Urso con Papa Francesco

Usura e gioco d’azzardo sono fenomeni collegati e da combattere con ogni mezzo. Lo ha detto papa Francesco ricevendo in udienza i rappresentanti delle 30 Fondazioni anti-usura d’Italia e della Consulta nazionale anti-usura che le riunisce, sabato 3 febbraio 2018. Il Papa è stato salutato a nome di tutti dal presidente della Consulta nazionale, monsignor Alberto D’Urso, nostro Consigliere nazionale UAC della Zona Sud. Anch’egli ha sottolineato: «Siamo convinti che è possibile uscire da questa spirale perversa. Se l’usura si organizza, si può organizzare anche la lotta all’usura con la prevenzione, la solidarietà e l’educazione alla legalità». Ci complimentiamo e sosteniamo don Alberto in questo delicato e impegnativo servizio all’Italia.

 

31 gennaio 2018

 

 

RINNOVO ADESIONI 2018

Unione Apostolica del Clero

Ai Direttori diocesani UAC e a tutti i soci,
accogliete il saluto di tutto il Consiglio nazionale, accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine per quanto fate in favore del Clero.

Siete pregati di attivarvi e allo stesso tempo di raccogliere le adesioni UAC per il 2018 del vostro Circolo diocesano, aggiornare quindi l’elenco degli iscritti per il 2018 e inviare poi la scheda diocesana o la propria adesione alla segreteria UAC entro il mese di marzo, in modo da ricevere subito le Riviste “UAC Notizie” e, per chi si abbona, “Presbyteri”.

La somma delle QUOTE dei soci è BENE inviarla tramite C.C.P. n. 47453006 intestato a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè, 11 – 00165 ROMA RM (il C.C.P. prestampato lo trovate nella rivista “UAC Notizie”) o tramite Bonifico IBAN IT 74 I 0200805180 000001339751 presso UNICREDIT Agenzia Roma 1 Pio XI intestato all’Unione Apostolica del Clero (CHI UTILIZZA IL BONIFICO E’ PREGATO DI COMUNICARE OLTRE IL NOME E COGNOME ANCHE L’INDIRIZZO POSTALE E LA DIOCESI DI APPARTENENZA).

Partecipiamo con generosità e con entusiasmo a questo momento del rinnovo delle ADESIONI.

Roma 31 gennaio 2018

La Segreteria nazionale UAC

 

31 gennaio 2018

CENACOLO REGIONALE SARDEGNA

Cenacolo Regionale UAC Sardegna 22.01.2018

Lunedì 22 gennaio, presso il Seminario Arcivescovile di Oristano, si è tenuto il primo cenacolo regionale sardo dell’UAC del 2018.
Erano rappresentate le diocesi di Cagliari, Nuoro, Oristano, Ozieri, Sassari e Tempio-Ampurias.
Il cenacolo si è aperto con l’adorazione eucaristica e la preghiera dell’Ora Terza, presieduta da Mons. Giuseppe Sanna, durante la quale ci si è confrontati sul tema dell’identità e della missione del presbitero diocesano, a partire dalla traccia proposta su UAC NOTIZIE 3/2017.
Dopo la meditazione, la preghiera e la condivisione si è proceduto a verificare lo stato delle adesioni all’UAC nelle varie diocesi, sollecitando i direttori diocesani a promuovere l’associazione tra i giovani preti. Si è poi passati alla programmazione delle attività regionali del 2018.
Lunedì 18 giugno ci si ritroverà per un cenacolo regionale a Buddusò (Diocesi di Ozieri), che come da tradizione si aprirà con la concelebrazione eucaristica in suffragio dei soci UAC defunti.
Giovedì 25 ottobre si terrà a Macomer (Diocesi di Alghero-Bosa), presso il Centro Pastorale San G.M. Conforti, l’Incontro Regionale dei Presbiteri e dei Diaconi sul tema “Il discernimento come cammino comunitario”.
L’incontro si è concluso con il pranzo, insaporito dalla gioia della fraternità!

don Paolo Baroli – segretario regionale

 

30 gennaio 2018

CASERTA – XXII SETTIMANA BIBLICA NAZIONALE

Cattedrale di Caserta

Anche quest’anno la Diocesi di Caserta organizza la XXII Settimana Biblica Nazionale, iniziativa fortemente voluta dal vescovo S.E. mons. Giovanni D’Alise e patrocinata dall’ABI ( Associazione Biblica Italiana ).

La settimana biblica si svolgerà dal 2 al 6 luglio 2018 . Il tema della settimana sarà la lettura delle “Lettere Cattoliche – I e II Lettera di Pietro e Giacomo”.

I relatori saranno il prof. sac. Santi Grasso, Professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso lo Studio teologico di Gorizia, Trieste e Udine Facoltà Teologica del Triveneto ed il prof. sac. Giuseppe De Virgilio, Professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso la P. Università della Santa Croce – Roma.

Chi desiderasse partecipare prenda contatto con l’organizzazione della Settima C/O la Curia Vescovile di Caserta: Piazza Duomo,11 – 81100 Caserta; Tel/Fax 0823 448014 interno 56.

 

29 dicembre 2017

Don Nino Carta, nostro vice Presidente Area Centro, spopola con il suo Concerto in Sardegna. La notizia è apparsa nel quotidiano sardo “La Nuova Sardegna” il 29 dicembre 2017. Complimenti a don Nino e auguri di ulteriori successi.

Don Nino Carta in concerto con Serena Porcu.

 

8 gennaio 2018

CONSIGLIO NAZIONALE UAC

è confermata la riunione del Consiglio nazionale UAC aperta anche ai Regionali per LUNEDI’ 8 GENNAIO 2018 presso l’ ISTITUTO RELIGIOSE ORSOLINE U.R. – VIA NOMENTANA, 34 – 00161 ROMA
Inizio dei lavori alle 11.30.
Pranzo alle 13.00 
Ripresa fino alle 16.30.
Conclusione lavori massimo entro le 17.00.
Partenze.

L’O.d.G:
1. Valutazione del Convegno (Contenuti, Metodi, Tavola Rotonda). Valutazioni sul Lavoro di gruppo sul Questionario UAC 2017;
2. Valutazioni sul conteggio definitivo delle adesioni per l’anno 2017;
3. Prime ipotesi del tema del 2018;
4. Impostazione Notiziario UAC n. 4/2017 e n. 1/2018. Sommario;
5. Calendario Convegno e Consigli 2018;
6. Lavori Sede nazionale
7. Varie ed eventuali.

 

10 dicembre 2017

MADONNA DI LORETO

Messa conclusiva del Convegno nazionale UAC il 29 novembre scorso a Loreto

E’ ancora viva in noi l’esperienza del Convegno nazionale UAC vissuta a Loreto. In questo giorno rivolgiamo ancora la nostra preghiera alla Vergine di Loreto affinché protegga l’UAC nella sua testimonianza di servizio al Clero italiano. (nella foto la celebrazione finale nella Cappella inferiore di Loreto presieduta dal nuovo arcivescovo prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario Lauretano S. E. Mons. Fabio Dal Cin, insieme a S. E. Mons. Antonio Staglianò e a S. E. Mons. Luigi Mansi, Presidente dell’UAC).

 

1 novembre 2017

CONVEGNO NAZIONALE UAC A LORETO

I direttori diocesani e i soci che desiderano partecipare al prossimo Convegno nazionale UAC che si terrà a Loreto dal 27 al 29 novembre prossimo (trovate le notizie tecniche nella pagina centrale) sono pregati di inviare la propria adesione quanto prima o per posta scrivendo a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè, 11 – 00165 ROMA RM o per via E-mail. 

Santuario di Loreto

Il Convegno è un momento importante in vista anche di un rilancio dell’associazione  in modo da coinvolgere altri Ministri ordinati che credono nel progetto dell’UAC per i prossimi anni in favore del clero italiano.

 

 

 

 

 

 

 

26-27 settembre 2017
Consiglio nazionale UAC a Parma

Il Consiglio insieme ai Seminaristi di Parma dopo la concelebrazione nella cappella del Seminario – 26 settembre 2017.

Il Presidente, insieme a don Stefano Rosati che ci ospita, taglia la torta commemorativa dell’UAC. Grazie per la dolce accoglienza.

Il Consiglio nazionale UAC si è riunito il 26 – 27 settembre 2017 nel Seminario Maggiore e nella Badia di Torrechiara a Parma.
Presenti: S.E. Mons. Luigi Mansi, don Nino Carta, diac. Mauro Tommasi, don Franco Borsari, don Gian Paolo Cassano, don Stefano Rosati, don Ninè Valdini, don Massimo Goni, don Clemente Petrillo, don Luigino Scarponi, don Albino Sanna.
Adesioni 2017. Il Consiglio esamina la situazione delle adesioni e prende atto che vi è una continuità e una stabilità. Vi è anche un interesse da parte dei preti giovani.
Assemblea internazionale UAC. L’Assemblea si terrà dal 13 al 17 novembre prossimo e, essendo il Presidente nazionale impossibilitato a prenderne parte delega don Stefano Rosati a rappresentarlo, sarà presente anche qualche altro componente del Consiglio nazionale.
Convegno nazionale del 27 – 29 novembre. Si definisce in dettaglio tutto il programma.
Lavori di ristrutturazione della Sede nazionale. Si prendono in esame anche due preventivi per i lavori di ristrutturazione nella Sede nazionale e si decide di affidare a un tecnico di fiducia che esamini i preventivi, veda la Sede, indichi i lavori urgenti da fare. Oltre che dare il proprio parere è opportuno che segua i lavori nei dettagli e abbia i contatti con l’impresa.
Notiziario UAC. Il n. 3 luglio-settembre 2017 viene imbastito nei dettagli e si spera che possa essere pronto per la fine di ottobre.
Questionario UAC 2017.  Fino a questo momento sono arrivate una ventina di risposte da parte degli iscritti e dei Direttori diocesani. Si invitano quindi i Direttori diocesani che si facciano tramite per sollecitare la risposta al Questionario 2017 entro il 30 ottobre prossimo inviando le risposte scritte alla segreteria nazionale. Queste risposte saranno esaminate e sintetizzate da un Consigliere nazionale e quindi saranno oggetto dei Cenacoli che faremo nel pomeriggio del 28 novembre a Loreto durante il prossimo Convegno.

Un grazie sentito a don Stefano Rosati, ai Superiori e ai Seminaristi di Parma per la squisita accoglienza e la fraterna condivisione, insieme a tutto il personale religioso e laico compresi quelli della Badia di Torrechiara.

Il prossimo Consiglio si terrà il 27 novembre alle ore 12,00 a Loreto.
Il Segretario
Don Albino Sanna

 

8 settembre 2017

CONSIGLIO NAZIONALE UAC

Il 26 e il 27 settembre prossimi, si terrà il Consiglio nazionale UAC al quale oltre i Consiglieri partecipano anche i Responsabili regionali.

Tra gli altri argomenti si tratterà e si definirà nei dettagli il prossimo Convegno nazionale, al quale sono invitati tutti i soci a iniziare dai Direttori diocesani, che si terrà il 27-29 novembre 2017 a Loreto, ospiti della Casa del Pellegrino nella piazza del Santuario. Le iscrizioni sono aperte inviando il proprio nominativo alla segreteria UAC via T. Valfrè 11 – 00165 ROMA RM o per E-mail (preferibilmente) o per posta ordinaria. 

Nel mese di ottobre chiuderanno le adesioni UAC del 2017. Coloro che ancora non avessero rinnovato l’adesione sono pregati di inviare la loro adesione tramite ccp 47453006 intestato a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè 11 – 00165 ROMA RM. Grazie!

Unione Apostolica del Clero

 

8 agosto 2017

Ci ha lasciati per entrare nella Casa del Padre don Giuseppe BRUNI, direttore diocesano dell’UAC di Arezzo. Preghiamo per lui e siamo riconoscenti per quanto ha donato nella sua vita presbiterale e per il generoso servizio all’UAC.

2 luglio 2017

BUONE VACANZE

 E BUONA LETTURA

DI “LIEVITO DI FRATERNITA”

 


Questo volume è il frutto di un lavoro collegiale, che tra il 2014 e il 2016 ha coinvolto i Pastori delle Chiese che sono in Italia attorno al tema del Rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Si tratta di un agile strumento pastorale con proposte qualificate e percorsi di comunione necessari a realizzarle, spunti per continuare il confronto, il discernimento e l’elaborazione di processi di riforma. Tra i titoli: primato della dimensione comunitaria, diocesanità e carità pastorale, fraternità presbiterale, cura della vita interiore, sequela, responsabilità amministrative ed economiche, gioia evangelizzatrice e prima formazione.

 

 

 

 

1 dicembre 2016

APERTE LE ISCRIZIONI ALL’UAC

ADESIONI UAC 2017

 INDICAZIONI PRATICHE PER COMPILARE I MODULI DELLE ADESIONI

Il Modulo di adesioni per l’anno 2017, dopo essere stato compilato in tutte le sue parti, va rispedito alla segreteria nazionale preferibilmente entro il mese di marzo 2017.

Nel modulo è necessario che sia indicato l’indirizzo aggiornato di ogni aderente

per i nuovi aderenti, oltre queste indicazioni, scrivere anche NUOVO ADERENTE in calce.

  • Qualora un aderente non rinnovasse l’adesione va depennato o, se fosse morto, scrivere deceduto.
  • Le quote per il 2017 rimangono invariate e quindi:
  • Socio ordinario 25,00 Euro (con la Rivista Presbyteri 65,00 Euro)
  • Socio sostenitore 35,00 Euro (con la rivista Presbyteri 75,00 Euro)
  • Socio benemerito 50,00 Euro (con la Rivista Presbyteri 85,00 Euro)
  1. Le quote, sia quelle di singoli aderenti, sia quelle cumulative, vanno inviate col ccp n. 47453006 intestato a UNIONE APOSTOLICA DEL CLERO, via T. Valfrè, 11 -00165 ROMA RM o tramite BONIFICO BANCARIO intestato a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè, 11- 00165 ROMA RM: Iban: IT 74 I 0200805180 000001339751 PRESSO Unicredit Agenzia Roma 1 Pio XI.
  2. INDICARE SEMPRE CON PRECISIONE LA CAUSALE DEL VERSAMENTO.
  3. La quota associativa dà diritto a ricevere:
  • il Notiziario trimestrale (4 numeri all’anno) “UAC Notizie”; Coloro che si abbonano anche a Presbyteri oltre il Notiziari dell’UAC riceveranno anche la Rivista Presbyteri (10 numeri all’anno).
  • Si possono accogliere anche le adesioni di laici (uomini e donne) che hanno interesse alle attività dell’UAC e vengono classificati come AMICI con le stesse condizione dei Ministri Ordinati.
  • Visitate e invitate a visitare il Sito rinnovato www.uac-italia.it potete trovare tutte le notizie dell’UAC, tutti gli indirizzi, e molte utili riflessioni su spiritualità e pastorale. Attendiamo di ricevere in articoli brevi le vostre iniziative e attività con fotografie che verranno pubblicate sia nel Sito che in “UAC Notizie”.

 

  • I Direttori diocesani sono invitati a munirsi di una E-mail e comunicarla alla segretaria.

 

 LA SEGRETERIA NAZIONALE RINGRAZIA

PER LA COLLABORAZIONE

Roma gennaio 2017

Don Albino Sanna, segretario

20 novembre 2016

Domani 21 novembre inizia la

ASSEMBLEA GENERALE UAC

Il 21 – 23 novembre prossimo si celebra nell’Istituto Madonna del Carmelo a Sassone – Ciampino RM l’Assemblea Generale dell’UAC. Vi sarà un primo momento di Convegno con la relazione a due voci su “Ministri ordinati di una Chiesa “per” il mondo” da parte del dott. Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire e della dott.ssa Pina De Simone, docente di filosofia all’Università di Roma.

Il 22 sera si terranno le Elezioni dei nuovi membri del Consiglio nazionale e del nuovo Presidente. Mercoledì 23 i Convegnisti parteciperanno all’Udienza del Santo Padre in piazza San Pietro. Seguiamo i lavori con la preghiera per un futuro in qualità e quantità dell’UAC.

26 AGOSTO 2016

CONVOCAZIONE CONSIGLIO NAZIONALE

La prossima riunione del Consiglio Nazionale dell’UAC si terrà il 26 e 27 settembre a Caltagirone.  L’O.d.G. prevede:

– monitoraggio della situazione degli iscritti al termine della campagna iscrizioni. Analisi per circoli e per regioni, per area;

– definizione articolazione dell’imminente Convegno-Assemblea Nazionale;

– definizione delle candidature delle cariche associative da affidare alle prossime elezioni nella Assemblea elettiva nel prossimo Convegno di novembre;

– messa a fuoco del tema associativo per il prossimo triennio;

– definizione del n. 3/2016 di UACNotizie;

– Varie ed eventuali.

4 AGOSTO 2016

GIOVANNI MARIA VIANNEYP. JACQUES HAMEL FRANCIA

Festa del Santo Curato d’Ars, patrono dei preti. Ricordiamo nella preghiera la forte testimonianza di P. Jacques Hamel.

20 luglio 2016

La Barcaccia del Bernini dopo la riparazione.

La Barcaccia del Bernini dopo la riparazione.

Roma è sempre bella anche nella calura di questi giorni. Buone vacanze a tutti i visitatori del Sito e un meritato riposo ai Ministri Ordinati (vescovi, presbiteri e diaconi). Foto di Albino: la Barcaccia del Bernini in piazza di Spagna dopo la riparazione.

 

don Daniele Porcu ordinato presbitero

Don Daniele Porcu della diocesi di Ales – Sardegna è ordinato presbitero nella sua parrocchia di Terralba dal Vescovo S. E. Mons. Robert Carboni il 28 giugno 2016. Nella foto don Paolo Baroli impone le mani sul nuovo presbitero anch’esso nostro socio dell’UAC. Auguri don Daniele. Assicuriamo la preghiera per un santo apostolato.

19 giugno 2016

don Albino impone le mani a don Polo Baroli

don Albino, segretario dell’UAC, impone le mani a don Paolo Baroli

 

Don Paolo Baroli, socio dell’UAC di Oristano, manifesta la sua gioia e la gratitudine al Signore per il dono del sacerdozio ricevuto il 19 giugno 2016 nella Cattedrale di Oristano insieme al suo Arcivescovo Mons. Ignazio Sanna, ai suoi confratelli, ai familiari  e a tutta la sua diocesi.

 

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO NAZIONALE UAC

Il Consiglio nazionale si terrà a Roma mercoledì 8 giugno 2016 nei locali della Sede nazionale in via T. Valfrè 11/9 – 00165 ROMA RM.

All’o.d.g.: 

– redazione del n.2 di UACNotizie.

– situazione delle iscrizioni.

– varie ed eventuali.

Inizio dei lavori alle 9.30.

 

1 giugno 2016

 

GIUBILEO DEI PRESBITERI

In occasione del Giubileo dei presbiteri don Massimo Goni propone che si realizzi, promosso dal progetto ‘animatori del presbiterio’, un INCONTRO dei presbiteri nella vigilia dello stesso Giubileo con questo programma: 1 giugno 2016

– ore 11.00 incontro nella Porta Santa della Carità presso la mensa ‘San Giovanni Paolo II’ della Caritas di Roma, in via Marsala 109 (vicino a Stazione Termini).

– ore 11,30: passaggio Porta Santa, preghiera insieme e incontro-confronto sul tema: ‘Accompagnare la fragilità del presbitero’. Il relatore dell’incontro sarà S. Ecc. Mons. Clangore La Piana salesiano, già vescovo di Messina.

– ore 13.00 pranzo semplice in un locale della zona;

– ore 16.00 Celebrazione dell’Eucaristia nella Cappellina della Mensa della Caritas.

Per ulteriori informazioni 333 3630013.

 

24 maggio 2016

CENACOLO REGIONALE IN SARDEGNA

Il Responsabile regionale della Sardegna don Nino Carta comunica che il prossimo Cenacolo regionale si terrà il 24 maggio 2016 a Buddusò (SS) col seguente programma:

09.30 arrivi e accoglienza

10.00: Preghiera: concelebrazione i suffragio dei soci defunti (don Pasqualino e don Tonino) con Ora Media, comunione i esperienze e un po’ di adorazione

11.00: Momento organizzativo:

  • prossimo cenacolo regionale 2016 a Oristano il 13 settembre 2016
  • Incontro regionale il 27 ottobre 2016 sul tema “Il ministero ordinato e l’appartenenza alla chiesa locale”. Relatore Mons. Corrado Melis vescovo di Ozieri
  • Assemblea nazionale elettiva UAC 21-32 novembre 2016 a Sassone
  • Situazione delle diocesi sarde (adesioni) – Lavoro con i preti giovani e i seminaristi
  • Altro

13.00: Agape fraterna (offerta dal responsabile regionale).

Nulla è piccolo se atto con amore…..

 

 

3 maggio martedì 2016

CONSIGLIO STRAORDINARIO NAZIONALE UAC

Il CONSIGLIO NAZIONALE STRAORDINARIO allargato ai regionali è CONVOCATO per martedì 3 maggio 2016 nell’Istituto delle Orsoline, via Nomentana 34 – ROMA, con inizio alle ore 9,30.

Nell’Ordine del giorno si tratterà della situazione dell’Associazione, del bilancio consuntivo e preventivo e degli orientamenti da assumere in vista dell’Assemblea elettiva di novembre 2016.

Il Consiglio sarà anche l’occasione per vivere un momento di fraternità e di condivisione col nostro Presidente S. E. Mons. Luigi Mansi, recentemente ordinato Vescovo di Andria e che presiederà la concelebrazione dell’Eucaristia.

 

24 marzo 2016

GIOVEDI’ SANTO

“Carissimi presbiteri, la Santa Chiesa celebra la memoria annuale del giorno in cui Cristo Signore comunicò agli Apostoli e a noi il suo sacerdozio. Volete rinnovare le promesse, che al momento dell’ordinazione avete fatto davanti al vostro Vescovo e al popolo santo di Dio?”.

 

12 marzo 2016

Tutta l’UAC gioisce, prega e augura ogni bene al suo Presidente S. E. Mons. Luigi Mansi che oggi è ordinato Vescovo nella Cattedrale di Cerignola, nella sua diocesi. Il suo ministero lo svolgerà per volontà del Santo Padre nella diocesi di Andria. Siamo certo della sua dedizione generosa e della sua competenza umile e collaudata. Continueremo a seguirlo con la nostra fraterna preghiera. Auguri!

 

5 marzo 2016

S. E. Mons. Nunzio Galantino col Presidente S. E. Mons. Luigi Mansi

S. E. Mons. Nunzio Galantino col Presidente S. E. Mons. Luigi Mansi

Sabato prossimo 12 marzo  2016 il nostro Presidente S. E. Mons. Luigi Mansi sarà ordinato Vescovo nella Cattedrale di Cerignola FG alle ore 17.00 per l’imposizione delle mani di S. E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI e di S. E. Mons. Adriano Bernardini, Nunzio Apostolico in Italia e S. E. Mons. Raffaele Calabro, Amministrato Apostolico di Andria.

Siamo tutti invitati a partecipare con la preghiera e chi può anche con la presenza.

 

12 febbraio 2016

ADESIONI UAC 2016

Il Segretario dell’UAC ha inviato le SCHEDE UAC 2016 a ciascun direttore diocesano con la richiesta di restituirle aggiornate e compilate in tutte le sue parti o via E-mail: o per posta: UAC, via T. Valfrè, 11 – 00165 ROMA RM. Il pagamento delle quote è bene farlo per ccp a Unione Apostolica del Clero N. 47453006. I direttori diocesani sono invitati a far pervenire la loro E-mail aggiornata alla segretaria, chi non l’avesse è pregato a fornirsene, infatti ben 63 direttori su 133 non hanno ancora l’E-mail.

 

7 gennaio 2016

Il Consiglio nazionale UAC è convocato per lunedì 11 e martedì 12 gennaio 2016 presso l’Istituto Religiose Orsoline, via Nomentana 34 – 00161 ROMA RM. Oltre i Consiglieri sono invitati a partecipare anche i Responsabili regionali.

Il Centro Studi è convocato per il 22 gennaio 2016 alle ore 9:30 presso l’Istituto Religiose Orsoline, via Nomentana 34 – 00161 ROMA RM

 

23 dicembre 2015

BUON NATALE 2015

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8 dicembre 2015

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Invochiamo la Vergine Immacolata per la Chiesa e per l’Anno Santo straordinario della misericordia.

 

29 novembre 2015

 

AVVENTO 2015

AVVENTO 2015

Il tempo di Avvento ci  dona un orizzonte di speranza (Papa Francesco).

 

26 ottobre 2015

NUOVE ADESIONI ALL’UAC

Col Convegno nazionale del 26 – 28 ottobre 2015 chiudiamo le adesioni UAC del 2015 e apriamo quelle del 2016. I dati registrano un piccolo calo, come risulta dalla tabella allegata, siamo di poco al di sotto della quota di 1.000 adesioni. Invitiamo in particolare i Direttori diocesani a occuparsi delle adesioni del proprio Circolo in modo da mantenere almeno le posizioni. Un impegno particolare sarebbe opportuno con i preti giovani e con i Seminari Maggiori in modo da presentare l’associazione e invitare alla partecipazione. Le quote rimangono invariate: 25,00 adesione UAC, 65,00 adesione UAC + Presbyteri. Buon lavoro!

 

2 ottobre 2015

Convegno nazionale UAC

Il 26 – 27 -28 ottobre 2015 si terrà nella Casa Divin Maestro di Ariccia RM il Convegno nazionale. Gli iscritti all’UAC e i simpattizzanti sono invitati a iscriversi. Inviando lettera a Unione Apostolica del Clero, via T. Valfrè 11 – 00165 ROMA RM o telefonando  o inviando un Fax al nuovo numero 06 39367106.

 

11 settembre 2015

Il Consiglio nazionale UAC è convocato per il

28-29 settembre 2015 nell’Istituto Emiliani – Fognano (RA).

 

 

9 -10 giugno 2015

Consiglio nazionale UAC all’Oasi S. Maria di Cassano Murge (Bari)

14 maggio 2015

“UAC Notizie”

La Direzione di “UAC Notizie” comunica ai lettori che il numero in arrivo della Rivista porta in copertina l’indicazione: 3/4 2015. Si tratta di un refuso. In realtà è il n. 2/2015. Ci scusiamo con i lettori.

6 maggio 2015

RIUNIONE CENTRO STUDI

La prossima riunione del Centro Studi si terrà venerdì 8 maggio 2015 nell’Istituto delle Ancelle del S. Cuore in via XX settembre a Roma.

27 aprile 2015

Riunione di Presidenza

Il 27 aprile 2015 si è riunita la presidenza UAC nella Sede nazionale. Sono stati presi in esame gli ultimi dettagli del prossimo Convegno nazionale che si terrà dal 25 al 28 ottobre 2015 nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia (Roma) e la situazione delle adesioni per il 2015 che, pur con un fisiologico calo, sono il segno dell’interesse che l’UAC suscita ancora in tanti presbiteri e diaconi. Vengo confermati i due Corsi di Esercizi Spirituali promossi dall’UAC, uno a Cassano Murge – Bari e un altro alla Domus Laetitiae di Assisi.

 

27 ottobre 2014

CALENDARIO ATTIVITA’ UAC 2015

        Convegno nazionale 2015:

  • 26 – 27 –  28 ottobre 2015

Consigli 2015:

  • 20-21 gennaio 2015 con i Responsabili Regionali a Roma – Ancelle S. Cuore, via XX settembre 65 – ROMA
  • 9-10 giugno 2015  a Cassano – Bari
  • 28-29 settembre 2015 nell’Istituto Emiliani – Fognano (RA)

       Presidenza 2015

  •  27 aprile 2015 in Sede
  • 26 ottobre 2015 mattino nella Sede del Convegno nazionale

 

19 dicembre 2013

2013-12-19 PRESIDENTE MASI CON PERI 2Il nuovo Presidente Mons. Luigi Mansi prende possesso della Sede UAC e riceve le consegne da Mons. Vittorio Peri, ex Presidente. Auguri di buon lavoro a beneficio dell’UAC e di tutto il clero italiano da parte di tutti gli associati e anche della redazione del Sito.