Il Papa alla CEI

Roma 22 maggio 2018

Tre le preoccupazioni espresse da Papa Francesco ai vescovi italiani: crisi delle vocazioni, povertà evangelica e trasparenza nella gestione economica, riduzione e accorpamento delle diocesi.

TEMPO DI FESTA PER LA CRESIMA

Da “La Nuova Sardegna” del 30 aprile 2018

La diocesi si ritrova per la Festa degli adolescenti

Centinaia di ragazzi e ragazze al raduno annuale nella chiesetta campestre di Monserrata. Il messaggio di don Albino Sanna: «Uscite dalla noia di tante giornate nelle strade dei nostri paesi».

di Luciano Piras

«Carissimi ragazzi e ragazze cresimati e cresimandi, nel 1998, venti anni fa, ho avuto un sogno: organizzare un incontro diocesano per gli adolescenti nell’età della cresima. È nata così la Festa dei cresimati e dei cresimandi, la Festa degli adolescenti». Comincia con queste parole la lettera aperta che don Albino Sanna ha inviato agli adolescenti barbaricini in occasione del recente raduno a Oliena, nella chiesetta campestre della Beata Vergine di Monserrata. «Con la preziosa collaborazione dell’équipe diocesana dei catechisti all’interno dell’Ufficio catechistico e dei ragazzi del Seminario, ora tanti di quei ragazzi sono i vostri giovani preti, e dopo una consultazione diocesana di tutti i catechisti è stata avviata la prima Festa dei cresimati e dei cresimandi il 25 aprile del 1998 a Galanoli di Orgosolo» sottolinea don Albino. Noto in tutta Italia per i suoi saggi sul mondo giovanile, in particolare sugli adolescenti, con i quali tiene un costante e ricchissimo scambio epistolare, fatto di lettere cartacee prima, di email, post, commenti e “cinguettii” ora, grazie a Twitter e a Facebook, stavolta don Albino si rivolge direttamente «ai protagonisti di questa Festa», «proprio voi ragazzi e ragazze, col vostro entusiasmo, la vostra vivacità e creatività e la vostra presenza. Questo è frutto di un impegno catechistico nelle vostre parrocchie con la dedizione generosa e competente dei vostri catechisti che si donano a voi pieni di fede e di senso ecclesiale, nonostante tanti momenti di scoraggiamento dovuto alla fatica di stare con voi, non è facile stare con gli adolescenti, infatti ci vuole tanta pazienza, capacità di ascolto e dedizione generosa e disinteressata. Ma i vostri catechisti sanno che la loro presenza in mezzo a voi non è sostenuta solo dalle loro competenze o dalla loro generosità, ma dalla forza che proviene da Gesù e dalla Chiesa».

Classe 1939, è nato a Gavoi dove tuttora vive dopo una vita da sacerdote maestro girovago che tuttora lo porta a viaggiare qua e là, don Albino riconosce ai giovanissimi che «nella vostra esperienza di ragazzi non è facile avere la “Fortezza”, ma è Gesù che con fermezza vi dice: “Non abbiate paura” (Mc 6,50), “Io sono con voi tutti i giorni”. Gesù cammina con voi, è al vostro fianco come lo è stato ai discepoli di Emmaus. “Queste parole di Gesù ci permettono di camminare e servire con quell’atteggiamento pieno di coraggio che lo Spirito suscitava negli Apostoli” (Papa Francesco, Gaudete et exsultate, 129)».

Già rettore del Seminario vescovile di Nuoro, don Albino sottolinea che «con la forza della Fede affrontate la vita che si apre dinanzi a voi, con audacia ed entusiasmo, con fervore apostolico; questa Fede vi spinge a guardare ed andare verso nuovi orizzonti, a sognare e cercare esperienze oltre la frontiera, per scoprire e vivere mondi nuovi. Uscite dalla noia di tante giornate nelle strade dei nostri paesi e dalla ripetitività delle celebrazioni per dare ad esse nuova forza e nuova vita, carichi del vostro entusiasmo. “Non lasciatevi rubare la speranza” (Papa Francesco). Ragazzi, date sempre nuova energia alla vostra fantasia e ai vostri sogni; non fermatevi sulla comoda riva, ma prendete il largo sulla Parola di Gesù. Spendete la vita per lui, aggrappatevi a lui e mettevi a servizio degli altri come lui che “non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28), con le vostre capacità e i vostri talenti confidando nella forza dello Spirito Santo che vi è donato nella cresima. Solo così – chiude la sua lettera don Albino Sanna – la vostra cresima non sarà solo una festa esteriore, o un momento passeggero, ma la dedizione al mandato che la Chiesa vi da tramite il vescovo per essere veri, coerenti ed entusiasti testimoni del Vangelo».

buone feste pasquali

L’incontro del Risorto con sua Madre la Vergine Maria. Nelle comunità parrocchiali si festeggia il Giorno di Pasqua con riti e tradizioni bellissime e significative.

Il rito de “S’Incontru” in Sardegna

UMBRIA – CENACOLO REGIONALE

Presbitèri diocesani sotto osservazione

di Vittorio Peri

Partecipanti al Cenacolo regionale

 

Partecipanti al Cenacolo regionale

Partecipanti al Cenacolo regionale

Partecipanti al Cenacolo regionale

 

Il cenacolo sul “presbiterio diocesano”, che si è svolto la mattina del 14 marzo al Seminario regionale su iniziativa del rettore d. Carlo Franzoni e dell’Unione apostolica regionale, ha ottenuto un alto gradimento da parte dei 21 partecipanti: una quindicina di preti di diverse diocesi, alcuni diaconi per lo più del medesimo Seminario e il notissimo vescovo emerito Lorenzo Chiarinelli venuto appositamente – merita sottolinearlo – da Rieti.

Chi ha partecipato a qualcuno dei cenacoli organizzati dall’Uac sa bene che non si va per ascoltare un relatore e porre al termine qualche domanda esplicativa. Questo è il modo tradizionale che si attua di solito nei consueti incontri mensili del clero. Un cenacolo è invece un incontro in cui tutti sono invitati a esprimere in piena libertà il proprio pensiero sul tema prescelto  e brevemente presentato all’inizio dalla guida.

Il cenacolo del 14 scorso ha riguardato dunque il presbiterio diocesano: un argomento sicuramente sviluppato in modo adeguato nei documenti della Chiesa, ma quasi del tutto ignorato nella quotidiana vita dei preti (sono essi, infatti, i membri del presbiterio, anche se i diaconi non devono sentirsi ad esso estranei). Come dire: esiste, ma soprattutto nelle solenni carte.

Chi scrive questa nota, in una prima introduzione ha ricordato alcune “perle” teologico-pastorali del magistero in materia. Ad esempio, che i presbiteri costituiscono con il vescovo un unico presbiterio (LG, 28), che di esso fanno parte anche i preti religiosi residenti nella diocesi” (CD, 74); che tutti i preti sono tra loro uniti da intima fraternità sacramentale (PO, 8); che il ministero ordinato ha una radicale forma comunitaria (PdV, 17) e, infine,  che il presbiterio diocesano è una vera famiglia fondata sul sacramento dell’Ordine (PdV, 74).

In una seconda introduzione è stato ricordato ciò che avveniva nei primi tre secoli della Chiesa, e cioè che preti e  diaconi agivano in stretta comunione tra loro e con il vescovo. A partire dal IV secolo però, quando il cristianesimo con l’editto di Teodosio (380) divenne religione ufficiale dell’impero, emersero due modelli di vita ecclesiale e di rapporti tra ministri ordinati.  Nelle città  questi operavano come sempre avevano fatto; nelle periferie rurali, invece, agivano in modo sempre più individualistico: il rapporto con il vescovo e con i suoi preti divenne gradualmente evanescente, l’orizzonte della “diocesanità” sempre più lontano,  lo stesso termine – presbiterio – subì uno stupefacente cambio di fisionomia: da realtà teologico – spirituale a elemento topografico, cioè la parte della chiesa riservata al clero e delimitata di solito da una balaustra.

partecipanti al Cenacolo regionale

Le opinioni emerse dal dialogo

Dopo le due introduzioni, lo scambio di opinioni: libero e centrato, almeno quasi sempre, sul tema. Non è certo facile riassumere i contenuti dei venti contributi esperienziali (c’è stata una sola libera astensione) presentati senza interruzione dalle 9.30 alle 12.30.

Si può tuttavia affermare che la fisionomia generale dei presbitèri diocesani, nelle otto Chiese particolari dell’Umbria, insieme ad alcuni aspetti positivi, presenta un ampio ventaglio di situazioni problematiche, quali ad esempio:  difficoltà ad assicurare una dignitosa vita ai molti preti anziani che vivono da soli o malati;  solitudine psicologica anche dei giovani preti; individualismo pastorale (“qualcuno vive in Seminario insieme ad altri per imparare a … vivere da solo”, è stato detto con umorismo); carenze di natura ecclesiologica che portano ad operare a nome proprio; esperienze di comunione affettiva più che effettiva; penuria di schiette amicizie e di relazioni “calde” tra preti (“poiché la persona è relazione, senza relazione non c’è persona”, ha detto qualcuno); il presbiterio è una specie di macchina il cui volante deve restare saldo nelle mani del vescovo; situazioni difficili di sacerdoti (malattie, ricoveri ospedalieri, ecc. ) che restano ignorate dai fratelli (si è chiesto di bandire la vetusta parola “confratelli”) per mancanza di adeguate informazioni da parte delle rispettive Curie.

E’ stato anche rilevato che la figura del presbitero è ancora troppo spesso presentata al singolare invece che al plurale; come un “io” solitario invece che un “noi” collettivo, nonostante l’insistenza del decreto conciliare Presbiterorum ordinis che,  già nello stesso incipit, orienta verso la forma comunitaria del ministero. La carenza è stata perfino rilevata, da taluno, nel recente sussidio della Cei  Lievito di fraternità (2017) dove prevale il singolare e solo qua e là si parla del presbiterio in genere (salvo sviste, una sola volta del presbiterio diocesano).

Uno dei compiti primari del vescovo, è stato anche detto, è quello di creare e far crescere il  presbiterio di cui è capo e guida. Se un prete staccato dal presbiterio è come un arto mutilato,  si dovrebbe concludere che un presbiterio privo della comunione anche di un solo membro è come un corpo mutilato. Chi, di fronte a questa situazione, può dormire sonni tranquilli?

E se questa è una non rara realtà, utilizzando una forte immagine  di papa Francesco posiamo concludere che tante Chiese diocesane appaiono come “ospedali da campo” nei quali non può non essere allestito un reparto per la cura del loro presbiterio.  Non certo per moltiplicare ingombranti servizi e iniziative, ma per realizzare “infrastrutture” schiettamente spirituali.

Vittorio Peri

 

PUGLIA – INCONTRO REGIONALE DEI DIRETTORI DIOCESANI UAC

    INCONTRO REGIONALE UAC in PUGLIA

      “fraternità…al futuro!”

I Direttori diocesani partecipanti all’incontro regionale

L’UAC regionale pugliese si è ritrovata “più giovane” e rinnovata in molti suoi quadri diocesani nell’incontro realizzato presso l’Oasi Santa Maria in Cassano delle Murge mercoledì 7 marzo u.s.

     Abbiamo accolto cinque nuovi Direttori Diocesani: don Vito Cassone della Diocesi di Conversano-Monopoli (classe 1986, ordinato l’8.9.2011) che subentra a don Beppe Recchia; don Michele Capodiferro della Diocesi di Altamura-Gravina che ha “ricevuto il testimone” da don Giacomo Fiore; don Giovanni De Nicolo della Diocesi di Molfetta-Terlizzi-Giovinazzo che, dopo alcuni anni di” vacatio”, seguiti alla morte di Mons. Tommaso Tridente, prende il suo posto; Don Giovanni Pistillo della Diocesi di S. Severo che sostituisce Mons. Domenico Niro e don Antonio Di Stefano della Diocesi di Lucera-Troia che prende il posto di don Gaetano Schiraldi.

     Nella mattinata ci ha unito innanzitutto la preghiera, fondamentale per gioire ogni giorno per il dono dell’Ordine Sacro e per “essere presbiteri secondo il cuore di Cristo”.

     Ha ispirato l’incontro il desiderio di vivere con rinnovata disponibilità l’ esperienza  personale e ministeriale all’interno del presbiterio. La carrellata degli interventi hanno sottolineato la volontà di promuovere esperienze “aperte al futuro prossimo”.

     Sono intervenuti all’incontro anche altri sacerdoti non direttori spirituali che per condividere  ”la mattinata di spiritualità” hanno affrontato varie difficoltà, anche per la notevole distanza da Cassano (la Puglia è lunga: ma nessuno si è lamentato).

     Ci sono stati alcuni Direttori… solo spiritualmente ma sinceramente presenti: non pochi di essi hanno giustificato la loro assenza motivata dal trasferimento dell’incontro, causa neve, e inviato messaggi di rammarico dopo aver ricevuto via Waths App le foto del gruppo partecipante.

I Direttori UAC della Puglia in ascolto per un ulteriore rafforzamento dell’Associazione in Puglia

     Si è parlato di tutto, anche del relazionarci meglio tra di noi per comunicazioni urgenti (attivando il gruppo whatsapp UAC Regionale), del rapporto che ogni Direttore Diocesano cercherà di creare o ri-creare con i futuri presbiteri della propria Diocesi presso il Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, del rilancio dei Cenacoli, della validità di esperienze interdiocesane, dei laici “Amici dell’UAC”: soprattutto è stato concordato un Corso di Esercizi Spirituali che Mons. Mansi guiderà all’Oasi Santa Maria dal 4 all’8 febbraio 2019, aperto a tutti i presbiteri che ne faranno richiesta. Sarà una esperienza che consoliderà i vincoli di comunione e aperta al discernimento.

Il Presidente nazionale Mons. Luigi Mansi insieme al Responsabile regionale della Puglia Mons. Alberto D’Urso

   

Dopo l’ampio dialogo, il nostro Presidente Nazionale ci ha tenuto, infine, una breve Relazione, da par suo, che brevemente – lui stesso – ha così sintetizzato:

   “ Prendendo come spunto il discorso fatto appena pochi giorni fa dal Papa ai Preti di Roma. In particolare egli ha commentato la parte centrale del discorso del santo Padre, quello dedicato ai preti che vivono la “media età”, l’età in cui spesso tanti ideali apostolici si ridimensionano, l’appoggio della famiglia di origine si affievolisce, i genitori si ammalano, sovente anche la salute inizia a dare qualche problema. Il superlavoro dispersivo ci ha disabituati a prenderci cura di noi stessi proprio nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.

Il Papa innanzitutto ci affida due testi che farebbero molto bene a questa età: un libro moderno, più vicino a noi, anche in dialogo con la psicologia, del monaco psicologo austriaco, Anselm Grün, La crisi della metà della vita. E poi un altro scritto: La seconda chiamata, del padre René Voillaume. Questo testo – dice il Papa – fa una bella esegesi della vocazione di Pietro, l’ultima, a Tiberiade: il Pietro della seconda chiamata. 

Il Papa, con molto realismo dice che questo momento della vita per il prete è un momento di molte tentazioni; è un momento nel quale ci vuole una necessaria trasformazione. Non si può continuare senza questa necessaria trasformazione, perché se tu continui così, senza maturare, fare un passo avanti in questa crisi, finirai male. Finirai nella doppia vita, forse, o lasciando tutto. Non ci sono più i primi sentimenti del tempo giovanile. E succede – perché questo è un problema umano – succede come nel matrimonio: non c’è più innamoramento. Ma rimane, quella sì, una cosa che dobbiamo cercare dentro: il gusto dell’appartenenza. Questo rimane. Il piacere di essere insieme a un corpo, di condividere, di camminare, di lottare insieme: questo, nel matrimonio e anche per noi. L’appartenenza. E allora devo chiedermi: Com’è la mia appartenenza alla diocesi, al presbiterio? Come per i coniugi: hanno perso tutto quello che era più giovanile, ma il gusto dell’appartenenza coniugale, questo rimane. E lì, cosa si fa?

Cercare aiuto, subito, dice il Papa. Se tu non hai un uomo prudente, un uomo di discernimento, un saggio che ti accompagni, cercalo, perché è pericoloso andare avanti da soli, in questa età. Non rimanere mai privo della guida spirituale. E, accompagnato dalla guida mi vivo il tempo ricordando che esso è:

  • E’ il tempo dei figli– aggiunge il Papa –, di vedere crescere i figli.
  • È Il tempo della fecondità, la verafecondità, non la fecondità finta.
  • E’ tempo della potatura: loro crescono, io aiuto e io rimango indietro.
  • È tempo di prove, di tentazioni diverse.
  • È il tempo di custodire il buon vino, perché invecchi bene. E direi anche che è il tempo dei primi addii. Che ci preparano al tempo dei grandi addii”.

     L’agàpe fraterna si è conclusa con…un fragolino che tutti hanno gustato e qualcuno rigustato.

                                                                                            Sac. Alberto D’Urso

                                                                                          Consigliere Nazionale

                                                                                         Responsabile Regionale

ECCEZIONALE NEVICATA A ROMA (15 cm.) – 26 febbraio 2018

piazza S. Pietro sotto la neve.

Una eccezionale nevicata a Roma con oltre 15 cm. di neve, il 26 febbraio 2018.

(Nell’ultima foto si intravede la punta della Cupola di San Pietro avvolta dalla neve).

 

AGENDA ASSOCIATIVA 2018

AGENDA ASSOCIATIVA 2018

1. Convegno nazionale UAC 2018:
26 – 28 novembre 2018 a Pompei
Tematica del Convegno: Discernimento come cammino comunitario.

2. Consigli nazionali UAC, aperti anche ai Responsabili regionali, 2018:
– 08 gennaio 2018 dalla Orsoline ROMA
– 28 maggio 2018 dalle Orsoline ROMA
– 24 – 25 settembre 2018 a CASALE MOFERRATO
– 26 novembre 2018 a POMPEI

3. Presidenza:
05 febbraio 2018 dalle Orsoline ROMA

4. Redazione UAC Notizie:
05 febbraio 2018 dalle Orsoline ROMA

 

BUONA E SANTA QUARESIMA

RICORDATI CHE SEI POLVERE ED IN POVERE RITORNERAI


14 febbraio 2018 – Mercoledì delle ceneri

“Concedi, Signore, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male.
Sia parca e frugale la mensa,
sia sobria la lingua ed il cuore;
fratelli, è tempo di ascoltare
la voce dello Spirito”.
“Questo è il digiuno che voglio, dice il Signore:
Dividi il tuo pane con l’affamato, accogli chi è povero
e senza tetto.
Allora invocherai il Signore ed egli ti
risponderà: Eccomi!”.
“Obbediamo perciò alla sua magnifica e gloriosa volontà. Prostriamoci davanti al Signore supplicandolo di essere misericordioso e benigno. Convertiamoci sinceramente al suo amore. Ripudiamo ogni opera di male, ogni specie di discordia e gelosia, causa di morte. Siamo dunque umili di spirito, o fratelli. Rigettiamo ogni sciocca vanteria, la superbia, il folle orgoglio e la collera. Mettiamo in pratica ciò che sta scritto. Dice, infatti, lo Spirito Santo: Non si vanti il saggio della sua saggezza, né il forte della sua forza, né il ricco delle sue ricchezze, ma chi vuol gloriarsi si vanti nel Signore, ricercandolo e praticando il diritto e la giustizia (cfr. Ger 9, 23-24; 1 Cor 1, 31, ecc.).
Ricordiamo soprattutto le parole del Signore Gesù, quando esortava alla mitezza e alla pazienza: Siate misericordiosi per ottenere misericordia; perdonate, perché anche a voi sia perdonato; come trattate gli altri, così sarete trattati anche voi; donate e sarete ricambiati; non giudicate e non sarete giudicati; siate benevoli e sperimenterete la benevolenza; con la medesima misura con cui avrete misurato gli altri, sarete misurati anche voi (cfr. Mt 5, 7; 6, 14; 7, 1. 2. 12, ecc.)”.

Dalla liturgia del mercoledì delle ceneri.