E’ TORNATO ALLA CASA DEL PADRE MONS. MICHELE CASTORO

Tutta l’UAC si unisce nella preghiera di suffragio per Mons. Michele Castoro, socio dell’Associazione.

Mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

È morto, sabato 5 maggio, mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo dal luglio 2009, presidente di Casa Sollievo della Sofferenza e direttore generale dei Gruppi di preghiera “San Pio da Pietrelcina”. Aveva 66 anni ed era malato da tempo. Fu lui stesso a rendere nota la malattia. 

“Pastore illuminato, dotato della virtù dell’ascolto, orientato alla concordia e alla conciliazione”. Chiediamo alla Comunità diocesana, alla famiglia dei Gruppi di preghiera di San Pio e di Casa Sollievo della Sofferenza e a quanti lo hanno conosciuto – si legge in una nota della diocesi – di accompagnare con la preghiera il suo incontro con il Padre ricco di misericordia”.

TEMPO DI FESTA PER LA CRESIMA

Da “La Nuova Sardegna” del 30 aprile 2018

La diocesi si ritrova per la Festa degli adolescenti

Centinaia di ragazzi e ragazze al raduno annuale nella chiesetta campestre di Monserrata. Il messaggio di don Albino Sanna: «Uscite dalla noia di tante giornate nelle strade dei nostri paesi».

di Luciano Piras

«Carissimi ragazzi e ragazze cresimati e cresimandi, nel 1998, venti anni fa, ho avuto un sogno: organizzare un incontro diocesano per gli adolescenti nell’età della cresima. È nata così la Festa dei cresimati e dei cresimandi, la Festa degli adolescenti». Comincia con queste parole la lettera aperta che don Albino Sanna ha inviato agli adolescenti barbaricini in occasione del recente raduno a Oliena, nella chiesetta campestre della Beata Vergine di Monserrata. «Con la preziosa collaborazione dell’équipe diocesana dei catechisti all’interno dell’Ufficio catechistico e dei ragazzi del Seminario, ora tanti di quei ragazzi sono i vostri giovani preti, e dopo una consultazione diocesana di tutti i catechisti è stata avviata la prima Festa dei cresimati e dei cresimandi il 25 aprile del 1998 a Galanoli di Orgosolo» sottolinea don Albino. Noto in tutta Italia per i suoi saggi sul mondo giovanile, in particolare sugli adolescenti, con i quali tiene un costante e ricchissimo scambio epistolare, fatto di lettere cartacee prima, di email, post, commenti e “cinguettii” ora, grazie a Twitter e a Facebook, stavolta don Albino si rivolge direttamente «ai protagonisti di questa Festa», «proprio voi ragazzi e ragazze, col vostro entusiasmo, la vostra vivacità e creatività e la vostra presenza. Questo è frutto di un impegno catechistico nelle vostre parrocchie con la dedizione generosa e competente dei vostri catechisti che si donano a voi pieni di fede e di senso ecclesiale, nonostante tanti momenti di scoraggiamento dovuto alla fatica di stare con voi, non è facile stare con gli adolescenti, infatti ci vuole tanta pazienza, capacità di ascolto e dedizione generosa e disinteressata. Ma i vostri catechisti sanno che la loro presenza in mezzo a voi non è sostenuta solo dalle loro competenze o dalla loro generosità, ma dalla forza che proviene da Gesù e dalla Chiesa».

Classe 1939, è nato a Gavoi dove tuttora vive dopo una vita da sacerdote maestro girovago che tuttora lo porta a viaggiare qua e là, don Albino riconosce ai giovanissimi che «nella vostra esperienza di ragazzi non è facile avere la “Fortezza”, ma è Gesù che con fermezza vi dice: “Non abbiate paura” (Mc 6,50), “Io sono con voi tutti i giorni”. Gesù cammina con voi, è al vostro fianco come lo è stato ai discepoli di Emmaus. “Queste parole di Gesù ci permettono di camminare e servire con quell’atteggiamento pieno di coraggio che lo Spirito suscitava negli Apostoli” (Papa Francesco, Gaudete et exsultate, 129)».

Già rettore del Seminario vescovile di Nuoro, don Albino sottolinea che «con la forza della Fede affrontate la vita che si apre dinanzi a voi, con audacia ed entusiasmo, con fervore apostolico; questa Fede vi spinge a guardare ed andare verso nuovi orizzonti, a sognare e cercare esperienze oltre la frontiera, per scoprire e vivere mondi nuovi. Uscite dalla noia di tante giornate nelle strade dei nostri paesi e dalla ripetitività delle celebrazioni per dare ad esse nuova forza e nuova vita, carichi del vostro entusiasmo. “Non lasciatevi rubare la speranza” (Papa Francesco). Ragazzi, date sempre nuova energia alla vostra fantasia e ai vostri sogni; non fermatevi sulla comoda riva, ma prendete il largo sulla Parola di Gesù. Spendete la vita per lui, aggrappatevi a lui e mettevi a servizio degli altri come lui che “non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28), con le vostre capacità e i vostri talenti confidando nella forza dello Spirito Santo che vi è donato nella cresima. Solo così – chiude la sua lettera don Albino Sanna – la vostra cresima non sarà solo una festa esteriore, o un momento passeggero, ma la dedizione al mandato che la Chiesa vi da tramite il vescovo per essere veri, coerenti ed entusiasti testimoni del Vangelo».

Papa Francesco da don Tonino Bello

Papa Francesco è stato in Puglia il 20 aprile 2018 per celebrare don Tonino Bello. L’alba ha trovato migliaia di persone in cammino verso la grande area attrezzata davanti al cimitero di Alessano (Lecce), dove il Pontefice ha pregato sulla tomba di Don Tonino nel venticinquesimo anniversario della sua morte, prima di ripartire alla volta di Molfetta, la città di cui Don Tonino fu vescovo.

Sulla tomba c’è scritto, semplicemente, “Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Rivo-Giovinazzo-Terlizzi”. Dopo aver pregato per cinque minuti davanti alla tomba, il Papa si è raccolto in preghiera anche davanti alla vicina tomba della madre del presule. Francesco ha poi salutato nel cimitero un gruppo di familiari di don Tonino, i fratelli Trifone e Marcello e i nipoti con i rispettivi figli, scambiando con tutti strette di mano, parole di ricordo del vescovo scomparso 25 anni fa, e accarezzando e baciando i bambini.

Bergoglio ha voluto, poi, ricordare don Tonino davanti a 20mila fedeli: “Capire i poveri era per lui vera ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda”.

DALLA REGIONE UMBRA

LETTERA DI DON VITTORIO PERI

 

Reverendissimo Monsignore,

la modesta delegazione regionale dell’Unione apostolica del clero  promuove da anni, di tanto in tanto, piccoli e brevi incontri di spiritualità  – detti Cenacoli – tra gli iscritti. Di recente, abbiamo cercato interessare sacerdoti e diaconi di altre diocesi umbre. L’esperienza, svoltasi nel Seminario regionale, è stata positiva per il numero dei partecipanti (21) e  soprattutto per la loro intensa partecipazione. E’ stata determinante, in tutto questo, la presenza dell’amico vescovo mons. Chiarinelli e del rettore mons. Franzoni.

Siamo ora lieti di farLe avere copia dell’invito che stiamo per spedire ai fratelli sacerdoti dell’’Umbria. Molti non conoscono probabilmente l’Unione apostolica del clero, (raccomandata peraltro anche dal Concilio) e tanto meno le modeste iniziative locali tese a favorire la comunione sacerdotale.  A  questi incontri sono invitati anche i diaconi; la prossima volta, vorremmo sentire anche il pensiero di alcuni laici che sono stati  particolarmente vicini ai loro preti  su un argomento assai importante, come può vedere dalla lettera allegata.

La sua presenza, anche a tempo parziale, sarebbe più che gradita.

InviandoLe il più cordiale saluto, chiediamo di benedire l’intera Uac.

Don Vittorio

 

Assisi 9 aprile 2018

Cari Amici,

volendo rinnovare la positiva esperienza del recente Cenacolo regionale incentrato sui presbitèri diocesani – (i contenuti sono stati sintetizzati in un articolo pubblicato dal n. 11 della Voce)comunichiamo che il prossimo si terrà

lunedì 14 maggio, dalle 9.30 alle 12.30, nel Seminario regionale.

Rifletteremo ancora sul medesimo argomento, ma in modo propositivo invece che generico. Cercheremo cioè, tenendo presente la precaria situazione generale già evidenziata, di individuare concrete proposte utili ai nostri vescovi diocesani, oltre che a noi stessi, affinché ogni presbiterio assuma la fisionomia di una “vera famiglia, di una fraternità i cui legami sono dalla grazia dell’Ordine” (cfr Pastores dabo vobis, 74).

Teniamo presente che:

  1. non tratteremo pertanto in questa occasione problemi di natura pastorale (la nostra azione ad extra, potremmo dire), ma le condizioni perché questo peculiare soggetto pastorale che è il presbiterio diocesano – un soggetto collettivo! – trovi tempi e modi per modellarsi quel volto poc’anzi descritto;  
  2. a questo genere d’incontri si partecipa non per ascoltare soltanto, ma anche per parlare:  liberamente (ciascuno rappresenta se stesso), dell’argomento proposto (pena … il richiamo della rigorosa guida) e in modo sintetico (3 minuti circa per ogni intervento). In questo modo l’incontro sarà già di per sé un’esperienza di crescita globale;
  • insieme ai diaconi potranno intervenire – e questa innovazione si spera che diventi abituale ovunque – anche altri fedeli sia laici sia di vita consacrata. Riteniamo infatti che un problema riguardante una parte del popolo di Dio non debba  lasciare indifferenti le altre parti. Potranno tuttavia per ovvi motivi partecipare: a) solo coloro che hanno già mostrato interesse e vicinanza alla vita dei loro preti; b) previo nulla osta richiesto, per motivi logistici, al  rettore del Seminario regionale d. Carlo Franzoni;
  1. sarà di nuovo con noi – e gliene siamo molto grati – l’amico vescovo Lorenzo Chiarinelli. La gran mole di lavoro che grava quotidianamente sui nostri vescovi diocesani renderà probabilmente difficile la loro auspicata partecipazione. Ma …non si sa mai.

Nella speranza che l’argomento proposto riceva l’attenzione che merita, porgiamo a ciascuno un cordialissimo saluto.

  1. Sergio Andreoli d. Carlo Franzoni d.  Vittorio Peri

Delegato reg.le Uac           Rettore seminario regionale                                  ex Presidente Uac

 Il Signore mi donò dei fratelli”: / fu la sorpresa di Francesco d’Assisi / nel ritrovarsi con i primi compagni. / Anche a noi, in questo luogo d’incanto, / fu donata la medesima grazia. / Assisi fu scuola esigente e felice / per essere e vivere da fratelli, da amici”.

Lorenzo Chiarinelli, Rendo grazie a Dio ricordandomi di voi,  settembre 2017 

buone feste pasquali

L’incontro del Risorto con sua Madre la Vergine Maria. Nelle comunità parrocchiali si festeggia il Giorno di Pasqua con riti e tradizioni bellissime e significative.

Il rito de “S’Incontru” in Sardegna

Buona Settimana Santa

Gesù entra a Gerusalemme per affrontare la sua Passione, Morte e Risurrezione.

Buona Settimana Santa !

RITI DI QUARESIMA – VIA CRUCIS NELLE STRADE

Riti di Quaresima: Via Crucis per le strade dei paesi con le Stazioni nelle case dei malati. Ci prepariamo così a vivere con devozione la Settimana Santa da domenica prossima detta delle Palme. Suggestive foto di don Albino nelle quali si evidenzia la numerosa partecipazione dei fedeli e del servizio dei giovani e delle prioresse. – Venerdì 23 marzo 2018

UMBRIA – CENACOLO REGIONALE

Presbitèri diocesani sotto osservazione

di Vittorio Peri

Partecipanti al Cenacolo regionale

 

Partecipanti al Cenacolo regionale

Partecipanti al Cenacolo regionale

Partecipanti al Cenacolo regionale

 

Il cenacolo sul “presbiterio diocesano”, che si è svolto la mattina del 14 marzo al Seminario regionale su iniziativa del rettore d. Carlo Franzoni e dell’Unione apostolica regionale, ha ottenuto un alto gradimento da parte dei 21 partecipanti: una quindicina di preti di diverse diocesi, alcuni diaconi per lo più del medesimo Seminario e il notissimo vescovo emerito Lorenzo Chiarinelli venuto appositamente – merita sottolinearlo – da Rieti.

Chi ha partecipato a qualcuno dei cenacoli organizzati dall’Uac sa bene che non si va per ascoltare un relatore e porre al termine qualche domanda esplicativa. Questo è il modo tradizionale che si attua di solito nei consueti incontri mensili del clero. Un cenacolo è invece un incontro in cui tutti sono invitati a esprimere in piena libertà il proprio pensiero sul tema prescelto  e brevemente presentato all’inizio dalla guida.

Il cenacolo del 14 scorso ha riguardato dunque il presbiterio diocesano: un argomento sicuramente sviluppato in modo adeguato nei documenti della Chiesa, ma quasi del tutto ignorato nella quotidiana vita dei preti (sono essi, infatti, i membri del presbiterio, anche se i diaconi non devono sentirsi ad esso estranei). Come dire: esiste, ma soprattutto nelle solenni carte.

Chi scrive questa nota, in una prima introduzione ha ricordato alcune “perle” teologico-pastorali del magistero in materia. Ad esempio, che i presbiteri costituiscono con il vescovo un unico presbiterio (LG, 28), che di esso fanno parte anche i preti religiosi residenti nella diocesi” (CD, 74); che tutti i preti sono tra loro uniti da intima fraternità sacramentale (PO, 8); che il ministero ordinato ha una radicale forma comunitaria (PdV, 17) e, infine,  che il presbiterio diocesano è una vera famiglia fondata sul sacramento dell’Ordine (PdV, 74).

In una seconda introduzione è stato ricordato ciò che avveniva nei primi tre secoli della Chiesa, e cioè che preti e  diaconi agivano in stretta comunione tra loro e con il vescovo. A partire dal IV secolo però, quando il cristianesimo con l’editto di Teodosio (380) divenne religione ufficiale dell’impero, emersero due modelli di vita ecclesiale e di rapporti tra ministri ordinati.  Nelle città  questi operavano come sempre avevano fatto; nelle periferie rurali, invece, agivano in modo sempre più individualistico: il rapporto con il vescovo e con i suoi preti divenne gradualmente evanescente, l’orizzonte della “diocesanità” sempre più lontano,  lo stesso termine – presbiterio – subì uno stupefacente cambio di fisionomia: da realtà teologico – spirituale a elemento topografico, cioè la parte della chiesa riservata al clero e delimitata di solito da una balaustra.

partecipanti al Cenacolo regionale

Le opinioni emerse dal dialogo

Dopo le due introduzioni, lo scambio di opinioni: libero e centrato, almeno quasi sempre, sul tema. Non è certo facile riassumere i contenuti dei venti contributi esperienziali (c’è stata una sola libera astensione) presentati senza interruzione dalle 9.30 alle 12.30.

Si può tuttavia affermare che la fisionomia generale dei presbitèri diocesani, nelle otto Chiese particolari dell’Umbria, insieme ad alcuni aspetti positivi, presenta un ampio ventaglio di situazioni problematiche, quali ad esempio:  difficoltà ad assicurare una dignitosa vita ai molti preti anziani che vivono da soli o malati;  solitudine psicologica anche dei giovani preti; individualismo pastorale (“qualcuno vive in Seminario insieme ad altri per imparare a … vivere da solo”, è stato detto con umorismo); carenze di natura ecclesiologica che portano ad operare a nome proprio; esperienze di comunione affettiva più che effettiva; penuria di schiette amicizie e di relazioni “calde” tra preti (“poiché la persona è relazione, senza relazione non c’è persona”, ha detto qualcuno); il presbiterio è una specie di macchina il cui volante deve restare saldo nelle mani del vescovo; situazioni difficili di sacerdoti (malattie, ricoveri ospedalieri, ecc. ) che restano ignorate dai fratelli (si è chiesto di bandire la vetusta parola “confratelli”) per mancanza di adeguate informazioni da parte delle rispettive Curie.

E’ stato anche rilevato che la figura del presbitero è ancora troppo spesso presentata al singolare invece che al plurale; come un “io” solitario invece che un “noi” collettivo, nonostante l’insistenza del decreto conciliare Presbiterorum ordinis che,  già nello stesso incipit, orienta verso la forma comunitaria del ministero. La carenza è stata perfino rilevata, da taluno, nel recente sussidio della Cei  Lievito di fraternità (2017) dove prevale il singolare e solo qua e là si parla del presbiterio in genere (salvo sviste, una sola volta del presbiterio diocesano).

Uno dei compiti primari del vescovo, è stato anche detto, è quello di creare e far crescere il  presbiterio di cui è capo e guida. Se un prete staccato dal presbiterio è come un arto mutilato,  si dovrebbe concludere che un presbiterio privo della comunione anche di un solo membro è come un corpo mutilato. Chi, di fronte a questa situazione, può dormire sonni tranquilli?

E se questa è una non rara realtà, utilizzando una forte immagine  di papa Francesco posiamo concludere che tante Chiese diocesane appaiono come “ospedali da campo” nei quali non può non essere allestito un reparto per la cura del loro presbiterio.  Non certo per moltiplicare ingombranti servizi e iniziative, ma per realizzare “infrastrutture” schiettamente spirituali.

Vittorio Peri