L’attualità dell’UAC nel 150° della sua fondazione

Tutti i documenti ecclesiali sul ministero ordinato riconoscono ai chierici – vescovi, presbiteri e diaconi – il diritto di associarsi e li esortano a “dare importanza” a quelle as­sociazioni che offrono un servizio di sostegno e di incentivo alla loro formazione permanente, se esse, in particolare, come l’UAC, “stimolano alla santità nell’esercizio del ministero e fa­voriscono l’unità dei chierici fra loro e col proprio vescovo”, mediante la proposta di una adeguata regola di vita apostolica e l’aiuto fraterno (cfr can. 278 § 2).

 

L’UAC, nata 150 anni fa per prestare questo servizio, e tuttora coerente con il carisma ini­ziale, si fonda su solide basi e concreti pre­supposti:

  • il ministero ordinato, come dono e mini­stero, se non si vuole che s’illanguidisca e perda in freschezza, vitalità ed efficacia, va coltivato personalmente e comunitariamente mediante un percorso costante e progressivo di formazione permanente, essendo la sua grazia sacramentale una realtà “dinamica” che si espande e si perfeziona mediante l’eser­cizio del dono totale di sé nella logica della radicalità e delle beatitudini evangeliche;
  • il terreno di coltura di questa formazione permanente è il presbiterio, luogo teologico della comunione di vita e di ministero dei presbiteri col proprio vescovo, tra di loro e con i diaconi;
  • la carità pastorale, virtù fondante ed espressiva della spiritualità dei ministri ordinati, comincia dal presbiterio, per il vincolo onto­logico e sacramentale che unisce in una col­legialità e sinodalità di vita e di missione i ministri ordinati di una Chiesa particolare;
  • il ministero ordinato prima di “un fare” e di un “servizio”, è un modo di “essere in Cristo e per Cristo” a servizio del popolo di Dio, è “configurazione ontologica e sacra­mentale a Cristo capo e pastore, servo e sposo della Chiesa”.

 

Pertanto parlare di UAC significa parlare di un’associazione di formazione permanente; di un gruppo di volontariato apostolico a servizio dei ministri ordinati; di persone “ap­passionate” del ministero ordinato, innamorate del dono dello Spirito ricevuto con l’imposi­zione delle mani: un dono da vivere nella pienezza della sua verità, della sua bellezza, della sua straordinaria potenza di grazia; un dono da “ravvivare” ogni giorno per far ri­splendere, pur nella fragilità di poveri uomini, l’amore di Cristo buon pastore.

All’UAC aderiscono liberamente ministri ordinati che intendono vivere e sostenersi l’un l’altro per realizzare una vita secondo lo Spirito così come esige la missione ricevuta, in un cammino di progressiva configurazione a Cristo, capo e pastore e servo e sposo della Chiesa; ministri ordinati che trovano nel sa­cramento dell’Ordine e nel cammino di santità e di evangelizzazione, promosso dalla propria Chiesa diocesana, le coordinate della propria spiritualità, quella che l’UAC definisce “spiri­tualità diocesana”.

La Commissione episcopale CEI per il clero, nella lettera “La formazione permanente dei presbiteri nelle nostre chiese particolari” (18­05-2000) ha scritto: “è soprattutto condivisa da tutti la domanda che venga superata ogni forma di individualismo, duro a morire anche all’interno del presbiterio,.. e che immiserisce la vita e il ministero perché ostacola la comunione e vanifica la stessa percezione di appartenere ad un unico pre­sbiterio” (n. 9).
E’ allora quanto mai attuale e urgente il servizio dell’UAC a favore della fraternità sa­cramentale e pastorale tra ministri ordinati, tra il vescovo e i suoi presbiteri e i suoi diaconi, intesa come dimensione costitutiva e radicale forma comunionale del ministero ordinato a servizio del popolo di Dio.

Da qui nell’UAC nasce l’impegno di fare del presbiterio una vera famiglia, una vera fra­ternità, originata e sostenuta dalla grazia del­l’Ordine, per costituirci “unum” , perché il mondo creda; da qui l’impegno per la sinodalità, il camminare insieme per annunciare, edificare e servire con verità ed efficacia il regno di Dio a partire dalla nostra Chiesa particolare, in cui viviamo e operiamo; da qui l’avventura affascinante di ritrovarci dediti e impegnati nella carità pastorale, che non può non co­minciare che dal presbiterio, per farci prossimi ai nostri confratelli e per essi a tutti i membri del popolo di Dio.

Parlare di UAC oggi significa anche condi­videre l’impegno di vivere insieme, sostenen­doci l’un l’altro, in quel progetto di vita che Cristo inculcò e visse lui stesso con gli apostoli, l’ “apostolica vivendi forma”, caratterizzato da un profondo dialogo di amore con lui e con il Padre nello Spirito, da una radicalità evan­gelica vissuta esemplarmente nell’obbedienza, nella castità e nella povertà ed espressiva della carità pastorale e delle beatitudini evangeliche, dalla passione divorante per il regno dei cieli, da un amore sponsale per la Chiesa perché diventi “parola”, “eucaristia”, “misericordia”, “vangelo” per l’uomo del nostro tempo.
Per attuare queste istanze, proprie di ogni presbiterio, l’UAC chiede ai suoi aderenti di dare ogni giorno uno spazio adeguato alla contemplazione, convinti che si diventa ciò che si contempla, per alimentare il dialogo di amore trinitario, per imparare a vedere e ope­rare con gli occhi e il cuore di Cristo buon pastore, per lasciarsi condurre dallo Spirito fino all’unione mistica.

L’UAC chiede anche di esercitarsi a fare “cenacolo”, in esperienze concrete di comunione e di comunicazione con i confratelli, per rac­contarsi gioie e fatiche, per ritrovarsi in forme di condivisione fraterna e pastorale, in mo­menti di vita comune per essere segno di unità e di fraternità, icona della santa Trinità.
Ecco le sante ambizioni che dal 1862 lo Spirito ha seminato nel nostro cuore; ecco la passione per il ministero ordinato che ci anima, che con umile, fraterno, discreto servizio di sussidiarietà vogliamo rendere al presbiterio di ogni Chiesa locale, sempre in comunione col suo vescovo.
La santa ambizione di essere un pizzico di lievito, che dal di dentro è sempre pronto a scomparire per meglio servire e animare, quando i vescovi decidono di far proprie le nostre finalità e proposte.

Per questo l’UAC non presenta e non inculca una propria spiritualità, non ha finalità, mezzi propri e specifici che non scaturiscano dal sacramento dell’Ordine e dall’appartenenza e dedicazione alla propria Chiesa particolare; per questo facciamo nostra la “spiritualità dio­cesana”, ossia il cammino nello Spirito della Chiesa di Dio che è in ogni Chiesa particolare, mettendo a suo servizio la grazia del ministero che ci è stato affidato. 

Per questo la nostra casa, la nostra famiglia è il presbiterio, per noi prima comunità co­stitutiva e fondante della Chiesa diocesana; il nostro servizio è il ministero apostolico; il cammino della nostra santificazione è l’eser­cizio collegiale e sinodale del nostro ministero ordinato; il cammino della nostra vita nello Spirito è la spiritualità diocesana;

Questo è ciò che chiede l’UAC ai suoi ade­renti: ciò che viene chiesto a ogni ministro ordinato, ma con una peculiare caratteristica: viverlo insieme e con la passione di coinvolgere tutti i confratelli del presbiterio e della comunità diaconale, per divenirne tessitori di comunione, seminatori di speranza, animatori di spiritualità diocesana.

Il beato Giovanni Paolo II, parlando all’as­semblea internazionale dell’UAC il 23 marzo 1979, ci chiese di proporci come un aiuto, un servizio e un ideale a tutti i ministri ordinati, divenendone il luogo e il mezzo.

È quello che l’UAC a 150 anni dalla sua erezione vuole continuare ad essere e a fare.

Umberto Pedi
Vicario generale di Caltagirone
già presidente nazionale dell’Unione Apostolica del Clero