CONVEGNO SULLA FORMAZIONE PERMANENTE

Il 9 maggio 2022 si è celebrato nella Villa Aurelia a Roma il 3° Convegno sulla formazione permanente dei presbiteri, promosso dalla Rivista Presbyteri in collaborazione con l’Unione Apostolica del Clero italiana.

Tema del convegno: <<“Ne costituì dodici ” (Mc 3,14) – Tra mistero e storia>>.

Il convengo è stato presieduto da S. E. Mons. Luigi Mansi, Presidente dell’UAC e Vescovo di Andria e moderato da don Gianni Caliandro Rettore del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI”. Relatori di altissimo livello hanno relazionato e animato una Tavola Rotonda. Relatori: Dott.ssa Chiara Scardicchio e don Nico dal Molin. Animatori della Tavola Rotonda: don Ezio Falavegna, don Raffale Ponticelli e don Andrea Regolani.

Il Convegno, interessantissimo, ha rimarcato l’urgenza e la necessità della formazione permanente dei Presbiteri da promuovere costantemente in tutte le diocesi. I presbiteri per primi devono sentire questa necessità.

La formazione permanente non si limita a incontri o corsi culturali o di formazione biblica, giuridica e pastorale, ma deve avvenire innanzitutto all’interno del presbitério e nell’esercizio del proprio ministero insieme alla propria comunità cristiana, dove il presbìtero scopre e vive la propria indentità in un percorso prima di tutto di umanizzazione nello spirito della comunione, della collaborazione e della fraternità.

don Albino Sanna

CONSIGLIO NAZIONALE UAC A ROMA

Il Consiglio nazionale UAC insieme ad alcuni Responsabili regionali si è riunito a Villa Aurelia a Roma il 14 marzo 2022.

Nella foto (sotto) da sinistra in piedi: Don Clemente Petrillo di Aversa Responsabile Regione Campania, don Giuseppe Di Giovanni di Palermo Consigliere dell’Area Sud, don Stefano Rosati di Parma Vice Presidente dell’Area Nord e Vicario, don Sergio Turato di Padova Responsabile Regione Triveneto, don Nino Carta di Ozieri Responsabile Regione Sardegna, S. E. Mons. Luigi Mansi di Cerignola Vescovo di Andria e Presidente nazionale UAC, don Franco Borsari di Modena Responsabile Regione Emilia Romagna, don Luigino Scarponi di San Benedetto del Tronto Vice presidente dell’Area Centro; inginocchiati: don Albino Sanna di Nuoro Segretario nazionale e caporedattore della Rivista “UAC Notizie”, don Gian Paolo Cassano di Casale Monferrato Reponsabile Regione Piemonte Valle d’Aosta, don Massimo Goni di Faena Consiliere nazionale Area Nord  e don Ninè Valdini di Caltagirone Vice Presidente Area Sud. 

Il 14 marzo 2022 si è riunito a Roma il Consiglio nazionale UAC, aperto anche ai Responsabili regionali,  che ha affrontato l’esame della situazione UAC negli anni della pandemia e in quella attuale.

Si è rilevata la fatica e la diminuzione delle attività durante gli anni della pandemia in particolare nel 2020 e nel 2021 con la temporanea chiusura e allentamento delle attività a carattere nazionale, regionale e diocesano, sostituita da varie iniziative in on line che però non hanno potuto supplire alla bellezza e alla gioia dell’incontro personale.

Nell’estate del 2021 vi è stata una breve possibilità di qualche incontro in presenza.

Ora col 2022 nel mese di marzo si è potuto riavviare e realizzare, dopo quache anno, non solo una serie di incontri diocesani e regionali, ma anche l’incontro nazionale del Consiglio. In questo Consigio è stata fatta un’analisi della situazione in tutte le Regioni, dei bilanci consuntivo e prevetivo e predisposto anche il n. 1 – 2022 della rivista associatica UAC Notizie, nonchè la programmazione della prossima Assemblea associativa.

Quest’anno 2022 coincide, infatti, anche col termine del mandato triennale (2019- 2022) della Presidenza e degli incaricati di Zona geografica Nord, Centro e Sud, per cui si deve procedere alle nuove elezioni. Il consiglio ha quindi predisposto la realizzazione della prossima Assemblea elettiva che si terrà il 26 – 28 giugno 2022 nell’Hotel “Casa Tra Noi” a Roma. Sono state individuate anche alcune candidature per il prossimo triennio.

L’incontro è stato molto utile sia per il clima di familiarità e amicizia tra i Consigieri e i Responsabili regionali, ma anche per la individuazione delle attività in questo periodo nonchè di quelle in prospettiva. E’ stata riaffermata l’utilità dell’UAC per il servizio di animazione nel clero italiano che ci si propone e ci si augura di intensificare anche col coinvolimento del clero giovane.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO

CENACOLO DIOCESANO – 24 FEBBRAIO 2022

Il Cenacolo previsto per il mese di gennaio, causa impennata contagi da Covid19, è stato finalmente vissuto dall’U. A. C. di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto il Giovedì grasso, 24 febbraio u. s., nella Parrocchia cittadina di San Filippo Neri.

Presente il Vescovo Emerito Gestori e quasi tutti gli associati, la mattinata è stata interessata da un’attenta Lectio Divina sulla Liturgia della Parola della I Domenica di Quaresima, ormai prossima; la condivisione fraterna ha portato poi a quel buon clima di famiglia, che è naturalmente proseguito alla tavola imbandita dalle brave Signore della Comunità parrocchiale.

Un sentito ringraziamento a chi ha ospitato e a chi è stato ospite, auspicando di non dover nuovamente sospendere i sempre più necessari e attesi incontri di spiritualità diocesana così cara ai membri dell’Unione apostolica.

PREGHIAMO INSIEME PER L’UCRAINA – 2 MARZO 2022 MERCOLEDI’ DELLE CENERI

QUARESIMA 2022 – Fare il bene

La Quaresima come tempo di conversione, di rinnovamento personale e comunitario, soprattutto come immagine dell’intera esistenza terrena. Nel Messaggio per il tempo che prepara alla Pasqua, il Papa si concentra sulla vita dell’uomo che paragona a un campo, da seminare con opere buone perché possa dare frutti di pace e di amore. Il titolo riprende l’esortazione rivolta da san Paolo ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a).

PELLEGRINI DI SPERANZA

Motto del Giubileo del 2025: Pellegrini di speranza

11 febbraio 2022

Il Papa scrive a mons. Fisichella (Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione) indicando alcune linee guida in vista dell’Anno Santo. 

Il Giubileo del 2025 inizia a muovere i primi passi. L’11 febbraio 2022, nella giornata in cui la Chiesa ricorda la Madonna di Lourdes, papa Francesco ha inviato una lettera al presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, l’arcivescovo Rino Fisichella, nella quale inizia a tracciare le linee che dovranno caratterizzare il prossimo cammino giubilare, che sarà celebrato a 25 anni dal Grande Giubileo dell’anno 2000, che «san Giovanni Paolo II lo aveva tanto atteso e desiderato – scrive Francesco –, nella speranza che tutti i cristiani, superate le storiche divisioni potessero celebrare insieme i duemila anni della nascita di Gesù Cristo, il Salvatore dell’umanità». 

Sarà inevitabile per il Giubileo 2025 guardare alla pandemia in corso, che «oltre ad aver fatto toccare con mano il dramma della morte in solitudine, l’incertezza e la provvisorietà dell’esistenza, ha modificato il nostro modo di vivere», compresi, ovviamente i cristiani: «Le nostre chiese sono rimaste chiuse come le scuole, le fabbriche, gli uffici, i negozi e i luoghi dedicati al tempo libero».
Ecco che l’obiettivo del Giubileo del 2025, secondo il Pontefice, «potrà favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza». Occorre dunque lavorare in questi tre anni che ci separano dall’Anno Santo. Ma «tutto ciò sarà possibile se saremo capaci di recuperare il senso di fraternità universale, se non chiuderemo gli occhi davanti al dramma della povertà dilagante che impedisce a milioni di uomini, donne, giovani e bambini di vivere in maniera degna di esseri umani».
Per questo motivo, papa Francesco nella lettera al presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, sottolinea come «la dimensione spirituale del Giubileo» debba «coniugarsi con questi aspetti fondamentali del vivere sociale, per costituire un’unità coerente. Auspico che il prossimo Anno giubilare sia celebrato e vissuto anche con questa intenzione».

Significativo anche il motto scelto da papa Francesco per il Giubileo 2025: «Pellegrini di speranza». E anche l’indicazione di «dedicare l’anno precedente l’evento giubilare, il 2024, a una grande sinfonia di preghiera». Una preghiera, sottolinea il Pontefice, «per recuperare e il desiderio di stare alla presenza del Signore, ascoltarlo e adorarlo»; «per ringraziare Dio dei tanti doni»; «come voce del cuore solo e dell’anima sola, che si traduce nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano».
La lettera del Papa, quindi, avvia i preparativi dell’Anno Santo, affidandoli al dicastero presieduto dall’arcivescovo Fisichella, in attesa della Bolla di indizione, «che a tempo debito sarà emanata» e «conterrà le indicazioni necessarie per celebrare il Giubileo del 2025». Leggi altro ›

SULL’INUTILITA’ DEI PRETI

Momento di una concelebrazione Eucaristica a piazza San Pietro col Papa Francesco

La gente pensa che fare il prete sia un mestiere. Uno che magari si sveglia la mattina ed è convinto di poter mettere su una bancarella per vendere parole, benedizioni, e santini.

La gente pensa che fare il prete sia una roba fuori dal mondo. Uno che magari fa fatica a stare dentro le cose e per questo si rifugia in una qualche sagrestia.

Lo sanno tutti che certe volte con la scusa di amare Dio alla fine si rischia di non amare nessuno. Ma è vero anche che certe volte tu ti accorgi che Dio lo hai incontrato perché non puoi fare a meno di amare tutti. E amare non è un mestiere, è sentirsi responsabili.

Fare il prete non è un mestiere. È la stessa cosa che capita a chi perde la testa per amore: non c’è più il calcolo ma solo l’ostinato desiderio di non perderti il bandolo della matassa che pensi di aver incontrato in qualcuno o in qualcosa.

Uno pensa che basta mettersi una tonaca e la magia è fatta. Ma la tonaca non funziona se sotto non c’è un uomo, uno che sa che è il più miserabile di tutti, eppure è stato scelto, eppure è stato amato. E quanto è difficile accettare il peso di quella tonaca che oggi appare più inzozzata dal tradimento di chi avrebbe dovuto amare e invece se n’è solo servito. Ma poco importa se bisogna caricarsi anche sulle spalle l’infamia degli altri.

Non si diventa preti per essere benvisti. Si diventa preti per diventare servi inutili proprio come diceva Gesù. Servi inutili a tempo pieno!

Servi senza un utile. Servi gratuiti. L’amore salva solo se è gratuito. È questo lo scopo di ogni vero amore: amare senza contraccambio.

Amare a fondo perduto. Amare e basta. Come fa una madre, un padre, un vero amico, o chiunque fa le cose con amore. Come in questi tempi così difficili tenuti in piedi dall’amore di medici, infermieri, uomini e donne nascosti da tonache improvvisate, fatte di polipropilene e mascherine.

L’amore quando è gratuito fa miracoli. Per questo ha senso un prete. Perché è messo lì in mezzo alla gente a ricordare che c’è qualcosa per cui vale la pena vivere, combattere e in alcuni casi anche perdere. È messo lì perché ognuno possa avere il diritto di avere anche paura della vita, della morte, delle cose belle e brutte che capitano e che molto spesso sono più grandi delle nostre forze e proprio per questo ci danno le vertigini.

Ma avere il diritto di poter avere paura non significa lasciare che essa decida al posto nostro. Chi ti ama non ti dice che non soffrirai mai,

che non sbaglierai mai, che non avrai mai paura delle cose che ti succederanno, ma ti dice che tu puoi vivere tutto, accettare tutto, affrontare tutto.

E te lo dice perché è con te. La sua presenza è la cosa più convincente, non le sue parole, i suoi ragionamenti, le sue raccomandazioni.

Si diventa preti per essere una presenza. Si diventa preti per rendere l’invisibile visibile. Come accade sull’altare. Come accade quando si ascolta, senza pretese, senza giudicare. Come quando si stringe una mano per infondere forza. Come quando si tiene in braccio un bambino che piange, o come si accarezza la fronte di uno che muore.

Fare il prete non è un mestiere, è un modo inutile di amare. Inutile come ogni amore. Inutile come l’aria.

Luigi Maria Epicoco

 

Luigi Maria Epicoco è un presbitero, teologo, filosofo e scrittore italiano; è preside dell’Istituto Superiore Scienze Religiose Fides et Ratio ISSR dell’Aquila, assistente ecclesiastico del Dicastero per la comunicazione ed editorialista dell’Osservatore Romano.

GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA

                        da Avvenire

“La lezione della recente pandemia, se vogliamo essere onesti, è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme” (Papa Francesco, Omelia, 20 ottobre 2020).

Ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui, che custodisca la sua vita dal male, dal bisogno, dalla solitudine, dalla disperazione.

Questo è vero per tutti, ma riguarda in maniera particolare le categorie più deboli, che nella pandemia hanno sofferto di più e che porteranno più a lungo di altre il peso delle conseguenze che tale fenomeno sta comportando.

“Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato! La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti.

È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.

È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.

È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene” (Papa Francesco, Omelia, 19 marzo 2013).