CERIGNOLA – CENACOLO DIOCESANO

Cerignola, 27 maggio 2016.

I partecipanti al Cenacolo di Cerignola

I partecipanti al Cenacolo di Cerignola

I soci dell’UAC si sono nuovamente incontrati nella parrocchia San Leonardo Abate. Il sole luminoso della primavera irradiava sui volti dei pochi sacerdoti presenti. Altri invece, per motivi di impegno irrinunciabile, non potevano essere presenti. Infatti, la giornata scelta coincideva con la solennità regionale della Beata Vergine Maria Regina Apuliae. Nel Seminario Regionale Pio XI, gli ex-alunni sono soliti ritrovarsi per celebrare i lustri delle ordinazioni sacerdotali. Due settimane prima, nella Basilica-Cattedrale di Cerignola, il clero ha varcato alle soglie della Porta della Misericordia per il giubileo dei sacerdoti al livello diocesano. Una celebrazione ricca di significato per quelli che amministrano il perdono di Dio. Il ritornello di papa Francesco sulla chiesa in uscita e testimone della misericordia di Dio non è sfuggito al vescovo Luigi Renna cui magistero cammina in sintonia con le indicazioni del Sommo Pontefice.

            Nella stessa prospettiva l’incontro dell’UAC Cerignola si è centrato sul tema della collaborazione-communione-corresponsabilità. Questa collaborazione si colloca a tre livelli: collaborazione tra il prete e il suo vescovo, collaborazione tra i preti e, infine collaborazione tra i preti e i laici. Ci siamo molto soffermati su quest’ultimo aspetto partendo da un passo di F. Brovelli dove si legge che il nostro ministero di preti parte «da una vocazione percepita come mia, a una chiamata come nostra». Questa affermazione determina davvero un cambiamento di επιστήμη in quanto approccio metodologico rispetto alla visione preconciliare. Infatti si è discusso sul fatto che oggi, il sacerdote non può più percepirsi come guida solitaria che vuole tenere tutto sotto controllo, che comanda dall’altare, che detta le cose da fare o non fare senza un reale spirito di collaborazione nel valorizzare i laici per quel servizio che sono chiamati a rendere nella chiesa di Dio secondo lo spirito del Concilio Vaticano II il quale mette al centro il popolo di battezzati.

            Il prete non può più pensarsi isolato ma come sempre inserito in uno stile di comunione e collaborazione. In questo contesto, il primo inserimento del prete debba essere dentro il presbiterio che è sempre di grande aiuto come luogo di relazione e di confronto come discepoli di Cristo in un clima di carità e di correzione fraterna non solo sulla vita da prete ma anche sui metodi pastorali.       Infatti, chi è capace di lavorare insieme con i suoi confratelli non disdegnerà la comunione con persone che incarnano carismi diversi. Chi invece, di abitudine, non fa riferimento al presbiterio, ma si pensa prete, “da solo”, difficilmente potrà vivere relazioni con i laici “alla pari”, e neanche sarà capace di uscire dallo schema rigido “ordine-esecuzione”.

            Dal vangelo il Signore ci ha lasciato questo testamento: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35). Per cui è importante stimarsi a vicenda, apprezzare e valorizzare il lavoro dell’altro, imparare a gioire con l’altro. Dallo stile di vita del presbiterio si può anche capire i risultati sul campo pastorale e il comportamento del gregge. Dalle discussioni è uscita fuori la certezza che lavorare insieme ci fa bene, ci rende umili e moderati, ci salva da pericolosi deliri di onnipotenza, ci sostiene nel reggere le fatiche e le responsabilità de maggiore rilievo. L’artefice principale essendo lo Stesso Signore, noi siamo solo servi inutili, una volta che abbiamo fatto la nostra parte, dobbiamo ritirarci. Maria, alle nozze di Cana ci insegna ad essere semplici collaboratori e insieme servi che nell’ubbidienza, riempiono le giare di acqua. Ma il miracolo lo compie Dio. Viene dunque fuori la vanità delle nostre presunzioni o pretese di potere essere dispensatori indispensabili dei misteri di Dio. Con questo atteggiamento interiore, i sacerdoti presenti si sono impegnati ad essere più prudenti sul lavoro svolto dai precedenti parroci in caso di trasferimento di un parroco da una parrocchia ad’un altra. Sarebbe auspicabile, prima di introdurre cambiamenti di metodi o di collaboratori, vedere ciò che è stato fatto prima, prevedere e dunque fare il discernimento dei risultati concreti e, infine provvedere per il bene del popolo di Dio.( cf Mons. Bettazzi).

         In poche parole, nell’incontro i confratelli si sono confrontati sulla collaborazione, il lavoro insieme, la comunione e la corresponsabilità. Come sempre l’incontro si è conclusa alle ore 12.30 con l’ora media e l’agape fraterna.