Saluto del nuovo Presidente d. Luigi Mansi

2013-11-28 D. LUIGI MANSI IN PREGHIERA

Grazie a d. Luigi per la disponibilità a servire l’UAC nazionale

 

L'Assemblea UAC ascolta il saluto del nuovo Presidente

L’Assemblea UAC ascolta il saluto del nuovo Presidente

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carissimi,

            confesso che prendo la parola, per la prima volta come Presidente dell’UAC, con timore e tremore. L’immagine che mi viene in mente in questo momento particolare è quella del roveto ardente del libro dell’Esodo. Sento rivolte a me e perciò faccio mie quelle forti parole: «Togliti i calzari perché sei su una terra sacra» (Es 3,5). E, nella Chiesa, che cosa c’è di più sacro del ministero ordinato, sacramento attraverso il quale si rende presente Cristo Gesù sposo, servo, pastore della Chiesa stessa? Ed è la terra santa del ministero ordinato, da voi dell’UAC autorevolmente rappresentato che oggi mi chiede di dedicare la mia vita presbiterale ai miei confratelli per aiutarli, attraverso il mio servizio all’UAC, ad essere dei bravi e santi preti.

 

            E’ questo e solo questo il motivo per il quale, accogliendo la vostra elezione, mi metto all’opera. Quando qualche tempo fa’ mi fu richiesta per la prima volta la disponibilità ad accettare la candidatura alla presidenza dell’UAC rimasi sorpreso, meravigliato del fatto che qualcuno avesse pensato a me per questo servizio. Ricordo che dissi a don Alberto D’Urso, latore della proposta: «Ma io non mi sento all’altezza di un compito così importante. E poi, aggiunsi, non credo che sia compatibile col lavoro che svolgo in Seminario. E ancora, occorre il consenso del Vescovo, vedere cosa ne pensa lui». D.Alberto mi rassicurò su queste mie preoccupazioni dicendomi: «Se te lo sto chiedendo vuol dire che c’è qualcuno che ti ritiene all’altezza. Quanto alle altre questioni, quando arriverà il momento si affronteranno e si risolveranno tutte. Tu per ora mi devi solo dire se sei disponibile». Pensavo, tra me, a una possibile via di fuga: «Tanto, il Vescovo non credo che mi mollerà tanto facilmente».

            Ancor più sorpreso rimasi, però, quando appresi che il mio Vescovo aveva dato il suo consenso molto volentieri a don Vittorio Peri e a don Alberto D’Urso che erano andati in delegazione a chiederglielo ufficialmente. Perciò, dinanzi a questo consenso del Vescovo, essendo io un po’ all’antica, ho visto la volontà di Dio e mi sono abbandonato perciò ad essa. Vedendo poi la marea di voti con cui mi avete eletto, posso dire che davvero ogni dubbio e paura è ormai fugata. Mi affido alla vostra fraterna preghiera.

            Ed eccomi qui. A dirvi innanzitutto il mio «Grazie!». Grazie per questo atto di fiducia che avete compiuto nei riguardi della mia persona. E molti di voi, lo so, lo avete fatto senza nemmeno conoscermi personalmente, ma solo fidandovi di quello che vi è stato detto. Spero di non deludere nessuno e di riuscire a compiere al meglio questo servizio affidatomi.

            Vi confesso che quando ho capito che le cose avevano serie possibilità di andare in questa direzione, mi sono premurato di leggere, anzi, direi di studiare con molta attenzione il bel libro di don Stefano Rosati e sono rimasto ammirato del luminoso cammino fatto dall’UAC in questi suoi poco più di 150 anni di storia. Storia di preti che hanno avvertito fortemente, nei modi che la sensibilità dei tempi via via suggeriva, il desiderio di mettersi insieme, di associarsi per aiutarsi ad essere bravi e santi preti, per rispondere in maniera adeguata ai segni e alle esigenze dei tempi. Io ho avuto quella che reputo una fortuna l’aver conosciuto l’UAC circa 20 anni fa’. Ci sono entrato – vi stupirà forse questo – per caso, ma, nei piani di Dio, noi sappiamo, il caso si chiama “Provvidenza”! Vi racconto come andarono le cose. Ero da qualche mese diventato parroco e fui raggiunto dalla triste notizia che a causa di un brutto incidente stradale aveva perso la vita un mio caro amico sacerdote, parroco di una parrocchia confinante con la mia. Era il direttore dell’UAC diocesana. Non me ne aveva mai parlato, ma ricordo che era stato sempre molto affettuoso e fraterno con me. Dopo qualche mese mi chiamò il Vescovo e mi chiese se volessi occuparmi dell’UAC. Io che non ero nemmeno iscritto, quasi come debito verso l’amico scomparso, subito lo feci e pieno di curiosità incominciai a leggere la stampa, a partecipare ai convegni nazionali e regionali. Ho conosciuto e apprezzato gli ultimi due presidenti: il carissimo don Umberto Pedi e l’altrettanto carissimo don Vittorio Peri, al quale chiedo di non farmi mancare la sua collaborazione, il suo consiglio, il suo aiuto.

            Devo dire che partecipando alla vita associativa ho imparato tanto, sono cresciuto, a cominciare dal cammino fatto per definire e declinare in tutte le sue sfaccettature, la “Spiritualità Diocesana”. Grazie a questo cammino posso dire di essere davvero cresciuto nella mia vita spirituale presbiterale, ho imparato a pensarla e a viverla come dedicazione alla mia chiesa diocesana, al suo cammino di fede e di missione nella storia e nel luogo dove il Signore l’ha posta. Ho imparato a sentire tutto questo come partecipazione alla sponsalità di Cristo, che ama la sua sposa, la Chiesa, e ad essa dona se stesso fino alla fine, fino a dare la vita. Grazie all’UAC ho imparato a vedermi e a sentirmi prete, icona di Cristo sposo, e perciò pastore della sua chiesa.

            Nel tempo che il Signore ci darà di camminare insieme, io penso che la Spiritualità Diocesana continuerà ad essere il quadro di riferimento di ogni tappa dei nostri percorsi e non potrebbe essere diversamente. Ma, all’interno di questo quadro di riferimento, penso che dovremo rivisitare la teologia del ministero ordinato, lasciandoci ovviamente guidare dal magistero della Chiesa. Dovremo ancora leggere e rileggere i Documenti del Concilio, in particolare quelli che riguardano il ministero ordinato, ancor più in particolare per noi,  la Presbyterorum Ordinis, e poi il magistero successivo, penso in particolare alla Pastores Dabo Vobis. In quest’ultimo documento c’è una bella descrizione del tema della formazione permanente, che prende l’avvio dall’invito che S. Paolo fa a Timoteo (2 Tim 2,6), quando lo esorta a «ravvivare» il dono del ministero. L’immagine di “formazione permanente” si articola nel curare, per tutto l’arco della vita ministeriale, tutte le dimensioni della formazione iniziale: quella spirituale, umana, teologica e pastorale. E, da come ho capito  io le cose, penso di poter dire che davvero l’UAC, con la sua proposta e i suoi cammini, è stata  profetica nell’aiutare i ministri ordinati ad avvertire e a coltivare il bisogno, il desiderio,  di dedicarsi con serietà e passione alla propria formazione permanente.

            Il mio desiderio, perciò,  è di condurre l’UAC a diventare sempre più uno strumento che si propone di essere di aiuto ai ministri ordinati per vivere al meglio la loro vocazione di sposi, padri, pastori, servi, guide illuminate e illuminanti per quella porzione di popolo di Dio che il Vescovo affida loro.

            E qui inserisco una nota che mi è molto cara e comprenderete bene il perché: mi riferisco alla scarsa adesione all’UAC da parte delle ultime generazioni. Se l’età media del clero italiano è abbastanza alta, duole doverci dire che l’età media del clero iscritto all’UAC è ancora più alta. Pochi, molto pochi sono i giovani preti iscritti alla nostra associazione. Sarebbe interessante capire il perché di questo fenomeno. Il discorso sarebbe lungo e certamente questa non è la sede per farlo in tutta la sua completezza. Ma vorrei dire solo questo: Forse occorre un maggiore impegno da parte di noi tutti per mostrare dell’UAC un volto affettuosamente accogliente nei confronti delle nuove generazioni di preti. Solo a titolo di esempio, nel n. 39 di Settimana, la rivista dei Dehoniani, è comparsa ultimamente una lettera che poneva la questione del giovane clero, in termini attenti ma, a mio avviso, in maniera molto, troppo problematica. Dovremmo smetterla, una buona volta, di dire che i giovani preti sono un problema. Cominciamo a dire che sono una risorsa e cerchiamo insieme tutti di accedere a questa risorsa in maniera fiduciosa, paziente e accogliente. Sono giovani figli del loro tempo, con tutte le potenzialità e i limiti dei giovani loro coetanei. Ad ogni modo, senza addentrarmi oltre in questa questione, penso che una cosa è sicura: l’UAC deve fare di più e meglio per intercettare il desiderio dei giovani preti di darsi occasioni e possibilità di crescere insieme in un cammino di formazione permanente che non abbia come criterio di riferimento l’amicizia generazionale, ma la fraternità sacerdotale che è “sacramentale”,  cioè di qualità infinitamente diversa e – diciamolo pure – spiritualmente superiore.

            La storia che viviamo, insomma, ci fa capire sempre più che occorrono pastori all’altezza dei tempi. Il Santo Padre Francesco non cessa di esortarci a prendere sul serio questo appello alla qualità del nostro esser preti. Fin dalla messa crismale, a pochi giorni dalla sua elezione, egli invitava i ministri ordinati ad essere pastori con l’odore delle pecore. Pastori che odorano di popolo, ma che profumano di Cristo.

            Mi piace, avviandomi alla conclusione, riportare quanto il Rettore del mio Seminario, don Luigi Renna, diceva ai seminaristi nell’Assemblea di inizio d’anno, illustrando la traccia formativa che quest’anno tratta proprio della dimensione pastorale della formazione. Ebbene lui diceva così, lui parla a seminaristi, ma son parole che vanno bene anche per noi tutti: «Le vostre mani, profumate di crisma, stringeranno tante altre mani, accarezzeranno ferite e resteranno impregnate dell’odore della gente: quello cattivo dei peccati assolti, quello dolce della misericordia, quello acido come il sudore delle fatiche e delle sofferenze, quello sincero di chi nelle famiglie si prende cura degli altri, quello quasi insopportabile di chi abita nelle periferie delle città e della vita, quello di chi copre con profumi artificiali storie maleodoranti, quello dei bambini che sa di fresco bucato, quello degli anziani. Saranno le mani solide del pastore, non timorose di sporcarsi per servire, le vostre mani vengono crismate perché tutti gli odori, anche quelli più nauseabondi, siano raggiunti dal profumo  del Messia. Beate le nostre mani se crismeranno così il mondo! Papa Francesco ci invita ad essere pastori che stanno davanti al gregge per guidarlo con l’esempio; in mezzo ad esso, per condividere le gioie e le fatiche delle transumanze; dietro di esso per vigilarlo, pronti a subire per primi, senza timore gli assalti dei lupi».

            Ecco, io vorrei, mi permetto di dire che sogno un’UAC che aiuti i preti ad essere pastori così. Cari confratelli, sono sicuro che ci proveranno insieme. Vi chiedo dio non farmi mancare non solo la vostra fraterna preghiera, ma anche il vostro aiuto, il vostro incoraggiamento, la vostra comprensione. Che il Signore, buon pastore, ci aiuti e ci benedica e la Vergine Madre ci accompagni sempre, in ogni nostro passo, come accompagnò i  passi del primo collegio apostolico.

            Grazie e buon lavoro a tutti!